A maggio, dopo la fuga di capitali innescata dai dazi imposti dal presidente Donald Trump ad aprile, gli investitori esteri sono tornati in massa su azioni e obbligazioni statunitensi. I dati del Dipartimento del Tesoro mostrano afflussi netti record: 311,1 miliardi di dollari, il massimo storico, dopo un deflusso di 14,2 miliardi ad aprile. Di questi, 333,2 miliardi provengono da investitori privati, mentre le istituzioni ufficiali estere hanno registrato deflussi per 22,1 miliardi. L’effetto combinato delle tariffe sospese temporaneamente e della tenuta dei consumi ha rafforzato la fiducia verso i mercati USA. Le azioni sono tornate sui massimi storici, mentre i rendimenti obbligazionari sono rimasti elevati, attirando nuova domanda.
Wall Street corre ancora: l’azionario USA torna a battere l’Europa
La corsa di Wall Street non si è fermata a maggio. Anche nei mesi di giugno e luglio l’azionario USA ha proseguito la sua ascesa, portando l’S&P 500 a un rendimento dell’8,4% da inizio anno in dollari (dato al 29 luglio). Tuttavia, in euro il risultato resta negativo (-3,3%) a causa della forte svalutazione del dollaro. Ma da metà luglio il trend si è invertito: nel periodo 1° giugno–28 luglio, l’S&P 500 ha guadagnato +3,87% contro il +1,43% dell’indice europeo S&P 350. Chi ha scommesso sul declino degli Stati Uniti dopo l’escalation tariffaria non ha ottenuto rendimenti superiori puntando sull’Europa, se non nei mesi immediatamente successivi. La sottoperformance cumulata di Wall Street rispetto all’equity europeo da inizio anno è di circa 11 punti percentuali, ma si sta riducendo.
Cambio euro-dollaro e rendimenti Usa: il vero test per l’eccezionalismo americano
L’ipotesi che l’eccezionalismo americano sia finito non trova ancora conferme nei dati. «I mercati sono più tolleranti di quanto si pensi. L’eccezionalismo USA è vivo e vegeto», scrive Robin Brooks del Brookings Institution. Il rimbalzo degli afflussi a maggio suggerisce che la soglia per una vera fuga di capitali dagli Stati Uniti è ben più alta di quanto si credesse. Al 29 luglio, il Treasury a 10 anni segna un rendimento in calo di 21 punti base rispetto a inizio anno, con guadagni per chi ha acquistato nei mesi precedenti. Tuttavia, rispetto a inizio aprile i rendimenti sono ancora elevati, segno che le tensioni restano. Il vero indicatore critico è il cambio euro-dollaro, che ha visto il biglietto verde svalutarsi dell’11,4% da inizio anno, con un parziale recupero nel mese di luglio. Secondo il Global Fund Manager Survey di BofA, le posizioni sul dollaro e sull’azionario USA a inizio estate erano tra le più sottopesate degli ultimi vent’anni, ma l’accordo commerciale raggiunto tra Stati Uniti, UE e Giappone potrebbe cambiare il sentiment nei prossimi me

