Cina e India, ugualmente diseguali nella ricchezza

Teresa Scarale
Teresa Scarale
29.6.2021
Tempo di lettura: 2'
Il paese “comunista” presenta impressionanti tassi di crescita della disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Il subcontinente indiano non ha mai brillato per equità. E non accenna a invertire la tendenza
Uguali nella disuguaglianza. Potrebbe essere il motto di India e Cina messe insieme. I trend distributivi presentano dinamiche simili nei due paesi (anche se la Cina parte da una condizione di minor disparità storica rispetto all'India). La crescita della diseguaglianza nel paese “comunista” del Dragone fa impressione. Come diretta conseguenza dell'economia di mercato, si è passati da un indice di Gini pari al 59,9 nel 2000 al 70,4% del 2020 (il massimo era stato nel 2016, con 71,6).

Un valore prossimo a zero dell'indice indica una situazione di totale uguaglianza nella distribuzione del reddito. Più ci si avvicina a 1 – o a 100, se si utilizzano le percentuali – più la disparità aumenta.
I dati sono di Credit Suisse, che nel suo consueto report annuale sul wealth sottolinea anche come la ricchezza media per adulto in Cina nel 2020 era del 5% più alta rispetto all'anno precedente. In India invece si era ridotta del 3,7% (valore in rupie).



Una tale rapidità nella distruzione del tradizionale contesto egualitario cinese si è avuta in concomitanza con la crescita della fetta di ricchezza in mano all'1% dei più ricchi, aumentata dal 20,9% del 2000 al 30,6% del 2020. Nel caso della Cina la disparità reddituale della popolazione è stata sostenuta dall'aumento dei prezzi immobiliari urbani, su dell'80% nel nuovo millennio. Si tratta di una dinamica contro intuitiva rispetto a quanto accade altrove nel mondo: in genere a un aumento dei prezzi delle case di città corrisponde una sostanziale redistribuzione della ricchezza. Nell'ex Celeste Impero tuttavia gli immobili tendono a essere di proprietà dei più ricchi.

india cina ricchezza

In India invece l'espansione della disuguaglianza nei primi vent'anni del XXI secolo è stata più lenta, ma il paese partiva già da livelli molto elevati nel 2000. Nel caso indiano, il valore del coefficiente di Gini è drammatico: nel 2000 era del 74,7, nel 2020 si attesta all'82,3. A fine 2020, l'1% dei più ricchi tiene sotto controllo il 40,5% della ricchezza nazionale. In entrambi i paesi l'aumento ulteriore della disparità nel 2020 si deve agli ingenti guadagni azionari, che hanno arricchito ancora i magnati nazionali.
Come riporta l'ultimo Global Wealth Report di Credit Suisse, la Cina si distingue per il peso relativo della ricchezza finanziaria, accumulata negli anni. Se nel 2000 gli asset finanziari in portafoglio di un cinese ricco erano il 36,4%, oggi sono il 44,2%. Molto diverso l'analogo rapporto in India: 23,3% e 24,1%. Nel Paese di Mezzo, complice l'elevato tasso di risparmio e le ottime performance dei mercati, gli asset finanziari per adulto sono cresciuti del 16,5%. In India dell'8,7%.

Quanto a ricchezza dei miliardari, la Tigre ha superato al momento il Dragone. È fresca infatti la notizia che sono due indiani, Mukesh Ambani e Gautam Adani gli uomini più ricchi d'Asia (classifica Bloomberg). Entrambi hanno tratto vantaggio dalla crisi pandemica.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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