Superyacht, in Italia 50% produzione, ma mancano porti attrezzati

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Il recente rapporto di Altagamma e Deloitte lo conferma: la metà del portafoglio globale ordini di superyacht è per la cantieristica navale italiana e l’impatto economico dell’indotto è notevole. Tuttavia ci sono ancora vaste potenzialità da sfruttare

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Uno dei pilastri strategici dell’economia italiana, senza timore di smentita, è la nautica da diporto. Specie se di lusso. Il suo impatto complessivo è di circa 27,7 miliardi di euro, per un totale di 157.000 occupati che attivano le filiere complementari del turismo e del made in Italy, con un effetto moltiplicatore economico totale di quasi 2,7 volte (quello è di 6,0 volte). Il contributo economico e occupazionale per l’Italia è dunque importante, in grado di intercettare l’interesse di una nicchia globale di consumatori alto-spendenti i cui consumi contribuiscono notevolmente al pil del territorio. I dati sono stati presentati nello studio Altagamma-Deloitte La Nautica da diporto in Italia (in apertura, Giovanna Vitelli, vicepresidente di Altagamma per il settore Nautico e Presidente del Gruppo Azimut|Benetti).

La metà dei superyacht mondiali è prodotta in Italia

I superyacht italiani rappresentano la metà del portafoglio globale ordini della categoria. La nuova costruzione di questi templi del lusso impiega professionisti altamente qualificati, capaci di generare un impatto economico e occupazionale complessivo di 11,4 miliardi, per oltre 54.000 occupati (diretti, indiretti, indotto). I grandi yacht superiori ai 18 metri sono il segmento che annovera il maggior effetto di ricaduta benefica sul territorio, pari al 65% dell’effetto economico totale (i 27,7 miliardi di cui sopra). L’80% del valore nasce dalla cantieristica.

Pochi sono quelli che battono bandiera italiana, ma…

C’è di più. A livello turistico, i superyacht in visita nel Belpaese rappresentano solo il 2% del totale, ma generano il 55% del valore dell’indotto derivante dall’utilizzo delle imbarcazioni.  La spesa sul territorio di un grande yacht infatti è superiore di 26 volte rispetto alla media. Un altro dato: solo il 6,5% dei superyacht (intesi come i natanti superiori ai 24 metri di lunghezza) adotta bandiera italiana.

In Italia per (ri)farsi il superyacht, anche d’inverno

L’Italia si conferma una destinazione rilevante nel panorama internazionale dell’industri nautica, sia d’inverno che d’estate. I mesi freddi sono l’ideale per i refit dei natanti. Quelli estivi garantiscono la godibilità dei luoghi costieri più ameni. L’impatto economico totale della flotta, generato per 1/3 dal valore dalla spesa turistica sul territorio, è di 16,3 miliardi di euro, con 103.000 persone coinvolte a livello occupazionale.

Ulteriori potenzialità

Il già significativo impatto economico e occupazionale della nautica da diporto a livello nazionale presenta diverse opportunità di crescita. Per dire, solo il 30% dei posti barca disponibili in Italia si trova in marine attrezzate, con servizi tecnici e turistici adeguati all’utenza relativa. Un grande yacht immatricolato in Italia, con equipaggio italiano e sulle coste del paese per almeno dieci settimane annue, genererebbe un contributo annuale complessivo pari a 1,6 milioni/barca. Perché non estendere dunque il primato riconosciuto a livello mondiale nella costruzione di yacht e superyacht alla filiera dei servizi e del turismo nautico, si domanda lo studio.

Come sfruttare ancora meglio le potenzialità inespresse della nautica da diporto di lusso in Italia?

Secondo il rapporto di AltaGamma e Deloitte sulla nautica da diporto di lusso italiana, “le principali direttrici di sviluppo per aumentare l’indotto del turismo nautico contemplano sia degli adeguamenti normativi specifici al fine di rendere più attrattiva la bandiera italiana, sia maggiori investimenti nelle infrastrutture portuali e servizi connessi, con un potenziamento delle competenze tecniche e gestionali e uno sviluppo di piattaforme innovative e sostenibili”.

Perseguire una seria strategia di indotto nautico in tre mosse

La vicepresidente di Altagamma per il settore nautico, Giovanna Vitelli, in particolare, individua in tre punti gli obiettivi da perseguire. In primo luogo, armonizzare – in tema di aliquote Iva – il noleggio e il charter nautico ai parametri del settore turistico-alberghiero. Poi, adeguare le procedure e le normative della bandiera italiana a quelle di altri registri internazionali, al fine di aumentarne l’attrattività. Infine, semplificare le procedure burocratiche relative, ad esempio, ai controlli sui diportisti o all’arruolamento per le unità da diporto.

L’analisi di Altagamma e Deloitte dunque “evidenzia le potenzialità inespresse di un comparto con notevoli margini di crescita: nonostante l’Italia sia leader mondiale nella costruzione di Superyacht, solo il 6% di questi batte bandiera italiana. Ciò inibisce l’effetto benefico che i Superyacht sono in grado di generare sul territorio” afferma Giovanna Vitelli, vicepresidente di Altagamma per il settore Nautico e presidente del gruppo Azimut|Benetti. Per questo “è necessario intervenire per accrescere l’attrattività della bandiera italiana, del charter sulle nostre coste, assimilandone l’Iva all’attività alberghiera, nonché delle nostre marine, vere mete del turismo nautico”.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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