Shift nei mercati obbligazionari: le Big tech sorpassano le banche e ridisegnano il credito globale
Il mercato obbligazionario globale sta attraversando una trasformazione strutturale.
Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times a gennaio 2026, le Big tech – Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft – sono destinate a diventare entro il 2030 tra i principali emittenti investment grade, superando progressivamente le banche, storicamente al centro del debito corporate.
Non si tratta di una previsione teorica. I dati più recenti mostrano che il cambiamento è già in atto e sta ridefinendo il funzionamento del credito globale, con implicazioni dirette per wealth manager, investitori e family office.
Il dato che segna il punto di svolta
Nel quarto trimestre 2025, le principali società tecnologiche hanno emesso 108,7 miliardi di dollari di obbligazioni, il livello trimestrale più alto mai registrato per il settore. Il dato è riportato dal Washington Post su elaborazioni Moody’s Analytics.
Su base annua, le emissioni obbligazionarie globali delle società tecnologiche hanno raggiunto 428,3 miliardi di dollari, di cui 341,8 miliardi riconducibili a emittenti statunitensi, secondo Dealogic. Questi numeri spiegano perché il tema emerga con forza oggi.
Il debito Big tech non è più marginale, ma è entrato stabilmente nel core dei portafogli obbligazionari investment grade.
Il motore della svolta: investimenti in intelligenza artificiale
Alla base dell’aumento delle emissioni c’è la scala degli investimenti richiesti da intelligenza artificiale, cloud e data center.
Josh White, Head of Portfolio Solutions di Apollo Global Management, ha dichiarato al Financial Times:
« La spesa in conto capitale legata all’Ai potrebbe superare i 400 miliardi di dollari l’anno entro la fine del decennio ».
Per finanziare questa crescita senza compromettere la struttura del capitale azionario, il mercato obbligazionario diventa lo strumento più efficiente.
Secondo The Economic Times, che cita analisi di mercato e fonti Reuters, le emissioni corporate negli Stati Uniti sono attese a 2,46 trilioni di dollari nel 2026, con il comparto tecnologico come principale driver.
Un mercato investment grade sempre più concentrato
L’impatto è già visibile nella composizione del mercato.
Secondo stime riportate da Portfolio Adviser e attribuite a Vontobel Asset Management, nel 2025 circa il 30% del mercato investment grade in dollari Usa è riconducibile a emittenti Ai e Big tech. Un cambiamento profondo per un’asset class tradizionalmente percepita come difensiva e diversificata.
Rupal Agarwal, chief investment officer di BlackRock iShares Fixed Income, ha osservato: « Il reddito fisso non è più neutrale rispetto ai grandi temi tecnologici ».
Il vero nodo per il wealth management: dove si sposta il credito
Per il wealth, il punto centrale non è solo l’aumento del debito Big tech. Il tema chiave è lo spiazzamento del capitale.
Quando una quota crescente del risparmio istituzionale viene assorbita da obbligazioni investment grade di grandi piattaforme tecnologiche, il credito destinato al resto dell’economia non scompare: si sposta verso i private markets.
James Athey, investment director di Abrdn, ha spiegato al Financial Times:
« Il mercato pubblico sta finanziando i giganti, mentre il rischio di credito più diffuso migra verso il privato ».
Private markets: opportunità strutturale, ma non senza rischi
Questo spostamento rende i private markets sempre più centrali nei portafogli di family office e grandi patrimoni. Ma introduce anche rischi spesso sottovalutati.
Secondo dati citati dal Financial Times, oltre il 60% delle nuove operazioni di direct lending negli Stati Uniti nel 2025 presentava strutture covenant lite, segnale di una crescente competizione tra gestori e di una compressione del premio per il rischio.
Il rischio è confondere illiquidità con stabilità, rinviando la percezione del rischio anziché ridurlo.
Il paradosso della diversificazione apparente
Molti portafogli risultano oggi esposti alle Big tech su più livelli: azionario, obbligazionario investment grade e strumenti indicizzati.
In questo contesto, i private markets possono offrire diversificazione reale solo se costruiti con attenzione a seniority, collateral e resilienza dei flussi di cassa, non come semplice alternativa al reddito fisso tradizionale.
Per i private banker, la sfida è spiegare che il private credit non è una “obbligazione non quotata”, ma una componente con profilo di rischio profondamente diverso.
Verso il 2030: una nuova mappa del credito globale
Se il trend attuale proseguirà, il mercato pubblico del debito sarà sempre più dominato da poche piattaforme tecnologiche globali. Il rischio di credito dell’economia reale si concentrerà invece nei private markets.
Un analista citato dal Financial Times sintetizza così il cambiamento:
« Quando il mercato pubblico finanzia i giganti, il mercato privato finanzia il resto dell’economia ».
Per wealth manager, family office e investitori, comprendere oggi questa dinamica non è un esercizio teorico: è una necessità strategica.

