Il nuovo identikit degli “angeli” della finanza

Rita Annunziata
23.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Il nuovo rapporto di Social Innovation Monitor rivela l'identikit dei business angel italiani. Ecco chi sono. E su quali settori e tecnologie investono

In Italia oggi si contano 1.209 “angeli” delle startup. Dei 359 che hanno risposto alla survey, il 76% opera nel settentrione (il 62% nel nord-ovest e il 14% nel nord-est)

Alla domanda sulla principale esperienza lavorativa attuale il 46% dei rispondenti cita l’attività di manager o dipendente di un’azienda privata mentre il 32% è un imprenditore

Dove operano i business angel italiani? Sono uomini o donne? E in quali settori e tecnologie investono? Le risposte a queste e ad altre domande nel nuovo report di Social Innovation Monitor, il team di ricercatori e professori universitari legati dall'interesse per l'innovazione e l'imprenditorialità a significativo impatto sociale, coordinato dal professor Paolo Landoni del Politecnico di Torino.
In Italia oggi si contano 1.209 “angeli” delle startup. Dei 359 che hanno risposto alla survey, il 76% opera nel settentrione (il 62% nel nord-ovest e il 14% nel nord-est). Fa da traino la Lombardia che ne conta ben 150 (complessivamente ne sono 491), seguita da Piemonte (65 su una popolazione complessiva di 186) e Lazio (36 su una popolazione complessiva di 136). Appena il 4% dei rispondenti opera invece nell'area meridionale e insulare. L'analisi per genere vede predominare gli uomini, che rappresentano l'86% della popolazione e l'88% del campione analizzato. Alla domanda sulla “principale esperienza lavorativa attuale” il 46% dei rispondenti (546) cita l'attività di manager o dipendente di un'azienda privata, il 32% è un imprenditore, il 17% un consulente o libero professionista e il 3% un manager o dipendente della pubblica amministrazione.
Ma dove investono? Sul totale dei 344 business angel che hanno risposto al quesito, il 51% ha dichiarato di concentrare i propri investimenti unicamente in Italia, mentre il 49% parla di Italia ed estero. Il 49%, prevalentemente, investe in tutti i settori e tecnologie, il 41% si focalizza solo su specifiche tecnologie e il 10% solo su specifici settori. Nel dettaglio, 99 business angel (57%) cita il “digital services & Ict”; seguono “biotech & healthcare” (97, 55%) e “fintech & big data tech” (79, 45%). Nella coda dei settori meno attrattivi troviamo invece “mobility” con il 15% (27), “electronics” con il 13% (23) e “education” con un ulteriore 13% (22).

C'è infine anche chi investe su organizzazioni a significativo impatto sociale, pari al 49% (128). Il 63% degli hybrid angel (coloro che “danno priorità a investimenti in organizzazioni a significativo impatto sociale e hanno nel proprio portfolio meno del 50% di organizzazioni a significativo impatto sociale rispetto al totale o hanno dichiarato di non dare priorità a investimenti in organizzazioni a significativo impatto sociale, ma hanno nel proprio portfolio almeno un'organizzazione di tale tipologia”, spiega il rapporto) e impact-oriented angel (che “danno priorità a investimenti in organizzazioni a significativo impatto sociale e hanno nel proprio portfolio almeno il 50% di organizzazioni a significativo impatto sociale”) punta in particolare su organizzazioni che dichiarano il proprio impatto in tal senso ex ante. Il 50% dello stesso campione, invece, investe in settori sottocapitalizzati e il 69% è disposto ad accettare ritorni economici inferiori a quelli di mercato in cambio di ritorni maggiori in termini di impatto sociale.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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