Imprese e fisco: sei paradisi sotto la lente

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Spostare la sede legale in un paradiso fiscale è una delle idee che balenano spesso nella mente degli imprenditori italiani. Molti l'hanno fatto negli anni passati. Altri, come la Campari, hanno deciso di farlo proprio in questi ultimi giorni. Ma quali sono le mete preferite all'interno dell'Unione europea? 

Olanda, Cipro, Malta e Irlanda sono paesi che hanno una tassazione agevolata, e che dunque continuano ad essere le mete preferite delle imprese per spostare la sede legale

Stefano Massarotto, partner studio legale tributario Facchini Rossi Michelutti, spiega a We Wealth alcuni meccanismi fiscali internazionali e il motivo per cui certi paesi continuano ad essere paradisi fiscali, nonostante le normative vigenti

Spostare la propria sede in un paradiso fiscale all'interno dell'Unione europea? È una delle idee che balenano spesso nella mente di imprenditori e imprese italiane e che, certamente, il coronavirus e il pesante carico fiscale potrebbero farla emergere con più intensità. E' notizia proprio di questi giorni che la Campari ha deciso di spostare la propria sede legale in Olanda, paese che - insieme a Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda - gode di una tassazione agevolata.  Attenzione però: a molti potrebbe sembrare una possibile soluzione alla maggior parte dei problemi, soprattutto quelli tributari. Prima però di prendere una decisione simile e rischiare di finire nel mirino dell'agenzia delle Entrate per possibile elusione fiscale, è meglio conoscere la normativa europea e le singole normative nazionali.

Partiamo dal fatto che nell'Unione europea c'è la libertà di stabilimento. Dunque un'impresa è assolutamente libera di stabilirsi in qualunque stato dell'Ue. “Ciò che viene contrastato ad esempio con le disposizioni antielusive sulle Controlled foreign companies è lo spostamento “artificiale” dei profitti verso paesi a bassa tassazione. Detto ciò, l'Unione europea ha emanato una direttiva per contrastare l'elusione e le pratiche fiscali aggressive, che è entrata in vigore in tutti i paesi membri nel 2019 con l'obiettivo di avviare l'armonizzazione della base imponibile delle società, aumentando la trasparenza informativa”, spiega Stefano Massarotto partner studio legale tributario Facchini Rossi Michelutti. Il fatto poi che la direttiva non sia stata applicata in modo uniforme nei diversi stati membri ha evidenziato ancora di più la necessità di una seria armonizzazione fiscale, a livello europeo, della tassazione societaria. A livello Ue, per garantire un efficiente mercato comune si sono infatti armonizzati solo l'Iva, i consumi e la raccolta di capitali. “Sono tuttavia rimaste differenze nella tassazione dei redditi e, in particolare, dei redditi societari. Questo, come recentemente precisato dalla Commissione europea (Com (2020) 500 final), permette ad alcuni paesi (Olanda, Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda) di praticare regimi fiscali aggressivi. I benefici possono prendere diverse forme: l'aliquota di tassazione societaria molto bassa (ad esempio a Cipro è del 13% mentre in Italia, Francia e Germania è oltre il doppio), trattamenti fiscali agevolati, la cosiddetta tax ruling (casi noti sono quelli di Starbucks e Amazon finiti sotto indagine dalla Commissione europea) e deduzioni che hanno l'effetto di ridurre la base imponibile”, ricorda Massarotto.

Da sottolineare come una difficile armonizzazione fiscale a 360° nasce a causa del sistema di voto Ue su queste questioni. Per far approvare una decisione in campo fiscale si deve infatti avere l'ok da parte di tutti gli stati membri. Ma essendo da sempre un campo di scontro per poter ottenere maggiori investimenti diretti esteri e benefici da parte delle società non si è mai ottenuto l'assenso completo, tra i diversi stati membri. E dunque questa mancanza ha fatto sì che nascessero, all'interno dell'Ue, paesi con regimi fiscali particolarmente vantaggiosi per le aziende, in particolar modo per le multinazionali. Tendenzialmente sono infatti questi soggetti che hanno le disponibilità economiche e legali per poter dar vita a sedi all'interno dei paradisi fiscali, aggirando in modo furbo le varie normative locali, senza però essere accusati di evasione fiscali. Le multinazionali infatti si muovono sul terreno dell'elusione fiscale. L'obiettivo finale è sempre quello di cercare di pagare meno tasse possibile, intascandosi il maggior numero di profitti.

 
Ma quali sono i paesi maggiormente preferiti da queste società? Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Cipro, Malta e Ungheria sono le mete di molte multinazionali (togliere ->che eludono il fisco nazionale locale). Questi paesi, anche grazie ai loro schermi fiscali, provocano un danno di circa 70 miliardi di euro alle entrate fiscali di altri paesi europei, tra cui proprio l'Italia (qual è la fonte? Mettere secondo … o come si legge nel report …) Secondo diversi studi internazionale, Italia, Francia e Germania, sarebbero infatti le giurisdizioni più colpite a causa di questi comportamenti fiscali scorretti. I paradisi fiscali dell'Ue sono tornati alla ribalta e sotto la lente d'ingrandimento di Bruxelles, dato che l'armonizzazione fiscale e una tassazione equa sulle società sono dei pilastri fondamentali per guidare la ripresa economica del Vecchio continente.

Ma andiamo a vedere più nel dettaglio i regimi fiscali che attraggono le multinazionali Usa in questi paradisi fiscali made Ue.

Olanda

Dall'ultimo rapporto pubblicato dalla Commissione Ue, si legge che “anche se l'Olanda ha preso provvedimenti per affrontare le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva, l'elevato livello di dividendi, royalty e pagamenti di interessi effettuati attraverso il Paese suggerisce che le norme fiscali nazionali siano usate dalle società che usano la pianificazione fiscale aggressiva”. Per capire la posizione di vantaggio fiscale dell'Olanda basti pensare che c'è una società per ogni 7,4 abitanti. Lo stesso Fondo monetario internazionale nel descrivere l'Olanda due anni fa disse che si può spiegare l'enorme afflusso di investimenti diretti esteri solo capendo il ruolo che il Paese gioca all'interno dell'elusione internazionale.

Lussemburgo

Per quanto riguarda questo Paese la Commissione ha citato il Fondo monetario internazionale, secondo cui il Lussemburgo è il primo Paese al mondo nel quale gli investimenti diretti esteri vengono fatti attraverso società fantasma (realtà che non hanno né dipendenti né attività reali). Anche questa giurisdizione, come l'Olanda, ha un alto livello di dividendi, interessi e pagamenti delle royalty.

Irlanda

Anche l'Irlanda come gli altri paesi ha diversi meccanismi fiscali distorsivi, simili al sistema olandese. A questo la Commissione aggiunge anche l'elevata concentrazione delle imposte sulla società.  Basti pensare che le prime 10 imprese rappresentano il 45% del gettito fiscale. Tra queste troviamo alcuni colossi mondiali come Apple, Google e Facebook. Le multinazionali scelgono, spesso, di aprire una sede in Irlanda dato che questo Paese ha una corporate tax al 12%, una delle più basse a livello europeo. Questa tassazione e l'elevata concentrazione di corporate hanno fatto sì che lo stato sviluppasse, nel corso degli anni, una quasi totale dipendenza da questa tassa.

Cipro

Per quanto riguarda Cipro, il suo più grande vantaggio è la residenza fiscale. Il Paese negli anni passati è infatti stato al centro di diverse indagini per la vendita della cittadinanza in cambio di investimenti. E infatti lo scandalo dei visti d'oro riguardava proprio il fatto che Cipro vendesse la sua cittadinanza e dunque il successivo libero ingresso al mercato Ue, in cambio di investimenti importanti nell'economia nazionale.

Malta

Infine Malta. Questo Paese ha una peculiarità fiscale che altri non hanno e cioè il rischio di doppia non imposizione per società e persone fisiche. Questo può avvenire perché non viene richiesta, agli investitori, la residenza fiscale nel Paese. E dunque non risultando contribuenti nazionali non si devono pagare le tasse a Malta. A questo si potrebbe aggiungere il fatto che spesso si riesce a evitare anche la tassazione nel paese di origine, dato che l'azienda risulta essere fisicamente e operativamente attiva a Malta.

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