Clima, riviste le regole Ue sulle emissioni: le novità per le imprese

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Dopo un weekend di negoziati, i co-legislatori hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla revisione delle regole sulle emissioni. Cosa prevede

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Dal 2005 l’Emission trading system fissa un prezzo per la Co2 e riduce ogni anno il livello di emissioni consentito nei settori della produzione di energia elettrica e termica, nell’industria ad alta intensità energetica e nell’aviazione commerciale

Il mercato europeo della Co2 coprirà anche i trasporti via mare e su gomma, il riscaldamento e gli inceneritori. Quanto alle compagnie di navigazione, tale sistema sarà operativo a partire dal 2027

Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla revisione dell’Emission trading system, il sistema per lo scambio delle quote di emissioni di gas a effetto serra che coinvolge le aziende produttrici di Co2 nel tentativo di ridurne l’impatto climatico. “Una vittoria per la politica climatica europea”, nelle parole del ministro ceco dell’ambiente Marian Jurečka. E che consentirà all’Unione “di raggiungere gli obiettivi climatici nei principali settori dell’economia”, sostenendo al contempo cittadini e microimprese nel cammino verso un’economia a zero emissioni.

Emission trading system: come funziona

Dal 2005 l’Emission trading system fissa un prezzo per la Co2 e riduce ogni anno il livello di emissioni consentito nei settori della produzione di energia elettrica e termica, nei settori industriali ad alta intensità energetica e nell’aviazione commerciale; in altre parole, impone a oltre 10mila centrali elettriche e fabbriche ad alta intensità energetica di acquistare un permesso per ogni tonnellata di Co2 emessa. Stando ai numeri diffusi dal Consiglio, dalla sua introduzione, le emissioni dell’Unione europea sono diminuite del 41%; con l’intesa raggiunta, Consiglio e Parlamento hanno concordato di aumentare al 62% la riduzione delle emissioni ambita entro il 2030 nei settori coperti dal sistema rispetto ai livelli del 2005. Anche la velocità delle riduzioni annuali delle emissioni aumenterà, passando dal 2,2% annuo previsto dal sistema attuale al 4,3% dal 2024 al 2027 fino al 4,4% dal 2028.

Inoltre, il nuovo mercato europeo della Co2 coprirà anche i trasporti via mare e su gomma, il riscaldamento e gli inceneritori. Quanto alle compagnie di navigazione, le grandi navi offshore da oltre 5mila tonnellate saranno incluse nel regolamento sul monitoraggio, la comunicazione e la verifica delle emissioni di Co2 derivanti dal trasporto marittimo a partire dal 2025 e nell’Emission trading system a partire dal 2027. Le navi da carico e quelle off-shore dalla stazza compresa tra le 400 e le 5mila tonnellate saranno incluse nel primo regolamento dal 2025 mentre la loro inclusione nell’Emission trading system sarà rivista nel 2026. Consiglio e Parlamento hanno concordato inoltre di creare un nuovo sistema per lo scambio delle quote di emissioni separato per trasporti su strada ed edifici, vale a dire le emissioni dei carburanti alla pompa e del combustibile da riscaldamento; tale sistema sarà operativo a partire dal 2027. 

Via al Fondo sociale per il clima da 65 miliardi

Parallelamente, hanno deciso di istituire un Fondo sociale per il clima volto a sostenere famiglie, microimprese e utenti dei trasporti per fronteggiare l’impatto sui prezzi dell’Emission trading system. Il fondo potrà contare su un “tesoretto” di 65 miliardi di euro di risorse Ue con cofinanziamento nazionale fino al 25%. Ogni Stato membro presenterà alla Commissione europea un “piano sociale per il clima” contenente le misure e gli investimenti che intende intraprendere per attenuare l’impatto del nuovo sistema sullo scambio di emissioni sulle famiglie più vulnerabili; tali misure potrebbero puntare sull’efficienza energetica degli edifici, la decarbonizzazione del riscaldamento e l’adozione di mobilità e trasporti a emissioni zero o basse emissioni, oltre a temporanee e limitate misure dirette di sostegno al reddito.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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