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Imprese, fiducia ai minimi: la quarta ondata congela la ripresa | WeWealth

Imprese, fiducia ai minimi: la quarta ondata congela la ripresa

Rita Annunziata
28.1.2022
Tempo di lettura: 5'
L'indice composito del clima di fiducia delle imprese subisce, nel mese di gennaio, un deciso ridimensionamento. Secondo l'Ufficio economico Confesercenti, di fatto, la quarta ondata sta riportando indietro le lancette della ripresa

La frenata registrata dall’Istituto nazionale di statistica risulta più contenuta nell’industria e nel commercio al dettaglio

Diverso è il caso dei servizi di mercato, dove l’indice scende da 109,6 a 94,9. Pesano il settore del trasporto e magazzinaggio e quello dei servizi turistici

La quarta ondata congela la ripresa. Finendo per erodere anche le aspettative delle imprese. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto nazionale di statistica, nel mese di gennaio l'indice composito del clima di fiducia delle aziende italiane è crollato da 112,7 a 105,4. Si parla di quello che, nel commento alla nota flash, viene definito un “deciso ridimensionamento” considerando che si tratta “del valore più basso degli ultimi nove mesi”.
Nessun comparto risulta escluso, anche se l'impatto assume intensità differenti. La frenata risulta infatti più contenuta nell'industria (col manifatturiero che registra un calo da 115 a 113,9 e le costruzioni da 159,1 a 158,8) e nel commercio al dettaglio (da 107,4 a 106,6). Diverso è il caso dei servizi di mercato, dove l'indice passa da 109,6 a 94,9. Pesano a tal proposito il settore del trasporto e magazzinaggio e quello dei servizi turistici. Gli unici segnali positivi arrivano dal commercio al dettaglio, con giudizi sulle vendite in leggero miglioramento, e dal comparto delle costruzioni, dove le aspettative sull'occupazione aumentano con decisione.
“Come era logico attendersi, l'incrocio tra i nuovi vincoli alla socialità e alla produzione con il ritorno dell'inflazione, ha generato una diffusa riduzione della fiducia, tanto tra le famiglie quanto tra gli imprenditori”, osserva l'Ufficio studi di Confcommercio commentando i dati Istat. “Uno shock di inizio 2022 che non va sopravvalutato ma che non deve essere nemmeno del tutto trascurato”. Secondo l'associazione, infatti, gli impulsi “sui costi dell'energia si stanno diffondendo alle altre filiere e cominciano a leggersi nelle dinamiche dei prezzi al consumo comportando, almeno nel breve termine, un'erosione del potere d'acquisto delle cospicue attività liquide non protette dall'inflazione”. Il che, aggiunge, potrebbe comprimere la dinamica dei consumi indebolendo la ripresa.

“Preoccupazioni sulla crescita emergono con chiarezza anche dal versante delle imprese, sia pure con diverse intensità. Se nel commercio al dettaglio qualche giovamento deriva dalla sostituzione delle consumazioni fuori casa con acquisti per l'alimentazione domestica, presso i servizi di mercato si acuisce gravemente il disagio, in particolare nei trasporti e nella filiera turistica”, continua l'ufficio studi, ribadendo come questa situazione riproponga “il tema di una ripresa eterogenea, con ampi settori del terziario di mercato ancora in piena pandemia economica, una condizione di fragilità che si riverbera sulla tenuta complessiva del sistema produttivo”.

A sottolineare il marcato impatto della quarta ondata sul settore del turismo, in particolare, interviene anche l'Ufficio economico Confesercenti. Che ricorda come il comparto mostri “le aspettative più nere” con un crollo di 24 punti del clima di fiducia (il più rilevante da maggio 2021). “Le rilevazioni Istat confermano l'allarme che lanciamo da tempo: la quarta ondata sta riportando indietro le lancette della ripresa, in particolare per il settore turismo, ripiombato in un forte stato di crisi”, scrive l'associazione. “È una nuova emergenza che richiede un intervento immediato. A partire da misure atte a contenere i costi dei beni energetici e a sostenere l'occupazione”. Stando all'ufficio economico, a tal proposito, lo sconto sulla contribuzione per le imprese che accedono agli ammortizzatori sociali stabilito dal decreto sostegni rappresenta un passo in avanti, ma non basta. “Serve la previsione della causale covid-19 quantomeno dal 1° gennaio al 31 marzo: a rischio ci sono molti posti di lavoro, soprattutto tra le imprese di piccole e medie dimensioni del comparto. Un problema particolarmente grave nelle grandi città turistiche”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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