Banche lontane dagli italiani? La risposta di Ennio Doris

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Il 79% degli italiani nutre un sentimento di sfiducia nei confronti delle banche, ritenute incapaci di mostrare vicinanza a famiglie e imprese. Per Ennio Doris di Banca Mediolanum, è necessaria un’economia meno bancocentrica, insieme a una mentalità pro-impresa e pro-mercati. Oltre a una minore burocrazia

Indice

Il 76% degli italiani ritiene che la situazione economica del Paese peggiorerà

“Il 90% dei finanziamenti alle imprese arrivano dalle banche”, spiega Doris

Secondo l’indagine di Swg, il 66% delle imprese italiane teme di avere difficoltà nell’accesso al credito e il 46% degli italiani crede che dovrà intaccare i propri risparmi

Mentre scorciano le maniche per provare a ripartire, gli italiani volgono lo sguardo verso il futuro, dominati dal pessimismo e dalla mancanza di fiducia. Secondo una ricerca di Swg presentata in occasione del webinar Che italia sarà. Economia, banche e finanza, il 76% ritiene che la situazione economica del Paese peggiorerà e oltre la metà mostra preoccupazione per la propria famiglia e per l’azienda per la quale lavora. Ma qual è il ruolo delle banche in questo contesto?
Secondo lo studio, il 79% della popolazione nutre un sentimento di sfiducia particolarmente elevato nei confronti degli istituti finanziari. “Ancora oggi le banche non sono in grado di stare accanto alle famiglie e alle imprese – spiega Alessandra Dragotto, direttore di ricerca di Swg – La solidità degli istituti di credito è uno dei principali driver della fiducia, con un modello di servizio che vede ancora al centro la consulenza, ma il livello di fiducia sfiora il 21%”. Il 66% delle imprese italiane, infatti, teme di avere difficoltà nell’accesso al credito e il 46% degli italiani ritiene plausibile che dovrà intaccare i propri risparmi per fronteggiare un possibile aumento del livello di indebitamento.

Ennio Doris: la burocrazia rappresenta un ostacolo

Secondo Ennio Doris, presidente e fondatore di Banca Mediolanum, sono dati che non stupiscono. “L’Italia ha affrontato questa situazione con il debito più elevato e un’economia già in calo – spiega – Se l’economia mondiale riprenderà, ne beneficerà tutta la parte dell’export, ma il mercato interno resta un grosso problema”. Nonostante i provvedimenti adottati, aggiunge, la burocrazia italiana rappresenta un ostacolo. “Anche l’ultimo decreto rilancio ha bisogno a sua volta di almeno 100 decreti attuativi, che richiedono tempo affinché si muova qualcosa”.

L’Italia è bancocentrica, serve una mentalità pro-impresa

“Siamo uno dei paesi fondatori dell’Europa. In quel momento eravamo uno dei paesi trainanti e lo sviluppo economico italiano era pari a quello tedesco. Poi, pian piano, nel nostro Paese si è diffusa una cultura anti-impresa. L’economia italiana è oggi l’unica totalmente bancocentrica: il 90% dei finanziamenti alle imprese arrivano dalle banche”. Secondo Doris, una prima svolta è arrivata con la legge di stabilità del 2017 che ha istituito i piani individuali di risparmio, ma “non si recupera mezzo secolo di ritardo in due anni, bisogna continuare in quella direzione”, aggiunge.

Spostando lo sguardo sui finanziamenti garantiti dallo Stato, in particolare, i problemi burocratici non riguarderebbero la relazione tra il cliente e la banca, ma tra la banca e l’ente che fornisce la garanzia. “Un sistema finanziario che disintermedia le banche è nell’interesse delle banche – continua Doris – Questo gli istituti lo hanno capito e sono pronti, ma ci vuole uno sforzo collettivo e una mentalità pro-impresa e pro-mercati”. L’auspicio è che nel continente europeo, e in particolare in Italia, si vada verso un mondo misto bancario-finanziario, dove l’economia e le imprese abbiano una pluralità di opportunità per sostenere le idee.

Non manca poi una nota finale positiva: “A gennaio e febbraio i finanziamenti erano cresciuti, a marzo e aprile sono crollati e a maggio stiamo raggiungendo i livelli dei primi due mesi”, aggiunge Doris che conclude: “La nostra clientela è ripartita”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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