La ricchezza 2022 cavalca il tech (ma non in Cina)

Teresa Scarale
Teresa Scarale
4.1.2022
Tempo di lettura: 3'
Dai 3000 miliardi di capitalizzazione di Apple ai continui balzi di Tesla, il nuovo anno dell'equity sembra essersi aperto all'insegna degli iper guadagni da tecnologia. Non per gli imprenditori cinesi però
La notizia ha fatto il giro del mondo in un baleno: lunedì 3 gennaio 2022 Apple ha superato la soglia di 3000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato grazie a scambi di borsa (+3%) che hanno toccato l'apice di 182,88 dollari ad azione, “due centesimi sopra il prezzo necessario” per raggiungere il nuovo record, come raccontano le cronache.
Cifre che indicano chiaramente la direzione della ricchezza azionaria nel 2022: l'irrinunciabile tech. Chi aveva le azioni Apple in portafoglio ha guadagnato nel 2021 il 35%, surclassando il pur elevato rendimento medio dell'S&P 500 (27%). Ciò che colpisce è (anche) la velocità dell'incremento di valore dell'equity dell'azienda di Cupertino, fino a 16 mesi fa (agosto 2020) valutata dai mercati “solo” 2000 miliardi di dollari. A spingere la volata, non solo i dati di bilancio acquisiti (al 30 settembre 2021 Apple registrava una crescita dei profitti del 33% anno su anno). L'analista Dan Ives (Wedbush) ha infatti prospettato per la società fondata da Steve Jobs un anno di crescita sostenuta, con una quotazione prevista di 225 dollari a titolo. A influire beneficamente sulla società, la previsione di una maggiore fluidità nelle catene di approvvigionamento e la crescita del suo settore servizi.

Ma l'anno è iniziato ottimamente anche per un altro marchio simbolo dell'innovazione tecnologica, ovvero Tesla. Le azioni del colosso di Elon Musk hanno infatti guadagnato nella prima seduta dell'anno il 13% grazie a risultati per il 2021 ancora migliori delle pur rosee aspettative: 308.600 veicoli elettrici consegnati nel quarto trimestre, per un totale di quasi un milione di auto (936.172) venduti nel 2021, pari a una crescita dell'87% anno su anno. Numeri perfettamente in linea con il proverbiale ottimismo di Musk, che si aspetta di arrivare a vendere 20 milioni di veicoli all'anno nei prossimi nove anni (entro la fine del 2030).
Né sembra che le polemiche relative alla prossima apertura di uno showroom Tesla nello Xinjiang (regione della Cina tristemente nota per gli abusi sulla minoranza etnica degli Uiguri) stiano avendo effetto sui mercati. Il presidente Usa Joe Biden ha firmato lo scorso 23 dicembre un decreto bipartisan che vieta l'importazione di merci da quell'area a meno che non se ne provi l'assenza di sfruttamento di manodopera uigura. Restando in Cina, la musica è meno dolce per i magnati del tech.

Come noto (si pensi solo al caso Jack Ma), il governo cinese ha stretto il pugno di ferro contro gli ultra miliardari dei giganti tecnologici, in nome di una rinnovata esigenza di “uguaglianza sociale” (il paese resta uno dei più iniqui al mondo per quanto riguarda la distribuzione interna della ricchezza nazionale). A causa delle avverse misure governative, si stima (Bloomberg) che i dieci uomini più ricchi del Paese di Mezzo abbiano perso nel 2021 80 miliardi di dollari come valore azionario. La politica antitrust del governo ha colpito società come Alibaba, Tencent, Didi, per citare le più note. Ma ad aver maggiormente sofferto è stata Pinduoduo: l'impresa ha perso 40 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato.
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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