Smart working effect: dalla produttività ai consumi nei grandi centri

Alberto Battaglia
12.7.2021
Tempo di lettura: 5'
Un recente studio ha stimato che la produttività crescerà del 5% negli Usa grazie a un'adozione dello smart working che riguarderà il 20% della forza lavoro

Un paper pubblicato dal National bureau of economic research ha stimato che la produttività crescerà del 5% negli Stati Uniti grazie a un'adozione dello smart working che riguarderà il 20% della forza lavoro

Le note dolenti: i consumi nei grandi centri urbani andranno a ridursi del 5-10% e ad approfittare dei benefici del lavoro da remoto saranno soprattutto i lavoratori ben pagati

Dopo la sperimentazione forzata dovuta alla pandemia, è stato detto molte volte, il lavoro da remoto non sarà mai più stigmatizzato come prima e verrà impiegato con molta più disinvoltura. Prevedere in che misura sarà davvero così, e con quali conseguenze, è stato l'obiettivo di un working paper pubblicato dal National bureau of economic research. Il titolo del lavoro, “Perché il lavoro da casa resterà”, svela già il finale: negli Stati Uniti è possibile immaginare che il 20% della forza lavoro adotterà lo smart working anche dopo il Covid – una percentuale nettamente superiore al 5% registrato nei tempi pre-pandemia. Ma il lavoro da casa non sarà solo più diffuso: sarà anche uno strumento in grado di incrementare la produttività e di modificare le abitudini di spesa all'interno della grandi città.

Smart working, la diffusione post-pandemia


Gli autori dello studio, Jose Maria Barrero (Instituto Tecnologico Autonomo de Mexico), Nicholas Bloom (Stanford University) e Steven J. Davis (Booth School of Business, The University of Chicago), hanno rilevato come il lavoratori americani considerino lo smart working come un benefit di grande valore. In media, gli oltre 30mila intervistati hanno dichiarato di essere disposti a rinunciare al 7% della retribuzione in cambio della possibilità di lavorare da casa almeno due giorni alla settimana, dopo la pandemia. La voglia di smart working è trasversale fra tutti i gruppi, suddivisi per età, genere, reddito e livello di istruzione. Solo il 22,4% del campione si è detta contraria a lavorare da casa un volta finita l'emergenza pandemica.
La nota dolente, per i molti lavoratori americani ben disposti ad abbracciare lo smart working, è che solo una parte di loro si troverà nella posizione di poterne effettivamente usufruire dopo il Covid. Durante la pandemia, solo il 10% dei non diplomati ha lavorato a distanza, contro il 50% dei laureati. Nono solo: i soggetti il cui reddito annuo supera i 150mila dollari ha avuto oltre il doppio delle probabilità di lavorare da casa rispetto ai percettori di un reddito compreso fra i 20 e i 50mila dollari.
"I benefici di un persistente passaggio al lavoro a distanza saranno ampiamente sentiti”, hanno concluso su questo punto gli autori, “ma andranno principalmente ai più istruiti e ai più pagati".

Gli effetti dello smart working sulla produttività


La crescente adozione del lavoro a distanza comporterà un incremento della produttività vicino al 5%, affermano gli autori dello studio, citando come principale causa la riduzione degli spostamenti casa-lavoro. Proprio per questa ragione, si legge nel paper, “solo un quinto di questo aumento si rivelerà nelle misure tradizionali della produttività, dal momento che esse non tengono conto dei risparmi di tempo dovuti alla riduzione del pendolarismo”. Stimando che il 20% della forza lavoro americana lavorerà da casa dopo la pandemia, gli autori hanno calcolato che negli Usa le ore perdute in spostamenti casa-lavoro si ridurranno di circa 435 milioni di ore al mese.

All'interno del survey prevale nettamente la quota di lavoratori che, in seguito al lavoro a distanza, dichiara un effetto positivo sulla produttività: il 40% ha riscontrato una migliore efficienza grazie allo smart working, contro una quota del 15% che afferma il contrario e un 45% che in merito esprime una visione neutra.

I consumi nelle grandi città


La riduzione degli spostamenti sul luogo di lavoro, poi, si tradurrà in una notevole riduzione dei consumi nei grandi centri urbani ove si concentrano le attività lavorative dei pendolari. Gli autori hanno simulato la riduzione della spesa per consumi in due importanti aree urbane: il calo sarebbe del 4,6% a San Francisco e del 13% a Manhattan, rispetto ai livelli del 2019.

“Livelli più alti di lavoro da remoto presenteranno sfide importanti per le aree urbane, specialmente nelle città con alti tassi di pendolarismo da parte di professionisti ben pagati nell'ambiente pre-Covid”, si legge nello studio, secondo il quale si spenderà di meno “in cibo, shopping, servizi personali e intrattenimento vicino ai luoghi di lavoro raggruppati nei centri città”, con una riduzione media compresa fra il 5 e il 10%.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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