Cop26: gli impegni miliardari degli oltre 100 leader globali

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Annunciato un nuovo impegno internazionale contro la deforestazione. Un obiettivo da 19,2 miliardi di dollari. Via alla maxi alleanza tra le fondazioni mondiali

Indice

Boris Johnson, nell’ambito della Cop26, ha annunciato un nuovo impegno internazionale volto a interrompere il processo di deforestazione entro il 2030

I ceo di oltre 30 istituzioni finanziarie con più di 8.700 miliardi di dollari di asset in gestione puntano invece ad azzerare gli investimenti in attività legate alla deforestazione

A intervenire anche Jeff Bezos, con una donazione da 2 miliardi di dollari per ridare vita ai terreni “degradati” dal clima in Africa

Dopo aver chiamato in causa James Bond come fonte d’ispirazione per placare la “febbre” del pianeta aprendo i lavori della Cop26 di fronte a circa 120 leader globali, Boris Johnson torna a sottolineare i drammatici effetti del climate change. Il premier britannico, nella seconda giornata del summit alla conferenza delle Nazioni Unite in programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre sotto la presidenza del Regno Unito, ha annunciato un nuovo impegno internazionale volto a interrompere il processo di deforestazione entro il 2030. Un obiettivo da 19,2 miliardi di dollari, sottoscritto da paesi che ospitano oggi l’85% delle foreste del mondo, comprese Russia, Cina, Indonesia, Colombia, Congo e Brasile. “Dobbiamo fermare questa devastazione”, ha esortato Johnson, evocando anche finanziamenti “senza precedenti”.
In questo contesto, si legge sul sito del governo britannico, 12 paesi si sono impegnati a fornire 12 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici dal 2021 al 2025; un pacchetto di risorse che contribuirà a sostenere l’azione nei paesi in via di sviluppo, compreso il ripristino dei terreni degradati, la lotta agli incendi e la promozione dei diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali. Inoltre, altri 1,5 miliardi di dollari sono stati messi in campo per proteggere il bacino del fiume Congo (area che ospita la seconda foresta pluviale più grande al mondo) e 1,7 miliardi per promuovere i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali e sostenere il loro ruolo di “guardiani delle foreste e della natura”, spiegano da Downing Street. I ceo di oltre 30 istituzioni finanziarie con più di 8.700 miliardi di dollari di asset in gestione si sono infine impegnati ad azzerare gli investimenti in attività legate alla deforestazione.

Draghi: “Necessaria un’azione collettiva”

A intervenire sul tema anche Mario Draghi che, in un punto stampa a margine della Cop26, ha ribadito la necessità di “un’iniziativa collettiva”. “Nel lungo periodo dobbiamo essere consapevoli che le energie rinnovabili possono avere dei limiti”, ha spiegato il premier. “La Commissione europea ci dice che potrebbero non essere sufficienti per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci siamo prefissati per il 2030 e il 2050. Quindi, dobbiamo iniziare a sviluppare alternative praticabili adesso, perché sarà possibile fruirne in pieno soltanto nel giro di alcuni anni. A prescindere dal fatto che si tratti di nuove tecnologie o programmi infrastrutturali per l’adattamento ai cambiamenti climatici, il denaro può non essere più un vincolo se portiamo dalla nostra parte il settore privato”, ha aggiunto, invitando “tutte le banche multilaterali di sviluppo e la Banca Mondiale a impegnarsi seriamente nella condivisione dei rischi con il settore privato” e suggerendo la creazione di “una task force che predisponga un progetto in tal senso”.

“Questo è il decennio decisivo sul clima e la finestra si sta chiudendo rapidamente”, è intervenuto Joe Biden. “Nella lotta ai cambiamenti climatici nessuno può farcela da solo, agire è nell’interesse di tutti”, ha sottolineato il presidente statunitense, scusandosi della decisione di Donald Trump di far uscire gli Usa dall’Accordo di Parigi. Sulla stessa linea d’onda anche il presidente cinese Xi Jinping, che ha esortato le parti “a intraprendere azioni più forti per affrontare insieme la sfida climatica”, evidenziando come gli effetti negativi del riscaldamento globale siano “sempre più evidenti”.

Via alla maxi alleanza tra le fondazioni mondiali

Jeff Bezos, dal proprio canto, ha reso nota una donazione da 2 miliardi di dollari per ridare vita ai terreni distrutti dal clima in Africa. “Dobbiamo conservare ciò che abbiamo, ripristinare ciò che abbiamo perduto e far crescere ciò di cui abbiamo bisogno senza degradare il pianeta a danno delle generazioni che verranno”, ha dichiarato. “Un totale di due terzi delle terre di tutta l’Africa è degradato, ma questa tendenza può essere invertita”, ha aggiunto, rilevando come “ripristinare le terre possa migliorare la fertilità del suolo, far aumentare i raccolti, incrementare la sicurezza alimentare, rendere l’acqua più disponibile, creare lavoro e dare spinta alla crescita economica”.

Intanto, ha preso corpo la Global energy alliance for people and planet, la maxi alleanza tra le grandi fondazioni volta ad accelerare gli investimenti nella transizione green nelle economie emergenti e in via di sviluppo in tutto il mondo. L’obiettivo è sbloccare 100 miliardi di dollari per affrontare tre tematiche fondamentali: raggiungere un miliardo di persone con l’energia rinnovabile; evitare e prevenire quattro miliardi di tonnellate di emissioni di carbonio; e creare 150 milioni di posti di lavoro. Tra i partner principali si segnalano la Rockefeller Foundation, l’Ikea Foundation e lo stesso Bezos con il suo Bezos Earth Fund. Ma anche istituzioni come la World Bank, l’European Investment Bank e l’International Finance Corporation.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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