Confesercenti, la crisi brucia 32 miliardi: è corsa al risparmio

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Cassa integrazione, bonus e sostegni fiscali, seppur imponenti, non bastano: la pandemia si abbatte sul reddito degli italiani e si prepara a bruciare un totale di 32 miliardi di euro. Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti: “Il lockdown è finito, ma la ripresa non è ancora iniziata”

Le famiglie italiane perderanno in media -1.257 euro

Il calo dei redditi coinvolge soprattutto Emilia-Romagna, Marche, Piemonte e Valle d’Aosta

Gli italiani puntano sulla prudenza, aumentano il risparmio e optano per tagli draconiani alla spesa

Le misure dispiegate dal governo italiano per proteggere i redditi degli italiani dallo shock pandemico sono state imponenti, ma non abbastanza da sanare completamente le perdite. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio economico Confesercenti sulla base dei dati Istat, Svimez e Swg, l’emergenza epidemiologica ha contribuito a bruciare complessivamente 32 miliardi di euro per una perdita media di -1.257 euro l’anno a famiglia. “Un’emorragia”, spiega Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti, che dimostrerebbe le persistenti difficoltà di imprese e lavoratori e che rende evidente come la ripresa non sia ancora davvero iniziata.
Stando all’analisi dell’associazione, cassa integrazione, bonus e sostegni fiscali non sono stati sufficienti a mettere al riparo soprattutto le famiglie dell’Emilia-Romagna, che in media registrano una contrazione annua di -2.202 euro di reddito pari al 6,4% del totale. Seguono le Marche con -1.979 euro a famiglia, il Piemonte con -1.619 euro e la Valle d’Aosta con -1.658 euro. Sul versante opposto, invece, si posizionano la Puglia con una perdita media familiare di -488 euro e la Liguria con -897 euro.

“Le misure messe in campo dal governo fino a ora hanno evitato il peggio, ma è necessario continuare a intervenire a sostegno delle imprese e delle famiglie – dichiara Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti – Il lockdown è finito, ma la ripresa non è ancora iniziata. L’emorragia di reddito dei lavoratori autonomi e dei dipendenti privati, pur attenuata in quest’ultimo caso dalla Cig, dimostra le persistenti difficoltà delle imprese e, di conseguenza, del mondo del lavoro”. Secondo De Luise, è dunque necessario continuare a sostenere il tessuto produttivo, ottimizzando le misure a favore delle aziende e offrendo loro il tempo utile a gestire quella che viene definita una “fase transitoria”. Inoltre, bisognerebbe “procedere a interventi strutturali affinché la ripartenza dell’economia, di cui si scorgono timidi segnali, cominci a manifestarsi in modo più robusto”, conclude. “L’annunciata e auspicata riforma fiscale e un buon utilizzo delle risorse del Recovery fund saranno decisivi in questa direzione”.

Intanto, secondo l’analisi, i redditi che potrebbero soffrire di più l’effetto-covid sono quelli da lavoro autonomo e quelli da lavoro dei dipendenti privati, per i quali si parla di una contrazione rispettivamente del -13% e del -11% per un totale di 102 miliardi in fumo. Senza dimenticare però che cassa integrazione, bonus, redditi d’emergenza, crediti d’imposta, ma anche altre misure dispiegate per tamponare l’emergenza e i provvedimenti pre-covid (come la Quota 100, il reddito di cittadinanza, gli aumenti delle pensioni e gli incrementi contrattuali dei dipendenti pubblici) dovrebbero avere un effetto positivo sui redditi per circa 70 miliardi di euro. Risorse, tuttavia, che non hanno placato i timori degli italiani, sempre più inclini al risparmio e ai tagli della spesa. Solo nel primo semestre dell’anno, infatti, quest’ultima ha conosciuto una flessione media di -2.304 euro, soprattutto in Valle d’Aosta (-2.915 euro), in Veneto (-2.910 euro) e in Toscana (-2.829 euro).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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