Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario

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Una persona tiene in mano uno smartphone con i loghi dei grandi colossi tecnologici - Google, Apple, Meta, Amazon e Microsoft - su uno sfondo colorato e sfocato.

I paesi del G7 hanno raggiunto un accordo per escludere le multinazionali statunitensi dal pagamento della tassa minima globale. Il tutto mentre il Canada annunciava la sospensione della tassa sui servizi digitali per le big tech. Una doppia spinta per i titoli in Borsa?

Indice

  • I paesi del G7 hanno raggiunto un accordo per escludere le aziende statunitensi dal pagamento della tassa minima globale sui profitti delle grandi multinazionali
  • Debach (eToro): “Non è il momento di abbandonare il tech, ma nemmeno di trattarlo come l’unica risposta”

Doppia vittoria per i colossi del tech a stelle e strisce. I paesi del G7 – la riunione dei capi di Stato e di governo di sette tra le democrazie più influenti al mondo, tra cui l’Italia – hanno raggiunto un accordo per escludere le aziende statunitensi dal pagamento della tassa minima globale sui profitti delle grandi multinazionali, anche nota come Global minimum tax. La presidenza canadese ha definito l’intesa come una “soluzione parallela” che, in ragione della “sovranità fiscale dei paesi”, esenterebbe le società americane da alcune parti del nuovo regime fiscale. Il tutto mentre il Canada annunciava la sospensione della tassa sui servizi digitali per le big tech, nel tentativo di riavviare le trattative commerciali con Washington. Un nuovo boost per i titoli del settore in Borsa?

Il recupero del Nasdaq

Dalla chiusura dell’8 aprile, alla vigilia dell’annuncio della moratoria di 90 giorni sui dazi, il Nasdaq ha in realtà assunto la guida del recupero globale. “Prima nella sua versione 100, poi nel Composite, l’indice ha trascinato con sé anche l’S&P 500, pur con meno vigore”, racconta a We Wealth Gabriel Debach, market analyst di eToro. “Dal 9 aprile, l’S&P 500 ha guadagnato oltre il 23%, mentre la versione equal-weight si è fermata a +18%. Un differenziale di cinque punti percentuali che non nasce dalla debolezza della base, ma dalla forza estrema della testa. È un rally sbilanciato sulle grandi capitalizzazioni, in particolare sui titoli tech e legati all’intelligenza artificiale”, sostiene l’analista.

Un mercato polarizzato

Questo traino, spiega tuttavia Debach, non è una narrativa monocorde. Il 68% dei titoli dell’S&P 500 quota infatti sopra la propria media mobile a 50 giorni, mentre quasi la metà quota anche sopra quella a 200 giorni. Non si tratterebbe di un rally trainato insomma esclusivamente da sette nomi, ma di una dinamica in cui molti titoli partecipano, pur senza riuscire a imprimere forza al movimento dell’indice nella stessa misura. “Il contributo marginale al rendimento dell’S&P 500 è sempre più polarizzato e non si trova dentro un unico settore, ma in singole realtà”, afferma l’analista.

E i dati lo dimostrano: attualmente, 296 aziende sono in positivo da inizio anno, contro 206 in territorio negativo. “Ma le prime cinque per contributo – Microsoft, Nvidia, Meta, Broadcom e Netflix – spiegano da sole oltre 352 punti base del rally dello Spy, pari a circa il 70% della performance complessiva. Le ultime cinque invece – tra cui Apple, Tesla, UnitedHealth, Alphabet e Salesforce – hanno sottratto 275 punti base, neutralizzando il 54% della salita. In pratica, il rally è reale, ma è il risultato netto di un gioco a somma quasi zero tra vincitori e perdenti di grande peso”, dichiara Debach.

Come investire nelle big tech ora

Partendo da questo scenario, per l’analista investire oggi nelle big tech significa camminare su un “crinale affascinante ma scivoloso”. Da un lato, c’è la forza strutturale di un settore che continua a trainare innovazione, utili e capitalizzazione. Dall’altro, ci sono valutazioni elevate, multipli in espansione e una storia di performance talmente brillante da rendere il rischio di correzione sempre in agguato. “Con un P/E forward a 28,5x, il settore tecnologico (misurato dall’Etf Xlk) è oggi scambiato quasi una deviazione standard sopra la media quinquennale (26x). A inizio 2025 i multipli si attestavano già su livelli elevati, attorno a 28,4x, ma nei mesi successivi – complice una correzione dei prezzi che ha portato l’Etf a toccare un minimo del -22,7% year to date – il P/E è sceso fino a 20,8x, registrando il minimo annuale”, afferma Debach.

Da lì in poi, la traiettoria è stata tutta in salita: i prezzi sono risaliti a +7,85% year to date e, con essi, i multipli. “Una dinamica che racconta una verità semplice: il recupero è stato guidato prevalentemente da rivalutazione, non da una revisione al rialzo degli utili attesi”, sostiene l’analista. “Non è un rally sugli earnings, ma un rally sulla narrativa: sui tagli della Federal Reserve, sulla tenuta del ciclo, sull’intelligenza artificiale che promette margini crescenti. Ma, quando il rialzo si basa sull’espansione dei multipli e non sui fondamentali, la tolleranza agli inciampi si riduce. Basta poco, un dato macro, una guidance prudente, per rimettere tutto in discussione”, avverte.

Il motore del dollaro debole

Eppure, il mercato ci crede. I flussi lo confermano. Dopo un primo trimestre difficile, il secondo ha segnato il ritorno deciso degli investitori: quasi 800 milioni di dollari netti confluiti nell’Etf Xlk da inizio anno, con un’accelerazione evidente nelle ultime settimane, cita Debach. Il dollaro debole aggiunge un ulteriore motore. “Quando i prezzi sono fissati in valuta locale – come accade per molti abbonamenti digitali in Europa – ogni euro incassato vale più dollari. Un vantaggio silenzioso ma rilevante, che sostiene i ricavi esteri e contribuisce all’espansione dei margini”, afferma Debach.

“E poi c’è la questione geografica: le big tech americane restano il cuore del ciclo digitale globale. Per un investitore europeo, rappresentano un’esposizione quasi obbligata all’innovazione, alla crescita strutturale e alla leadership tecnologica. Rinunciarvi del tutto, oggi, sarebbe una scelta difensiva più che strategica. Ma proprio per questo serve equilibrio”, sostiene l’esperto. In definitiva, secondo Debach, il 2025 chiederebbe un portafoglio più bilanciato. “Non è il momento di abbandonare il tech, ma nemmeno di trattarlo come l’unica risposta. Le valutazioni sono tirate, la narrativa è già prezzata, e l’asimmetria tra rischio e premio si sta assottigliando”, conclude l’analista.

Domande frequenti su Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario?

Quando si investe in Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario?

I rischi associati a Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario?

Le prospettive future per Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario?

La valutazione della performance degli investimenti in Big tech, schivata la tassa globale. Come cambia lo scenario richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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