Il conferimento di partecipazioni a realizzo controllato

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Il conferimento di partecipazioni a realizzo controllato è uno strumento sempre più utilizzato dai professionisti che supportano famiglie e imprese nella gestione e protezione dei patrimoni. In questo contesto è richi...

Scambi di partecipazione, qualificazione delle holding, imposta sulle transazioni finanziarie e casi concreti di un regime fiscale che tende a favorire le operazioni di riorganizzazione o ricambio generazionale prevedendo un regime di particolare favore ai fini fiscali

Dal confronto tra gli esperti è emersa la necessità di correttivi per evitare che ai conferimenti di partecipazioni in una holding sia applicato un trattamento più sfavorevole rispetto ai conferimenti diretti di partecipazioni in società operative

“Il conferimento di partecipazioni a realizzo controllato nel passaggio generazionale” è il tema del 6° seminario di approfondimento organizzato nell'anno in corso da Step (The society of trust and estate practitioners) Italy, la branch italiana dell'associazione globale di professionisti ed esperti del settore trust, patrimoni e successioni con più di 21mila soci e 110 filiali a livello globale.Ma perché un approfondimento su questo tema? Partiamo dalla definizione: si parla di realizzo controllato perché le parti coinvolte nel conferimento possono controllare, a seconda delle scelte contabili, l'ammontare dell'imponibile che il conferimento determ...
“A seguito delle modifiche apportate dal decreto crescita del 2019, che hanno esteso il regime di particolare favore anche al conferimento di partecipazioni qualificate, l'Agenzia delle Entrate è stata sollecitata da molte istanze da parte dei professionisti del settore: evidente dimostrazione che questo strumento viene sempre di più utilizzato nella pratica professionale e vi è grande interesse da parte dei clienti per capirne appieno le possibilità di utilizzo anche nel contesto dei progetti finalizzati al passaggio generazionale”. A parlare è  Antonio Longo, Tep, avvocato di Dla Piper e membro del direttivo Step, moderatore del seminario, che ha fornito un momento di confronto importante per i membri dell'associazione, la cui missione è supportare le famiglie nella gestione e protezione dei patrimoni personali e di impresa. Con questo comune obiettivo si sono avvicendati gli interventi degli avvocati Giulia Cipollini, Tep (Withers worldwide), Manuela Soncini (Cordusio) e Paolo Scarioni (Scarioni Angelucci & Partners).

Il seminario ha infatti fornito un'ampia casistica da interpretare, con la logica di base della normativa che punta su un regime fiscale teso a favorire le operazioni di riorganizzazione o ricambio generazionale piuttosto che il profilo realizzativo.

 

Focus sugli scambi di partecipazione


Più in dettaglio l'intervento di Cipollini ha fatto il punto sulle diverse modalità di scambio delle partecipazioni focalizzando le differenze, ad esempio, tra permute e operazioni realizzative. Ad esempio,  il regime di realizzo controllato “classico” è applicabile sul presupposto che:
- «i conferenti ricevano quote di partecipazione a titolo di piena proprietà  nella società conferitaria», venendosi in tal modo a riunire i diritti di nuda proprietà e usufrutto detenuti in capo alla società conferitaria nella società conferita
- acquisendo la società conferitaria il controllo della società conferita.

L'Agenzia delle entrate ha poi chiarito che tale regime non è applicabile, invece, ai conferimenti dei soli diritti di usufrutto (in quanto non rappresentativi di partecipazione al capitale) e dei soli diritti di nuda proprietà (in quanto gli stessi, in assenza di diritto di voto, non consentono al conferitario di acquisire o integrare il controllo della società conferitaria ai sensi dell'art. 2359, c. 1, n. 1 c.c.).

Infine è stata fornita un'ampia disamina sulla detenzione delle partecipazioni ai fini dell'esenzione fiscale delle plusvalenze (Pex).

 

Un caso di studio: la qualificazione della holding


Alcuni casi significativi sono stati analizzati da Scarioni. Partiamo da quello rappresentato nel grafico sottostante:
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In questa simulazione ci sono le condizioni per beneficiare del regime a realizzo controllato poiché:

  • saranno fiscalmente residenti nel territorio dello Stato sia le quattro personal holding conferitarie, sia la società (X Spa) le cui partecipazioni sono oggetto di conferimento;

  • le quattro personal holding conferitarie saranno “interamente partecipate” ciascuna dal proprio conferente.


Gli scenari conseguenti possono essere diversi a seconda che X Spa possa essere qualificata o meno come holding, con conseguente applicabilità del test delle partecipazioni.

Non esistendo una definizione codificata di holding ai fini del regime di realizzo controllato si fa riferimento all'art. 162-bis del Tuir secondo cui “l'esercizio in via prevalente di attività di assunzione di partecipazioni” in soggetti diversi dagli intermediari finanziari (holding industriali, comma 3), sussiste quando, “in base ai dati del bilancio approvato relativo all'ultimo esercizio chiuso, l'ammontare complessivo delle partecipazioni” in detti soggetti “e altri elementi patrimoniali intercorrenti con gli stessi, unitariamente considerati (valore da inserire al numeratore, ndr), sia superiore al 50% del totale dell'attivo patrimoniale (valore da inserire al denominatore, ndr)”.

Diventa così rilevante la definizione del bilancio a cui fare riferimento. A tal proposito l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che la valutazione su quale sia il “bilancio approvato relativo all'ultimo esercizio chiuso” deve farsi al momento in cui si pone in essere la condotta per la quale la qualificazione di holding assume rilievo.

 

Una proposta di intervento normativo


“È evidente come l'impostazione dell'Agenzia determini un'incoerenza nell'ambito applicativo del comma 2-bis, poiché riserva ai conferimenti di partecipazioni in una holding un trattamento più sfavorevole rispetto ai conferimenti diretti di partecipazioni in società operative: per questi ultimi non è affatto richiesto che il test delle percentuali minime debba essere svolto anche in relazione a tutte le società dei livelli inferiori. Si tratta, a ben vedere, di una disparità del tutto ingiustificata sotto il profilo della ratio della norma”, ha spiegato nel suo intervento Scarioni che ha aggiunto: “Sarebbe dunque opportuno un intervento normativo; esso dovrebbe essere finalizzato a eliminare la disparità di trattamento prima delineata, stabilendo che: a) per i conferimenti di partecipazioni in una holding la verifica delle soglie minime deve arrestarsi alle società operative “di primo livello”, e che b) per le società quotate sussiste sempre una presunzione di commercialità, che impedisce di “guardare” ai livelli sottostanti (al pari di quanto previsto dall'art. 87, comma 4, del Tuir per il regime di participation exemption)”.

 

Conferimento di partecipazioni quotate e imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax)


Un'ultima area di approfondimento è stata condotta da Soncini sulle tematiche relative all'imposta sulle transazioni finanziarie che include tutti i trasferimenti di proprietà, valutandone sia i requisiti oggettivi che i requisiti soggettivi ed evidenziando come siano escluse dall'ambito di applicazione di tale imposta le azioni negoziate in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione emessi da società la cui capitalizzazione media nel  mese  di  novembre  dell'anno  precedente  a quello in cui avviene il trasferimento di  proprietà  sia inferiore a 500 milioni di euro, anche se il trasferimento non è eseguito sul mercato regolamentato o nel sistema multilaterale di negoziazione.

Inoltre non sono soggette all'imposta le operazioni di mercato primario (es. sottoscrizione di azioni di nuova emissione), l'assegnazione di titoli o strumenti finanziari partecipativi a fronte di distribuzioni di utili o di riserve e l'assegnazione di azioni di nuova emissione a fronte di piani di stock options.

Grande attenzione è stata riservata, poi, alla definizione della natura riorganizzativa delle operazioni di conferimento, sempre considerando la ratio della norma che è quella di evitare che il pagamento dell'imposta sulle transazioni finanziarie possa ostacolare le operazioni di riorganizzazione aziendale.

L'intervento, infine, ha messo in luce sia le varie casistiche di esclusione e di esenzione dell'imposta sia, in caso di imponibilità, l'individuazione del soggetto responsabile del versamento dell'imposta, della base imponibile e dell'aliquota applicabile.

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