Imprese: in arrivo gli incentivi per chi taglia le emissioni di Co2

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I progetti agevolabili dovranno consentire una riduzione dei consumi energetici di almeno il 20% o delle emissioni di Co2 di almeno il 40%

Indice

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha firmato un decreto che applica ai contratti di sviluppo le disposizioni del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato adottato dalla Commissione europea

Si parla di una contrazione delle emissioni dirette di gas a effetto serra di almeno il 40% attraverso l’elettrificazione dei processi produttivi o la sostituzione dei combustibili fossili con l’idrogeno rinnovabile o elettrolitico

Per Confcommercio le imprese del terziario a rischio chiusura entro il primo semestre del prossimo anno sono 120mila. La spesa energetica per l’anno in corso peserà per 33 miliardi di euro, tre volte in più rispetto al 2021

Aiuti in arrivo per chi taglia emissioni e consumi energetici. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha firmato un decreto che applica ai contratti di sviluppo le disposizioni del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato adottato dalla Commissione europea. Una mossa volta a sostenere le imprese danneggiate dalla guerra russo-ucraina che, nelle parole di Giorgetti, potranno contare ora “su altre misure che agevolano programmi e innovazioni per la tutela ambientale”. E fronteggiare anche il caro energia.

Stando a quanto contenuto nel decreto ministeriale, i progetti ammissibili dovranno consentire una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di Co2 delle attività industriali che puntano oggi sui combustibili fossili come fonte di energia o materia prima. In particolare, si parla di una contrazione delle emissioni dirette di gas a effetto serra di almeno il 40% attraverso l’elettrificazione dei processi produttivi o la sostituzione dell’energia “sporca” con l’idrogeno rinnovabile o l’idrogeno elettrolitico; oppure di un calo di almeno il 20% del consumo di energia. Restano da definire le modalità di presentazione delle domande per l’ottenimento delle agevolazioni attraverso un ulteriore provvedimento ministeriale.

Destinati 2 miliardi di euro di risorse

Con un secondo decreto, intanto, sono stati dispiegati 2 miliardi di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione per finanziare più di 200 progetti industriali. L’80% dei quali dovrà essere realizzato al sud e il 20% nelle aree centro-settentrionali. Dei 2 miliardi di euro sul piatto, ben 1,5 miliardi potranno essere destinati alle domande dei contratti di sviluppo già inoltrate con procedura ordinaria mentre 500 milioni di euro potranno riguardare nuovi progetti. Le misure potranno contare infine su ulteriori risorse stanziate dal governo col decreto aiuti bis: 40 milioni nel 2022, 400 milioni nel 2023 e 12 milioni annui dal 2024 al 2030.

“Abbiamo visto che i contratti di sviluppo hanno un impatto positivo e altamente produttivo per la nostra industria. Per questa ragione come Mise abbiamo investito moltissimo su questo strumento chiedendone più volte il rifinanziamento”, osserva Giorgetti. “I contratti di sviluppo mettono in moto un percorso virtuoso che vede il moltiplicarsi degli investimenti privati incentivati dalle agevolazioni finanziarie con ricadute positive anche per la finanza pubblica”. Anche in futuro, conclude, rappresenteranno “una strada fondamentale per l’innovazione dell’industria italiana”.

Caro energia: 90mila imprese a rischio

Risuona intanto l’allarme delle principali associazioni di categoria. Secondo le ultime stime di Confesercenti, 90mila imprese rischiano di uscire dal mercato a causa dei rincari energetici. In bilico 250mila posti di lavoro. “Il caro bollette sta diventando una variabile incontrollabile per tantissime imprese, un virus che distrugge bilanci e redditività”, ha dichiarato Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. “E questo nonostante gli interventi di sostegno fin qui adottati dal governo, che scadranno fra settembre e ottobre”. Per Confcommercio, le imprese del terziario a rischio chiusura entro il primo semestre del prossimo anno sono 120mila per 370mila posti di lavoro. I settori che potrebbero risentirne maggiormente sono commercio al dettaglio, ristorazione, alberghi e trasporti; ma anche liberi professionisti, agenzie di viaggio, attività artistiche e sportive, servizi di supporto alle imprese e abbigliamento. La spesa energetica per l’anno in corso peserà nelle tasche degli imprenditori del terziario per 33 miliardi di euro, tre volte in più rispetto al 2021.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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