Amundi, Pictet & Co. contro Coca-Cola e Carrefour. Cosa chiedono

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185 investitori, tra cui Amundi e Pictet, hanno chiesto ai più grandi colossi dell’industria dei beni di consumo e generi alimentari di ridurre la loro dipendenza dalla plastica. Citando rischi non solo per ambiente e diritti umani ma anche per le performance finanziarie

Indice

Coordinati dalla Dutch association of investors for sustainable development, 185 investitori hanno scritto a 36 colossi dell’industria dei beni di consumo e della vendita al dettaglio di generi alimentari, tra cui Coca-Cola e Carrefour

Le aziende vengono esortate a definire una visione chiara per ridurre drasticamente il consumo di imballaggi in plastica monouso in termini assoluti ed eliminare gradualmente le sostanze chimiche pericolose

185 investitori, tra cui Pictet e Amundi, con un patrimonio di 10mila miliardi di dollari in gestione, hanno firmato una dichiarazione contro alcuni dei più grandi colossi dell’industria dei beni di consumo e generi alimentari. Carrefour, Coca-Cola, Danone e L’Oréal, tra gli altri, sono stati invitati a ridurre in maniera decisa la loro dipendenza dalla plastica, il cui ciclo di vita, spiegano i firmatari, rappresenta “una minaccia grave e crescente per ambiente, clima, biodiversità, diritti umani e salute pubblica”. E, in ultima istanza, anche per la loro capacità di generare valore e rendimenti a lungo termine.

Plastica: i rischi per aziende e investitori

Coordinati dalla Dutch association of investors for sustainable development (Vbdo), gli investitori hanno scritto a 36 grandi aziende mondiali, precisando come si tratti di un elenco “non esaustivo”; nel mirino, infatti, sarebbe l’intero settore dei beni di consumo e della vendita al dettaglio di generi alimentari. Stando ai dati di Carbon tracker citati nella lettera, la plastica impone alla società circa 350 miliardi di dollari all’anno di costi derivanti da emissioni di gas serra, inquinamento degli oceani e costi di raccolta. “In qualità di investitori responsabili, temiamo che le aziende che non affrontano in modo proattivo questi rischi con azioni volte a ridurre la loro dipendenza dalla plastica monouso possano affrontare costi più elevati o perdere opportunità di business, mettendo quindi a rischio creazione di valore nel lungo termine e rendimenti degli investimenti”, avverte la coalizione dei 185.

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Amundi & co.: cosa chiedono alle aziende

Le aziende vengono esortate a definire una visione chiara per ridurre drasticamente il consumo di imballaggi in plastica monouso in termini assoluti, eliminare gradualmente le sostanze chimiche pericolose e, soprattutto, sostenere (e non contrastare) il quadro strategico necessario a supportare azioni come queste. “Ci aspettiamo che sostengano gli sforzi internazionali per un ambizioso trattato sulla plastica aderendo alla Business coalition for a plastic treaty e che si impegnino a favore di misure giuridicamente vincolanti volte a ridurne produzione e consumo e a promuoverne il riutilizzo”, scrivono gli investitori. Infine, invitano le aziende a sostenere pubblicamente anche la proposta di revisione della Commissione europea del regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (“Proposal packaging and packaging waste”), astenendosi dall’esercitare pressioni contrarie e assicurandosi che le associazioni industriali di cui fanno parte agiscano in conformità con questa posizione.

Coca-Cola passa alla plastica riciclata al 100%

La coalizione, oltre a Pictet group e Amundi asset management, include anche Anima sgr, Aviva investors, Axa investment managers, Dpam, Legal & General investment management e Nordea asset management. Tra le aziende chiamate in causa, invece, anche Kellogg, Nestlé, PepsiCo, Tesco e Unilever. Alcune delle quali hanno già avviato azioni in tal senso. A titolo esemplificativo, proprio l’8 maggio Coca-Cola ha annunciato che tutte le bottiglie saranno realizzate con il 100% di plastica riciclata (rPet). Danone ha lanciato invece negli scorsi anni il progetto “Zero al cubo” (ovvero zero emissioni, zero sprechi e zero plastica), puntando a ridurre le emissioni di gas nocivi, l’immissione di plastica in natura e gli sprechi alimentari. Nel 2018 Kellogg ha annunciato l’espansione dei suoi Obiettivi di sostenibilità globale per includere l’utilizzo di imballaggi completamente riutilizzabili, riciclabili o compostabili entro la fine del 2025.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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