Lagarde ha ragione: l'inflazione fa male soprattutto ai più deboli

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La preoccupazione del board Bce sull'inflazione è stata presentata come un problema anche per la disuguaglianza: i dati lo confermano

A dicembre 2021 l'inflazione subita in Italia da un soggetto a basso reddito è stata superiore di 1,7 punti rispetto a quella di un individuo benestante: un differenziale più ampio rispetto a quello osservato in Belgio, dove i prezzi dell'energia sono aumentati ancor di più

Il think tank Bruegel ha analizzato come l'inflazione osservata in questi mesi stia colpendo di più i ceti più vulnerabili



Nella sua ultima conferenza la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha voluto ricordare come l'inflazione sia causa di “preoccupazione” su tutto il board, “perché il peso è sostenuto da quelli che sono più vulnerabili e che fronteggiano la difficoltà quotidiana dei prezzi più elevati”. Le orecchie degli investitori in quel momento erano sintonizzate sulla possibilità di un futuro rialzo dei tassi nel 2022, ma il messaggio letterale di Lagarde voleva essere di solidarietà sociale. In che senso, però, l'inflazione colpisce i più vulnerabili?

In queste pagine di solito viene messo in luce come l'aumento dei prezzi sia un nemico anche dei patrimoni più sostanziosi: ciò è vero in particolare per tutti quelle componenti del portafoglio il cui valore cresca più lentamente dell'inflazione. Un esempio su tutti: il conto corrente.

Uno dei principali aspetti che, però, rende l'inflazione particolarmente dolorosa per i ceti più svantaggiati è che, per questi ultimi, una maggiore percentuale dei propri risparmi deve essere (necessariamente) mantenuta in liquidità pronta da spendere. Difficilmente chi si trova in condizioni di ristrettezza, infatti, si può permettere il rischio di destinare una grossa fetta del proprio risparmio su azioni o altri titoli finanziari che solitamente battono l'inflazione. In secondo luogo, le voci di spesa fra ceti più abbienti e meno abbienti cambiano sensibilmente. In Europa, ad esempio, la gran parte dell'inflazione che si sta osservando è dovuta all'aumento dei prezzi energetici. Questa voce di spesa è particolarmente importante per una famiglia in condizioni di basso reddito. Infine, i lavori meno specializzati sono spesso gli ultimi a registrare aumenti salariali anche quando il mercato del lavoro si restringe e l'inflazione sale.





Il think tank Bruegel è andato oltre queste premesse teoriche per misurare concretamente come l'inflazione stia colpendo diversamente le famiglie in Italia, Francia e Belgio. Per capire le differenze nelle diverse fasce di reddito gli studiosi hanno fatto riferimento agli Household Budget Surveys (HBS) condotti a livello nazionale e che contengono informazioni aggiornate su come le famiglie spendano diversamente a seconda dei diversi livelli di reddito.

In particolare, gli autori hanno evidenziato come nell'ultimo anno i prezzi di gas, elettricità e carburanti abbiano visto un incremento del 60% il Belgio, del 33% in Italia e del 19% in Francia. Nonostante il maggiore impatto di componente in Belgio, il maggior differenziale fra l'inflazione percepita fra “ricchi e poveri” si osserva, invece, in Italia.
“In tutti e tre i Paesi, il tasso effettivo d'inflazione affrontato dalle categorie di reddito più basse (il quinto delle famiglie con il reddito più basso in Italia e in Francia, il quarto con il reddito più basso in Belgio) è attualmente più alto del tasso d'inflazione delle categorie di reddito più alte”, affermano gli autori.

 
Nel dicembre 2021 un individuo a basso reddito ha subito, in Italia, un tasso d'inflazione di 1,7 punti più elevato rispetto ad un soggetto benestante, contro un differenziale di 1,4 punti in Belgio e 0,3 punti in Francia.



“La nostra analisi suggerisce chiaramente che le famiglie a basso reddito stanno soffrendo in modo sproporzionato a causa dell'attuale aumento dell'inflazione. Il forte aumento dei prezzi dell'energia spiega questo fenomeno”, hanno concluso gli autori di Bruegel, “i Paesi europei hanno introdotto una varietà di misure per cercare di proteggere i consumatori dall'impatto diretto dell'aumento dei prezzi dell'energia. Le differenze nella disuguaglianza dell'inflazione tra Francia e Belgio suggeriscono che la volontà, o la capacità, di raggiungere tali obiettivi varia significativamente tra i Paesi”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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