Violenza di genere, banche in manovra: le iniziative del settore

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Primo piano del volto di una persona con occhi ampi ed espressivi, mentre una mano copre la bocca, trasmettendo un senso di paura, shock o silenzio. Lo sfondo è scuro e sfocato.

Marco Elio Rottigni (Abi): “Sensibilizzazione, formazione, creazione di contesti inclusivi richiedono un impegno costante e condiviso. Per affrontare fenomeni così complessi, quali discriminazione ed esclusione, è necessaria la collaborazione di tutti”

Indice

  • Realizzate 75 iniziative in tema di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Di queste, oltre la metà è attiva tutto l’anno
  • Rottigni (Abi): “Puntiamo a sinergie costanti tra istituzioni, mondo dell’informazione e della formazione, rappresentanze di cittadini e lavoratori, imprese e terzo settore”

Quasi una donna su due in Italia, secondo un recente rapporto di WeWorld e Ipsos, subisce violenza economica. In passato definita come una forma di abuso emotivo e psicologico, viene ora riconosciuta come un tipo distinto di violenza, tra le più subdole e meno note. Si realizza attraverso forme di controllo finanziario – come la limitazione dell’accesso ai conti correnti e la gestione unilaterale delle finanze familiari – ma anche lavorativo e formativo. Alla base c’è quel meccanismo di prevaricazione patriarcale da cui originano tutte le altre forme di violenza di genere. Un contesto in cui anche il settore bancario può svolgere un ruolo fondamentale.

Violenza di genere: le iniziative delle banche

Stando a un’analisi promossa dall’Abi presso le associate, a cui ha partecipato un campione di banche rappresentativo del 57% del settore in termini di totale attivo e del 61% in termini di numero di sportelli, si calcolano 75 iniziative realizzate in tema di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Oltre la metà, il 55%, è attiva tutto l’anno. Si parla di formazione interna ed esterna, eventi, comunicazione, canali di ascolto con personale esperto, normative e policy aziendali, raccolta fondi e soluzioni di prodotti e servizi dedicati alla clientela. L’85% delle attività è rivolto al personale in azienda, ma nel mirino rientrano anche centri antiviolenza ed enti del terzo settore (37%), clienti (35%) e scuole (30%).

“È forte e costante l’impegno del mondo bancario per supportare un contesto di pari opportunità e inclusione, anche favorendo l’educazione finanziaria e una crescente conoscenza dei servizi bancari necessari per scelte economiche consapevoli”, dichiara Marco Elio Rottigni, direttore generale dell’associazione. “In questo contesto si pongono le numerose iniziative promosse dall’Abi con le banche per contrastare la violenza di genere, a partire da quella di natura economica, puntando a sinergie costanti ed efficaci tra istituzioni, mondo dell’informazione e della formazione, rappresentanze di cittadini e lavoratori, imprese, terzo settore. A cui si aggiunge un composito set di azioni che le banche portano avanti in autonomia sui territori”, racconta Rottigni.

Focalizzandosi sugli strumenti dispiegati dall’Abi, Rottigni cita la Carta “Donne in banca” e il Protocollo d’intesa con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri. “In questo ambito abbiamo sviluppato con le banche e le associazioni dei consumatori strumenti divulgativi quali le guide Contro la violenza economica e Parole di inclusione, anche in inglese e versione audio grazie alla collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Altre iniziative hanno invece la finalità di favorire il reinserimento economico delle donne vittima di violenza, come il Microcredito di libertà nato dall’intesa con la ministra per le Pari opportunità, Federcasse, Caritas italiana ed Ente nazionale microcredito”.

Le misure condivise con le organizzazioni sindacali

Un impegno testimoniato anche dalle misure condivise con le organizzazioni sindacali di settore, sia a livello nazionale che nelle imprese e nei gruppi bancari. “In tal senso, il Protocollo per favorire il rimborso dei crediti da parte delle donne vittime di violenza di genere si conferma un’ulteriore testimonianza dell’attenzione che Abi e sindacati attribuiscono a questo delicato argomento, parte di un percorso condiviso che fa seguito ad altre azioni, come la definizione dell’accordo sindacale sul congedo a favore delle vittime di violenza di genere del 2017, la Dichiarazione congiunta del 2019 in materia di molestie e violenze di genere sui luoghi di lavoro, nonché il suo successivo inserimento nel Ccnl in occasione dell’Accordo di rinnovo del 23 novembre 2023”, ricorda Rottigni.

Le iniziative che guardano all’estero

Tornando invece alle iniziative messe in campo dal settore bancario italiano, l’analisi dell’Abi mostra un uso combinato di modalità in presenza e digitale. Quando in presenza, le attività si svolgono prevalentemente a livello comunale, nel 60% dei casi. Al contrario, quando estendono la loro portata anche al mondo digitale, la copertura si amplia a livello nazionale (55%). Non mancano anche casi di iniziative che guardano all’estero. “Gli interventi sono sinergici e complementari”, afferma Rottigni. “L’approccio è multidimensionale. Inoltre, l’alta percentuale di iniziative rivolta al proprio personale (l’85%, come citato in precedenza, ndr) dimostra l’importanza attribuita alla consapevolezza in azienda”, osserva il direttore generale.

Sul tema della violenza economica, Rottigni richiama infine l’importanza di adottare comportamenti utili per gestire in autonomia la propria situazione finanziaria e rafforzare la propria indipendenza e sicurezza economica, a partire dall’accrescimento delle competenze e delle conoscenze finanziarie. “Sensibilizzazione, formazione, creazione di contesti inclusivi richiedono un impegno costante e condiviso. A ciò il mondo bancario continuerà a contribuire anche attraverso spazi di incontro e confronto di pratiche ed esperienze tra settori diversi”, conclude Rottigni. “Per affrontare fenomeni così complessi quali discriminazione, esclusione e violenza, è necessaria la collaborazione di tutti”.

(Articolo tratto dal n° di luglio-agosto 2025 di We Wealth.
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di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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