Come certe idee che si celano nella mente di un grande artista, sedimentate nel suo vissuto e portate alla luce da un preciso avvenimento. O come le mani sapienti di certi artigiani, che trasformano quelle idee in materia visibile, tangibile e riconoscibile. O come una delle frasi più rare comparse nella serie degli Arazzi di Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), top lot della seconda sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea di Kruso Art Auction House (già Art Rite Auction House, prima del rebranding della scorsa primavera), sul rostro il prossimo 6 novembre.
Coperte e Scoperte, il Boetti in asta
Un piccolo gioiello – 17×19 cm le dimensioni – realizzato nel 1989 e accompagnato da certificato di autenticità a cura dell’Archivio Alighiero Boetti, che parla di Occidente e Oriente, di modernità e di tradizione, di progresso e cultura. O meglio, di due facce della stessa medaglia, proprio come l’artista che le ha ideate: Alighiero e Boetti, come si firma a partire dal 1971, a sottolineare la capacità di essere se stessi e al contempo altro, due artisti in uno. Il primo, l’ideatore provocatore e ironico; il secondo l’esecutore, vivo solo grazie all’insostituibile presenza delle ricamatrici afgane cui Boetti si affida per la realizzazione delle sue opere concettuali. Perché nell’Islam, come ricordava l’artista, “si può pagare qualcuno perché vada alla Mecca al tuo posto… è lo stesso per le mie opere”. Un legame, quello con l’Afghanistan, che per Alighiero ha radici profonde e che affonda in un presunto antenato del 18esimo secolo, Giovanni Battista Boetti, monaco convertito all’Islam e a capo di una ribellione cecena contro la Russia di Caterina la Grande. Opera dalla provenienza tracciata, Coperte e Scoperte viene offerta all’incanto con una stima tra i 45mila e i 55mila euro.

L’arte italiana nel mercato dell’arte internazionale
Alighiero Boetti è tra i nomi più apprezzati dell’arte italiana del Novecento nel panorama internazionale, in un contesto in cui l’ecosistema dell’arte guarda al Belpaese con rinnovato – ma ancora cauto – ottimismo. “Storicamente, l’Italia ha sempre rivestito un ruolo tutt’altro che trascurabile per gli sviluppi della storia dell’arte internazionale fornendo anzi delle condizioni favorevoli per il lavoro di gallerie, curatori e artisti di vera avanguardia” ci racconta Andrea Orsini Scataglini, Amministratore Delegato della casa d’aste.
“A oggi, è innegabile che quella carica propulsiva si sia affievolita e, considerando il progressivo affermarsi di centri di mercato globali come New York, Parigi o Seoul, la posizione dell’Italia si è fatta leggermente più periferica. Negli ultimi tempi, tuttavia, si è assistito a incoraggianti segnali di svolta quali, in primis, l’abbassamento dell’IVA al 5% sulle transizioni di opere d’arte nonché il crescente interesse da parte di gallerie straniere di qualità nei confronti del nostro paese. Si veda ad esempio l’apertura del colosso Thaddaeus Ropac a Milano, della newyorkese Amanita a Roma e dell’esordio della fiera Paris Internationale a Milano prevista per il 2026. Il tutto si configura come qualcosa di essenziale per il riposizionamento italiano nell’attuale scenario di mercato nonché attrattore chiave per operatori di settore di standing internazionale” prosegue l’esperto.

Così, se da un lato “un dinamismo simile si accompagna a un contesto di tassazione ‘flat’ e agevolata per soggetti stranieri dalle disponibilità ingenti e intenzionati a spostare la propria residenza fiscale in Italia”, dall’altro il lavoro da fare è ancora molto, perché “si potrebbe andare a delineare un ecosistema davvero florido e virtuoso. Nel concreto, la presenza di gallerie e collezionisti sempre più strutturati comporterebbe un altrettanto significativo livello di sostegno e risonanza per la carriera degli artisti viventi. Al tempo stesso, si creerebbero condizioni più favorevoli per lo sviluppo e per la crescita degli archivi, essenziali per la valorizzazione di autori storici. A oggi, dunque, il sistema italiano parte sicuramente da condizioni più che buone, ma che potrebbero vivere una crescita esponenziale nel caso in cui si prosegua su percorsi simili” aggiunge Orsini Scataglini.
Non solo Boetti: gli altri artisti in asta da Kruso Art
Crescita certo trainata da grandi nomi come Boetti, ma non solo. La seconda sessione dell’asta del 6 novembre prossimo vede infatti protagoniste opere di primari artisti del ‘900 italiano. In primis, Senza Titolo (1968) di Pier Paolo Calzolari (stima 40mila – 60mila euro), una tecnica mista che, grazie all’applicazione di sale sul cartone, riduce l’arte alla pura organicità della materia che sa trasformarsi in altro ed elevarsi attraverso l’occhio contemplativo dello spettatore. Oltre a Superficie CP/190 (1957-1959) di Giuseppe Capogrossi (stima 30mila – 50mila euro), in cui lo studio dei colori, l’alternanza tra spazi pieni e vuoti e la dinamicità tracciano il segno inconfondibile dell’artista romano. Ulteriore interessante opera proposta all’incanto è Volume (1960) di Dadamaino, un’idropittura su tela (stima 25mila – 35mila euro) in cui la composizione è azzerata alla forma di multipli cerchi forati nella tela, per un’indagine continua sul rapporto tra superficie, luce, movimento e atto percettivo dell’osservatore.

U-3, opere dai budget più mirati per gusti sofisticati
La seconda sessione dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea segue una prima sessione dedicata alle opere con stima non superiore ai 3mila euro. Una sezione per collezionisti dai budget più mirati, che rispecchia la capacità di Kruso Art di unire qualità curatoriale e accessibilità, andando incontro alle esigenze del mercato che, in questo momento, predilige i nomi storicizzati se c’è disponibilità di spesa o, altrimenti, opere a valori più accessibili. Precisa Orsini Scataglini che l’appuntamento, consolidato negli anni dalla casa d’aste, “rispecchia infatti un’idea di collezionismo più giovane e dalle disponibilità più contenute, ma non per questo meno sofisticate. Un approccio all’acquisto abbastanza in linea con quanto riportato dagli ultimi report relativi allo stato di salute del mercato globale, che hanno messo in risalto un incremento del numero di transazioni relative a fasce medio-basse di prezzo”.
Cosa cercano i collezionisti? Tra opere storicizzate e contemporanee
Un equilibrio sottile tra ricerca e mercato, tra desiderio e misura, quindi. In un momento in cui gli investitori e i collezionisti navigano tra incertezze globali e abbondanza di offerta, Kruso Art delinea una formula per leggere le tendenze e reagire con rapidità. “Considerando la situazione di forti tensioni politiche e sociali a livello internazionale, quel che si è osservato è un forte ridimensionamento dell’attenzione verso l’arte ultra-contemporanea” aggiunge l’AD.
“In periodi come questo, gli acquirenti sembrano prediligere un approccio più attento e conservativo indirizzandosi in maniera più evidente verso le opere di autori storicizzati e dal mercato di una solidità tale da rappresentare un ‘porto sicuro’. Artisti come Lucio Fontana, Alighiero Boetti o Giorgio Morandi saranno infatti sempre identificati come garanzia di investimento, grazie a una legittimazione economica, artistica e storica che è ormai stabile nel tempo. Al tempo stesso, è bene sottolineare come per le generazioni più giovani non sia per niente scontato decidere di investire risorse importanti nel segmento dell’arte moderna e contemporanea, la cui posizione prioritaria pare si stia ridimensionando a favore del segmento del lusso. A oggi, infatti, le modalità di fruizione e godimento estetico di un’opera sono profondamente cambiate. Chi acquista si ritrova in una situazione di sovrabbondanza – in termini di opere, artisti, gallerie, fiere e così via – e di accessibilità immediata tramite i social e il mondo dell’online. Per definizione, dunque, quell’aura di ‘esclusività’ dell’arte viene tremendamente diluita e ci si sposta su una dimensione di offerta ben più vasta, tale per cui il possesso di un’opera d’arte non porta più un valore aggiunto paragonabile a quanto accadeva invece prima del digitale”.
Si fanno così spazio opere come Senza Titolo di Carlo Mattioli (1962), in equilibrio tra ricerca figurativa e informale, dalla stima 900 – 1200 euro; o Senza Titolo (1991) di Paw Oo Thet, artista birmano e autore di questo acquarello su carta dalla profonda raffinatezza e vibrante cromaticità (stima 1000 – 2000 euro).

Appuntamento il 6 novembre
Con l’appuntamento del 6 novembre, Kruso Art rinnova uno dei suoi momenti più attesi dell’anno: un’asta che rappresenta un punto di riferimento per collezionisti e appassionati, capace di coniugare rigore curatoriale e visione di mercato. Negli ultimi anni, la casa d’aste ha rafforzato progressivamente la propria offerta, affiancando ai dipartimenti dedicati all’arte moderna e contemporanea nuovi segmenti come il lusso, un’evoluzione che riflette le trasformazioni del gusto e i nuovi interessi dei collezionisti contemporanei. Un calendario che cresce, un’identità che si consolida: la prossima asta di Kruso Art è l’occasione per riscoprire il piacere dell’arte e la vitalità del mercato italiano.
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