Rame: la domanda globale cresce più veloce della capacità estrattiva

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Bobine di rame industriale utilizzate per reti elettriche e infrastrutture, simbolo della crescente domanda globale di rame

Rame, squilibrio tra domanda e offerta. Nei prossimi 18 anni servirà estrarre tanto rame quanto quello prodotto negli ultimi 10.000 anni, secondo Ivanhoe Mines. Oggi il consumo globale è di 30 milioni di tonnellate l’anno, di cui solo 4 milioni riciclate. Dal mercato fisico arrivano segnali di tensione: Apmex segnala sold-out sul rame fisico.

Indice

Domanda globale a 30 milioni di tonnellate l’anno: perché l’offerta fatica a tenere il passo

Il mercato globale del rame mostra segnali sempre più evidenti di tensione strutturale, confermati sia dagli operatori industriali sia dalle principali istituzioni di ricerca. A catalizzare l’attenzione degli investitori è stato l’intervento pubblico di Robert Friedland, fondatore e presidente di Ivanhoe Mines, tra i gruppi più esposti allo sviluppo di nuovi progetti minerari ad alta intensità di rame.

Durante l’Energy Business Summit organizzato dalla Usc Marshall School of Business, Friedland ha sintetizzato il quadro con numeri difficili da ignorare.

« Oggi il mondo consuma circa 30 milioni di tonnellate di rame all’anno, ma solo 4 milioni provengono dal riciclo ».

Secondo il manager, anche ipotizzando una crescita globale limitata al 3% del Pil e senza ulteriori accelerazioni legate all’elettrificazione, la pressione sull’offerta resterà elevata.

« Nei prossimi 18 anni dovremo estrarre la stessa quantità di rame che l’umanità ha estratto negli ultimi 10.000 anni, messi insieme ».

Il contesto di mercato mostra come l’allarme non nasca da un picco dei prezzi, ma da dinamiche fisiche e industriali. Il grafico sottostante confronta le previsioni di domanda e offerta (estrazione e riciclo) ed evidenzia una divergenza crescente fino al 2040. 

Grafico lineare che mostra la domanda di Rame (blu) e l'offerta (rosa) dal 2020 al 2040. La domanda aumenta rapidamente, superando l'offerta intorno al 2025. Entro il 2040, la domanda di Rame supera di gran lunga l'offerta, che si appiattisce dopo il 2030.

Dal mercato fisico ai fondamentali: lingotti sold-out su Apmex

A rafforzare il quadro contribuisce il comportamento del mercato fisico del rame, spesso trascurato rispetto ai future. Nelle ultime settimane, diverse piattaforme specializzate nella vendita di metalli fisici, tra cui Apmex, hanno mostrato una disponibilità estremamente limitata di lingotti di rame, con numerosi prodotti indicati come non immediatamente disponibili e acquistabili.

Pur trattandosi di volumi marginali rispetto alla domanda industriale, questo tipo di dinamica è storicamente associato a fasi di crescente squilibrio tra domanda e offerta. Episodi simili hanno anticipato tensioni di prezzo in altri mercati delle materie prime negli ultimi anni.

Per gli investitori, il dato non è rilevante per l’impatto diretto sulla produzione, ma come indicatore di attenzione crescente verso la scarsità fisica del metallo.

Le stime di S&p Global e Bernstein: deficit strutturale dal 2027

Questi segnali trovano riscontro nelle stime delle principali società di ricerca. Secondo S&p Global Commodity Insights, il mercato del rame potrebbe entrare in una fase di deficit strutturale già nella seconda metà del decennio, con uno squilibrio destinato ad ampliarsi fino al 2040.

Uno scenario coerente emerge anche dalle analisi di Bernstein Research, che individuano nel 2027 l’inizio di una fase in cui la domanda globale supera stabilmente l’offerta disponibile, anche includendo il contributo del riciclo.

Il grafico evidenzia il deficit strutturale di rame stimato da Bernstein, che si apre dal 2027 e si amplia progressivamente fino al 2040, riflettendo l’incapacità dell’offerta di tenere il passo della domanda.

Grafico a barre che mostra il deficit di offerta di rame (rame) previsto dal 2018 al 2040. Il grafico indica una fornitura equilibrata fino al 2027, poi un deficit crescente che raggiungerà circa -12 milioni di tonnellate entro il 2040. Fonte: Bernstein: Bernstein.

Il rame come pilastro della transizione energetica

Una parte crescente della domanda di rame è legata alla diffusione delle tecnologie per l’energia pulita. Secondo l’International Energy Agency, la quota di rame assorbita dalla transizione energetica è destinata a crescere in modo significativo nei prossimi decenni.

In uno scenario coerente con gli obiettivi climatici, oltre il 40% della domanda totale di rame entro il 2040 sarebbe riconducibile a reti elettriche, rinnovabili, mobilità elettrica e sistemi di accumulo.

Grafico a barre che mostra la quota prevista delle tecnologie energetiche pulite nella domanda di litio, cobalto, nichel, rame e neodimio dal 2010 al 2040 secondo gli scenari STEPS e SDS, con aumenti per tutti i minerali entro il 2040.

Il grafico evidenzia come il rame stia progressivamente perdendo la sua natura ciclica per assumere un ruolo infrastrutturale e di lungo periodo.

Ai, data center ed elettrificazione: il rame come fattore abilitante

Una quota significativa della pressione sulla domanda deriva dall’espansione delle reti elettriche necessarie a sostenere elettrificazione, digitalizzazione e Ai. Data center, infrastrutture di trasmissione e distribuzione e sistemi di backup richiedono quantità crescenti di rame per cablaggi, trasformatori e sistemi di raffreddamento.

Secondo le stime dell’International Energy Agency, la sola espansione delle reti elettriche potrebbe portare a un raddoppio della domanda annua di rame entro il 2040 nello scenario Sds.

Grafico a barre che confronta la domanda di rame (rame) e alluminio per le reti elettriche nel 2020, 2030 e 2040 secondo gli scenari STEPS e SDS, mostrando un aumento significativo di entrambi i metalli, soprattutto per la distribuzione entro il 2040.

Il grafico evidenzia uno dei principali driver strutturali della domanda futura di rame.

Il paradosso Esg e la rigidità dell’offerta

Il quadro è ulteriormente complicato da un paradosso strutturale. La transizione Esg richiede un’accelerazione nell’uso di rame, ma allo stesso tempo rende sempre più complesso lo sviluppo di nuove miniere.

Secondo l’International Energy Agency, servono in media oltre 16 anni per portare un progetto minerario dalla scoperta alla produzione. Questo rende l’offerta intrinsecamente rigida e incapace di reagire rapidamente a shock di domanda.

Il grafico a barre che confronta le entrate previste per il carbone e i minerali della transizione energetica (tra cui rame, litio, rame, nichel, cobalto, grafite, manganese, terre rare) nel 2019, 2030 e 2040 evidenzia l'aumento delle entrate di questi minerali.

Il riferimento ai lunghi tempi di sviluppo evidenzia perché il deficit di offerta non possa essere colmato nel breve periodo.

Rame e geopolitica: concentrazione dell’offerta e rischi di filiera

La questione del rame non riguarda solo i volumi, ma anche la geografia dell’offerta. L’estrazione globale è concentrata in pochi paesi, con Cile e Perù in posizione dominante, seguiti da Cina, Stati Uniti e Australia.

Il quadro diventa ancora più sensibile sul fronte della raffinazione e lavorazione, dove la Cina detiene una quota rilevante della capacità globale. Questa concentrazione lungo la catena del valore aumenta il rischio geopolitico e la vulnerabilità dell’offerta.

I grafici a barre confrontano i primi tre Paesi produttori di vari minerali, come rame e cobalto, e di combustibili fossili nel 2019, evidenziando una maggiore concentrazione geografica per minerali come il cobalto e le terre rare rispetto al petrolio e al gas. I Paesi sono codificati a colori.

Il grafico evidenzia come la produzione di rame e di altri minerali critici sia più concentrata rispetto a quella di petrolio e gas naturale.

Implicazioni per wealth e private markets

Per il mondo del wealth management, il rame non rappresenta più una semplice commodity ciclica, ma un indicatore delle tensioni di lungo periodo tra crescita economica, transizione energetica e limiti fisici dell’offerta.

L’interesse crescente di family office, fondi di private capital e investitori verso asset legati alla filiera del rame riflette la ricerca di esposizioni ancorate a trend strutturali e infrastrutturali.

Come sintetizzato da Robert Friedland,

« la maggior parte delle persone non ha idea di cosa stiamo realmente affrontando ». Comprendere la scarsità strutturale del rame significa anticipare uno dei temi destinati a incidere in modo profondo sulle allocazioni di capitale dei prossimi decenni.

Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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