Rivoluzione blockchain: ecco le società meglio posizionate

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Uno studio di Bank of America ha messo in luce come quella della blockchain sarà più probabilmente una rivoluzione e non “una moda”

Bank of America crede nella rivoluzione della blockchain, un sistema che permetterà, nelle previsioni della banca, di creare un universo di nuove applicazioni. E’ un mondo ancora agli inizi, nonostante siano già 221 milioni gli utilizzatori  di questa tecnologia su scala globale. Per il momento il grosso dell’attenzione pubblica si è focalizzata sulle criptovalute e sulle possibilità di guadagno legate alla speculazione. Secondo BofA, tuttavia, è la tecnologia sottostante, la blockchain appunto, a poter cambiare le regole “nei prossimi 30 anni”. In particolare, sono gli asset digitali nativi della blockchain a poter attivare una più complessa serie di servizi. E’ quanto si legge nelle 141 pagine di un nuovo report che la banca americana ha dedicato al mondo blockchain.

“Gli asset digitali sono molto più di una forma di denaro; la prossima ondata di asset digitali è probabilmente la finanza decentralizzata (DeFi) che costruisce contratti nativi su Internet, prestiti, assicurazioni, titoli di beni del mondo reale, beni digitali unici (noti come token non fungibili o Nft), strutture aziendali online (come le organizzazioni digitali autonome o DAO) e così via – questo è probabile che sia una tendenza importante per i prossimi 20 anni”.

La blockchain nasce per rimuovere gli intermediari e per creare un rapporto da pari a pari fra parti che non si conoscono e che non si fidano l’una dell’altra. “Oggi, la nostra infrastruttura finanziaria è centralizzata (difficile spostare i conti), limita l’accesso (1,7 miliardi di non bancarizzati), è inefficiente, manca di interoperabilità (applicazioni proprietarie) e manca di trasparenza”, ha affermato BofA.

La stessa banca, tuttavia, ammette che molta parte delle innovazioni della Blockchain siano ancora soluzioni alla ricerca di un problema. Alcune sperimentazioni avranno più successo di altre. Eppure, BofA ha individuato, già oggi, una lista di 20 società quotate particolarmente esposte al mondo degli “asset digitali”. Sono le società che dovrebbero trarre il maggior beneficio dalla progressiva affermazione della tecnologia Blockchain a livello generale. Secondo gli analisti di Bank of America tutti i titoli sono “buy”, con l’unica eccezione di Coinbase, il popolare exchange di criptovalute, Brunge Limited e Draft Kings. Nella lista compaiono non solo banche come Morgan Stanley e JPMorgan (che ha creato una sua stablecoin), o società attive nei pagamenti come PayPal. Esposte agli asset digitali sono anche società legate all’intrattenimento come Walt Disney, Warner Music o Fox Corporation.

“Anche se non ti interessasse l’ecosistema degli asset digitali, alle aziende certamente interessa”, ha aggiunto BofA, mettendo in mostra come la dicitura “asset digitali” abbia sperimentato un recente boom di citazioni nelle earnings call delle società quotate.

“La nostra analisi mostra un rinnovato e significativo aumento dell’interesse nello spazio dall’inizio dell’anno, con le aziende tecnologiche e finanziarie in testa”. Certo, un grosso picco si era già verificato già nel 2017/8 durante l’ultima bolla del Bitcoin; negli anni successivi la febbre delle criptovalute si era raffreddata, così come l’interesse delle società quotate sul tema. Ma BofA è convinta: “Questa non è una moda passeggera”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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