- La nuova ondata di dazi annunciata da Donald Trump entrerà in vigore dal 7 agosto, una settimana dopo quanto annunciato
- L’Unione europea tira un sospiro di sollievo: regge l’intesa su un’aliquota tariffaria unica al 15% sulla maggior parte delle merci nostrane
- Gamma Capital Markets: “I mercati iniziano a prezzare l’effetto combinato tra dazi, ciclo stagionale sfavorevole e rallentamento macro”
Il valzer sui dazi continua. Donald Trump ha firmato un nuovo decreto in nottata, alzando il sipario su una serie di tariffe contro decine di paesi, dal 10% al 41%. Una mossa, quella dell’amministrazione repubblicana, che lascia tuttavia ancora spazio alle trattative: l’entrata in vigore dei dazi slitta infatti al 7 agosto, una settimana dopo quanto annunciato. Tra l’altro, le merci caricate prima di quella data sulle navi cargo e che sbarcheranno nei porti americani entro il 5 ottobre saranno esentate, rimanendo assoggettate alle tariffe doganali preesistenti.
Dazi Trump: chi vince e chi perde
L’Unione europea tira un sospiro di sollievo. L’intesa su un’aliquota tariffaria unica al 15% sulla maggior parte delle merci nostrane esportate oltreoceano – raggiunta domenica scorsa con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – ha retto. “I nuovi dazi statunitensi riflettono i primi risultati dell’accordo Ue-Usa, in particolare il tetto massimo del 15% sui dazi all-inclusive. Questo rafforza la stabilità delle imprese europee e la fiducia nell’economia transatlantica”, ha commentato su X il commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic. “Gli esportatori dell’Ue beneficiano ora di una posizione più competitiva. Il lavoro continua”, ha aggiunto.
Siria, la più colpita: dazi al 41%
La nuova ondata di misure inclusa nel nuovo decreto, intitolato Further modifying the reciprocal tariff rates, oscilla infatti da un minimo del 10%, contro Gran Bretagna e Isole Falkland, a un massimo del 41%, contro la Siria. Tra i paesi più colpiti figurano Laos e Myanmar, con il 40%. Anche il Canada subisce un duro colpo, con un aumento dei dazi dal 25% al 35%, anche se risultano esentati tutti i beni coperti dal trattato di libero scambio nordamericano. Restando in America, il Messico ha ottenuto invece un rinvio di 90 giorni a un incremento delle tariffe dal 25% al 30% sui beni non coperti dal trattato nordamericano. Giappone e Corea del Sud sono confermati al 15%, mentre la Svizzera incassa a sua volta una tariffa più elevata, al 39%.
Gli effetti sui mercati: Borse in calo
“La Svizzera diventa ora uno dei paesi più colpiti dalla nuova ondata tariffaria a stelle e strisce. Le aziende europee, che realizzano circa un quarto degli utili negli Stati Uniti, rischiano un impatto visibile già nei prossimi trimestri”, osservano gli analisti di Gamma Capital Markets. “L’aggressività verso la Svizzera segnala che nessun alleato è esente”, aggiungono, evidenziando come i mercati inizino a prezzare l’effetto combinato tra dazi, ciclo stagionale sfavorevole e rallentamento macro. Nel suo Daily market strategy, Mps sottolinea che la reazione immediata dei mercati è stata “piuttosto negativa”, con un forte calo per le borse asiatiche ed europee.
Settore farmaceutico in affaticamento
“In generale, entriamo in un mese di agosto – stagionalmente non favorevole agli asset rischiosi – con una dose di incertezza che non aiuta certamente il sentiment del mercato”, scrivono gli analisti di Montepaschi. Il focus della banca senese sulle valute mostra una debolezza del franco svizzero, malgrado le vendite sui mercati azionari. “A penalizzare la valuta è l’annuncio di Trump, che ha innalzato i dazi sui beni esportati verso gli Usa dal Paese. Prosegue invece la forza relativa del dollaro, con il biglietto verde che stamani quota ancora poco sopra 1,14 contro l’euro”, si legge nella nota. Il mercato azionario europeo ha intanto aperto la seduta del 1° agosto in ribasso, con il settore farmaceutico che risente delle lettere inviate dall’amministrazione americana a 17 aziende europee, invitandole a rivedere i loro listini.

