Nel mondo della filantropia, come nel business, non basta una buona idea per fare la differenza. Serve metodo e struttura. E, soprattutto, una consulenza che non si fermi alla fase iniziale ma accompagni la crescita e l’evoluzione del progetto. Lo dimostra la storia della Fondazione Asino (Associazione Italiana Neurochirurgia Oncologica), nata nel 2018 per volontà di Fabrizio Carretti, uno dei protagonisti del private equity italiano (fu tra i grandi artefici del rilancio di marchi come Valentino, Hugo Boss, Sisal, Arcaplanet), scomparso prematuramente nel 2020.
Oggi la fondazione supporta fattivamente la ricerca Neurochirurgica Oncologica in Italia con l’idea, portata avanti dalla presidente (e moglie di Carretti) Serena Moretti, Head of Leagal di Herno, di creare e sostenere un programma educativo per formare giovani neurochirurghi.
Così in sette anni di attività, sono state erogate 10 borse di studio a favore di giovani neurochirurghi che hanno così potuto perfezionare gli studi specialistici. Dal 2023 è stato creato un programma annuale per borsisti post-dottorato impegnati nello studio dei tumori cerebrali. E non solo: la Fondazione ha sostenuto quattro progetti di grande valore. Il primo è Asino Atlas, una app educativa sviluppata con la medtech italiana UpSurgeOn che porta su smartphone e tablet un atlante digitale innovativo per la formazione in oncologia neurochirurgica. Il secondo è un progetto sul benessere cognitivo degli anziani, coordinato dall’Università di Urbino insieme allo IEO di Milano.
La Fondazione ha inoltre offerto un sostegno concreto alle famiglie dei piccoli pazienti del CNAO di Pavia, contribuendo sia alle spese di soggiorno sia alla realizzazione della sala TAC immersiva, pensata per rendere l’esame diagnostico meno traumatico e più accogliente per i bambini.
Infine, con il Global Training Project, la Fondazione ha sostenuto la formazione dei giovani neurochirurghi nei Paesi in via di sviluppo (tra cui Marocco, Brasile, Kenya ed Egitto) contribuendo alla diffusione di competenze pratiche anche dove le risorse sono più scarse.
Un percorso nato dal cuore e dalla visione di Carretti, nel momento più difficile, quello in cui aveva ricevuto la diagnosi della sua malattia. «Fabrizio si è messo a disposizione dell’équipe medica che lo ha assistito e si è speso in prima persona per aiutare la ricerca nel campo delle neuroscienze a beneficio di tutti, a iniziare dai medici che spesso non hanno tutti gli strumenti di cui avrebbero bisogno per fare ricerca e completare la propria formazione nelle neuroscienze», racconta Serena Moretti. Ma tutto sempre conservando un animo leggero, come dimostra lo stesso nome scelto per la Fondazione. «È la sintesi dello spirito di Fabrizio, che sapeva coniugare umiltà, professionalità e ironia anche di fronte a questioni molto serie come quella dello studio delle neuroscienze», sottolinea la presidente. La nascita della Fondazione fu un atto di generosità condivisa: «Durante la cena per il suo 47esimo compleanno, Fabrizio chiese donazioni e non regali. Da lì siamo partiti, fondando un comitato. Poi crescendo siamo diventati associazione e infine Fondazione, una struttura più efficiente sul piano fiscale, a beneficio dei donatori, anche se più vincolante e impegnativo per la stessa Asino», spiega Moretti.
Con la crescita delle attività filantropiche, è cresciuta anche la necessità di una consulenza sempre più specializzata. Asino oggi si avvale di consulenza fiscale e legale, consulenza sulla comunicazione e di un comitato scientifico formato da primari di neurologia e ricercatori che, pro-bono, offrono la loro visione, professionalità e tempo. «Il comitato scientifico lavora parallelamente ma in sinergia con quello da quello direttivo, che invece si occupa della strategia e della gestione della Fondazione. Un gruppo di professionisti con competenze finanziarie, amministrative, legali a cui si affiancano altre figure dedicate al fundraising, agli eventi e alla comunicazione», spiega Moretti.
Una storia che insegna che anche se nasce da un atto istintivo, la filantropia non si improvvisa: dietro ogni iniziativa che vuole avere un impatto reale e duraturo servono non solo passione e generosità, ma anche metodo, strategia e il supporto di professionisti in grado di far crescere il valore sociale, oltre che economico, di un progetto.

