Clima, Patuelli: “Non scaricare sulle banche ogni responsabilità”

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Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, apre la conferenza “Verso una finanza sostenibile per un’economia sostenibile”. Un’occasione per fare il punto anche sul nodo disclosure

Antonio Patuelli: “Le banche fanno la loro parte perché sono culturalmente interdisciplinari, si occupano di tutti i segmenti dell’economia, ma non possono sostituire altri soggetti giuridici, coloro che debbono fissare le regole e controllare gli abusi”

Giovanni Sabatini: “È fondamentale che la raccolta di dati si basi su standard informativi definiti non solo a livello europeo ma anche globale. Ma è importante anche che le tassonomie siano di immediata comprensione per imprese, banche e investitori”

“La vicenda dell’inquinamento climatico, ambientale e con tutte le sue aggettivazioni non nasce oggi, ma esiste da diversi decenni. Oggi vi è semplicemente una consapevolezza più diffusa fra i più alti livelli istituzionali. Una consapevolezza dalla quale conseguono spinte normative, oltre che comportamentali. Questa, però, non è una questione tecnico-legislativa ma di più forte consapevolezza generale. Le banche fanno la loro parte, lo fanno sempre, perché sono culturalmente interdisciplinari, si occupano di tutti i segmenti dell’economia, ma non possono sostituire altri soggetti giuridici, ovvero coloro che debbono fissare le regole e controllare gli abusi”. Con queste parole il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha aperto la conferenza Verso una finanza sostenibile per un’economia sostenibile, organizzata dall’associazione nell’ambito degli eventi coordinati dalla Presidenza italiana del G20. Un’occasione per fare il punto anche sul nodo disclosure e sulla necessità di quello che il direttore generale Giovanni Sabatini ha definito in conclusione “un quadro normativo che contenga incentivi non fiscali che accelerino la transizione green”.
“Le banche, che sono attente a non finanziare imprese non etiche o violente, non devono finanziare neanche coloro che non tutelano l’ambiente e la salute”, ha ricordato Patuelli, sottolineando però come non si possano “scaricare sulle di esse funzioni e responsabilità eccessive per il ruolo delle banche medesime”. Secondo il presidente, infatti, la tutela della legalità non deve travolgere unicamente gli istituti di credito ma è una “precondizione delle attività civili, economiche e sociali”. La questione climatica, aggiunge, è una vicenda che richiede “la mobilitazione di tutte le energie” ma bisogna evitare “scorciatoie pseudo-intellettuali in cui si dice che le banche devono decidere chi è sostenibile e chi meno”.
A intervenire nell’ambito del dibattito anche Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale di Banca d’Italia, che ha ribadito come quello attuale sia “un momento straordinario nella sua tragicità”. “Credo che la pandemia abbia creato una nuova consapevolezza dell’importanza del cambiamento climatico e dei rischi che comporta”, ha ricordato, evidenziando poi una maggiore consapevolezza del sistema bancario nel suo complesso, che pone il rischio climatico in cima alle proprie preoccupazioni (scavalcando anche quello cyber). “Questo dà una misura di quanto sia importante implementare delle norme che aiutino le banche a misurare questo rischio. In un approccio che non può che essere internazionale”.

Secondo Elisabetta Siracusa, consigliere del direttore generale della Dg Fisma sulla finanza sostenibile della Commissione Ue, i principi che devono guidare l’azione in questo contesto sono quattro: transizione, inclusività, resilienza e dimensione globale. Principi che devono essere abbracciati dagli stessi policy maker. Senza dimenticare l’importanza del consenso politico. E dell’abbattimento di quello che Fabio Massimo Natalucci, co-presidente del gruppo dedicato al superamento del problema dei dati del Network for greening the financial system dell’Imf, definisce “il gap del network dei dati”.

“È fondamentale che la raccolta di dati si basi su standard informativi definiti non solo a livello europeo ma anche globale”, conclude Sabatini. “Ma è importante anche che le tassonomie siano di immediata comprensione e semplice applicazione per imprese, banche e investitori. Il quadro normativo dovrebbe contenere incentivi non fiscali che potrebbero accelerare la transizione green. E il raggiungimento di questi sfidanti obiettivi di sostenibilità non può prescindere dalla capacità del mercato dei capitali di fornire adeguate risorse”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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