Canaccord in vendita: il wealth Uk diventa terreno di scontro tra fondi
La vendita della divisione wealth nel Regno Unito di Canaccord Genuity, valutata a multipli superiori a 10 volte l’utile operativo, ha acceso l’interesse dei principali fondi di private equity globali. Oltre a Bain Capital e Clayton, Dubilier & Rice (Cd&r), sul dossier vengono citati anche Centerbridge, mentre in precedenza erano circolati i nomi di Cvc e Advent.
Il messaggio è chiaro: nel wealth Uk è in atto una competizione tra sponsor finanziari su asset ormai considerati piattaforme strategiche. Le valutazioni ipotizzate confermano che il wealth non è più un business ancillare, ma una infrastruttura finanziaria ad alto valore industriale.
Il mercato Uk è ormai un mercato da private equity puro.
Perché il private equity entra nel wealth: una scelta strutturale
Non si tratta di un fenomeno improvviso, ma di un’accelerazione diventata evidente nel corso del 2025. Con il net interest income in stabilizzazione e una crescita economica moderata, la redditività degli intermediari finanziari si è spostata in modo strutturale verso ricavi commission-based, ricorrenti e prevedibili.
In questo scenario, il wealth management emerge come uno dei pochi segmenti in grado di garantire visibilità sui flussi di cassa e resilienza dei margini. Per gli operatori europei più avanzati, il wealth rappresenta oggi tra il 25% e il 40% dei ricavi non da interesse, una quota in crescita costante dal 2022. Coerentemente, nel 2025 oltre il 20% delle operazioni di M&a nei servizi finanziari europei ha riguardato asset e wealth management.
« La diversificazione dei ricavi è diventata un elemento strutturale dei modelli di business », spiega Mirko Sanna, Director e Lead Analyst Financial Institutions di S&p Global Ratings, indicando come wealth e assicurazioni siano oggi centrali per sostenere la redditività nel medio periodo.
Il private equity come motore del consolidamento: chi resta piccolo rischia di restare fuori
Il wealth management europeo resta fortemente frammentato, soprattutto al di fuori del Regno Unito. Questa frammentazione crea terreno fertile per strategie di buy-and-build, tipiche del private equity. Nel 2025, secondo stime aggregate di mercato, oltre il 60% delle operazioni di M&a nel wealth management europeo ha visto il coinvolgimento diretto o indiretto di fondi di private equity.
La scala non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per sostenere costi regolamentari crescenti, investimenti tecnologici e piani di crescita internazionale.
« Il wealth management è un business di scala e le differenze tra operatori tenderanno ad ampliarsi », ribadisce Mirko Sanna, chiarendo come l’M&a rappresenti una risposta strutturale, non ciclica, a questo contesto.
Il wealth come piattaforma di distribuzione del private market: il Pe compra per controllare la distribuzione
Il vero cambio di paradigma riguarda la funzione del wealth management. Per il private equity non si tratta più solo di acquisire una struttura di consulenza, ma una piattaforma di distribuzione e allocazione del capitale, sempre più integrata con private market e private credit.
Secondo stime di settore, il private market rappresenta già tra il 20% e il 30% dei portafogli dei clienti Uhnw, una quota destinata a crescere ulteriormente.
« Il valore oggi è nella capacità di scalare piattaforme di advisory con ricavi ricorrenti e una base clienti fidelizzata », osserva Michael Silverstein, Partner e responsabile Financial Services di Bain Capital Europe.
Non a caso Bain Capital, con oltre 215 miliardi di dollari di asset in gestione, guarda al wealth europeo come a una leva industriale di lungo periodo.
Evelyn Partners: il Regno Unito come laboratorio del consolidamento
Canaccord non è un caso isolato. In parallelo, Evelyn Partners è in fase avanzata di vendita. La piattaforma gestisce circa 64 miliardi di sterline di asset e, secondo indiscrezioni di mercato, viene valutata oltre 2,5 miliardi di sterline.
Le operazioni in corso indicano che in Europa i wealth manager trattano a multipli compresi tra 15 e 17 volte l’Ebitda, contro circa 20 volte in Nord America. Il Regno Unito si conferma così il laboratorio del consolidamento, dove private equity e buyer industriali competono sugli stessi asset. Il benchmark dei multipli è ormai fissato.
Schroders sorprende: profitti sopra le attese grazie a wealth e private market
Il caso Schroders offre una conferma concreta della direzione intrapresa dal settore.
Il gruppo britannico ha sorpreso i mercati con una guidance sui profitti ben superiore alle attese, attribuendo gran parte del miglioramento alla crescita nei segmenti di wealth management e private market, che hanno compensato la debolezza delle attività più tradizionali dell’asset management.
In una fase di pressioni sui margini, Schroders dimostra che l’integrazione tra gestione patrimoniale, soluzioni alternative e distribuzione può diventare un driver diretto di redditività e stabilità dei ricavi.
Il messaggio è chiaro: il modello funziona e i mercati lo premiano. Quando il wealth è ben strutturato e connesso al private market, non è solo difensivo, ma accrescitivo.
Private market nel wealth: i numeri che spiegano l’urgenza
88 miliardi di euro. È l’ammontare confluito in Europa entro metà 2025 in fondi evergreen e semi-liquidi, più del doppio rispetto a inizio 2024. Parallelamente, Pwc stima che i ricavi del private market possano raggiungere 432,2 miliardi di dollari entro il 2030, arrivando a rappresentare oltre metà dei ricavi complessivi dell’asset management globale.
« Stiamo vedendo alcuni dei maggiori player del capitale privato rafforzare efficienza e capacità operative anche in contesti di mercato più complessi », osserva Eric Janson, Global Private Equity and Principal Investors Leader di Pwc Us, evidenziando come la distribuzione sia diventata una leva critica di creazione di valore.
Mappa Europa: dove il private equity compra il wealth
La geografia degli investimenti non è casuale. Nel Regno Unito, il wealth management rappresenta il core market per il private equity, grazie a piattaforme mature, un’ampia base di clienti Uhnw e un ecosistema di advisory facilmente scalabile.
Nei Paesi nordici e in Svizzera, il focus è sulle platform companies, operatori efficienti e tecnologicamente avanzati che fungono da hub per strategie di crescita paneuropee.
In Germania, il wealth è soprattutto terreno di consolidamento, mentre Italia e Spagna emergono come next targets: mercati ancora frammentati, ma con un peso crescente del wealth nei ricavi e un elevato potenziale di M&a. L’Italia è ormai sul radar, non ai margini.
Il punto chiave: chi controlla la relazione controlla l’allocazione
Alla base dell’interesse del private equity per il wealth management c’è una variabile decisiva: il controllo della relazione con il cliente. In un contesto in cui il private market diventa strutturale nei portafogli dei grandi patrimoni, presidiare il wealth significa influenzare l’allocazione del capitale nel lungo periodo.
« Il controllo della relazione con il cliente è sempre più centrale », osserva Sarah Youngwood, Global Head of Financial Services di Cd&r, chiarendo perché il wealth rappresenti oggi un punto di ingresso privilegiato per il capitale di private equity.
In questa prospettiva, Canaccord, Evelyn e Schroders non sono episodi isolati, ma tasselli di un nuovo equilibrio competitivo che sta ridisegnando il wealth management europeo.

