Incertezza geopolitica, tensioni elettorali, guerra di dazi e, di conseguenza, incertezza economica. Il mercato a cui gli investitori si erano abituati nel periodo post-pandemico e il fragile equilibrio che si era venuto a formare, sembra ora perso. Accanto al continuo mutamento dell’agenda del presidente statunitense Trump, infatti, le Magnifiche sette hanno perso parte della loro lucentezza e i timori di un rallentamento economico sembrano sempre più reali. In un simile clima, gli investitori, anche quelli più esperti, sono stati messi alla prova. In contesti di estrema incertezza, proprio come quello che ci accompagna oggi, il nervosismo è comprensibile, ma scappare dal mercato azionario potrebbe essere controproducente. È arrivato il momento, però, di rivedere il portafoglio azionario, guardando ancora al lungo termine, con uno sguardo attento alla difesa. Ne abbiamo parlato con un esperto con oltre venti anni di esperienza: Kent Hargis, gestore di AB Low Volatility Equity e Chief Investment Officer, Strategic Core Equities, di AllianceBernstein.
Guardando agli ultimi mesi, molti investitori sono stati travolti dalle loro emozioni e hanno deciso – o almeno hanno pensato – di abbandonare il mercato azionario. Quale consiglio per chi non sa come reagire davanti alla volatilità?
Innanzitutto, va ricordato che la volatilità agisce in due direzioni: verso l’alto e verso il basso.
In effetti, gli investitori che avessero ridotto la propria esposizione azionaria all’indomani del crollo del 12% dei mercati statunitensi nella settimana successiva al 2 aprile, data dell’annuncio dei dazi da parte di Trump, avrebbero incamerato perdite e rinunciato ai guadagni generati dal rimbalzo del mercato una settimana dopo. Prevedere i punti di svolta del mercato è quasi impossibile anche nei momenti migliori, tanto più quando l’andamento dei mercati dipende da iniziative politiche imprevedibili.
Fasi di estrema paura sono spesso seguite da forti rimbalzi dei titoli azionari. Secondo le nostre ricerche quando il VIX, l’indice della volatilità nel mercato azionario, ha raggiunto livelli estremi nel corso delle più gravi crisi a partire dal 2000, nei 12 mesi successivi gli indici S&P 500 e MSCI World hanno registrato rendimenti pari in media rispettivamente al 34,4 e al 37,4%.
Come si fa, dunque, a non soccombere all’avversione al rischio? La chiave, a nostro avviso, è costruire un portafoglio che miri a evidenziare un andamento dei rendimenti più regolare in contesti di mercato volatili. L’obiettivo? Contenere le perdite assolute quando i mercati scendono incamerando al contempo gran parte dei guadagni nel corso della successiva ripresa.
In un contesto denominato dall’incertezza geopolitica e commerciale, come quello che ha costruito Trump negli ultimi mesi, in che modo gli investitori possono valutare la solidità di un’azienda nel processo di costruzione di un portafoglio difensivo?
Oggi conseguire un profilo di rischio/rendimento bilanciato è particolarmente difficile. Per acquisire fiducia sull’evoluzione degli utili di un’azienda e sul potenziale di rendimento di un titolo azionario occorre un qualche grado di certezza sul futuro. Dal canto nostro, ci avvaliamo di un quadro di riferimento per valutare l’impatto dei dazi sui fondamentali azienda per azienda, fatto di tre componenti: per prima cosa stima dell’esposizione dei ricavi e dei fattori produttivi dell’azienda a diversi tipi di dazi; in un secondo momento la valutazione dell’impatto diretto dei dazi sulla redditività, che dipende spesso dal potere di determinazione dei prezzi dell’azienda stessa, e, infine, un esame dell’impatto indiretto dei dazi sull’azienda, come l’effetto dei cicli economici o di una maggiore inflazione. Le azioni di aziende di qualità, con prezzi e corsi azionari stabili, possono costituire solide fondamenta difensive per affrontare le sfide in evoluzione. Oggi è possibile trovare alcune di queste società a valutazioni particolarmente interessanti, che ne amplificano il potenziale di apprezzamento futuro.
Ma quindi, operativamente, come possono posizionarsi gli investitori per proteggersi dalla volatilità senza dimenticarsi che l’obiettivo degli investimenti è di lungo termine?
In generale, l’obiettivo è quello di indirizzare i portafogli difensivi verso aziende orientate ai servizi più che verso quelle che producono beni, più suscettibili ai dazi. Per esempio, le imprese che offrono servizi online legati ai viaggi e specifiche società nel settore finanziario, non si trovano proprio sulla linea di fuoco diretta della guerra commerciale. Una diversificazione difensiva richiede anche un approccio selettivo al settore tecnologico. Le aziende di software, offrono l’opportunità di seguire il trend dell’innovazione e sono meno vulnerabili ai dazi. Quelle di semiconduttori e hardware, invece, sono a nostro avviso molto più esposte ai rischi legati ai dazi e rappresentano esposizioni meno difensive.
In realtà, anche nei settori che appaiono più suscettibili ai dazi è possibile identificare delle eccezioni. Spesso si tratta di aziende che scambiano a valutazioni relativamente interessanti a causa dei rischi percepiti. Tra di esse vi sono imprese industriali che operano principalmente negli Stati Uniti, case editrici digitali o gruppi ingegneristici che beneficiano di megatrend come gli investimenti in infrastrutture a livello globale.
In un’allocazione globale, infine, vale la pena fare attenzione alla diversificazione geografica. Le guerre commerciali avranno un impatto globale, ma le società non saranno tutte egualmente impattate dai dazi.
Tutte queste caratteristiche sono presenti nel portafoglio AB Low Volatility Equity che seleziona imprese stabili e di qualità, con cash flow robusti, in grado di fornire protezione anche contro gli eventi imprevisti e la volatilità di mercato. In questo modo è possibile catturare il 90% della crescita del mercato, limitando al 70% l’impatto delle fasi ribassiste, sovraperformando così il mercato nel lungo termine.
Insomma, mentre le incertezze geopolitiche e le tensioni commerciali continuano a plasmare il panorama economico, gli investitori più preparati possono trovare nell’attuale volatilità un’opportunità per rafforzare i propri portafogli. Essere pronti a rivedere le proprie strategie in risposta ai cambiamenti del mercato è essenziale per navigare con successo nel futuro.

