Allarme Onu sul clima, Guterres: “Rischi per investitori e imprese”

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Secondo un nuovo rapporto dell’Ipcc, negli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità senza precedenti. Un allarme che, per António Guterres, rappresenta “un chiaro imperativo morale ed economico”

Solo nel 2019 le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) i più elevati degli ultimi 800mila anni

António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite: “La crisi climatica pone enormi rischi finanziari per investment manager e imprese. Rischi che dovrebbero essere misurati, divulgati e mitigati”

Luca Iacoboni, responsabile energia e clima di Greenpeace Italia: “Perfino la finanza sta facendo passi avanti per abbandonare il carbone e le altre fonti fossili. Un mondo libero dai combustibili fossili è possibile”

Mentre continuano a susseguirsi calamità naturali, dalle alluvioni in Cina e Germania agli incendi che bruciano Europa e Nord America, la soglia concordata a livello internazionale degli 1,5° Celsius entro cui contenere la febbre del Pianeta appare pericolosamente vicina. Secondo un nuovo studio dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), foro scientifico delle Nazioni Unite costituito nel 1988, negli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità senza precedenti rispetto agli ultimi 2mila anni. Solo nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) i più elevati degli ultimi 800mila anni.
Un allarme che, secondo il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, rappresenta “un codice rosso per l’umanità” e un “chiaro imperativo morale ed economico per proteggere vite e mezzi di sussistenza di coloro che sono in prima linea” nell’assorbire l’urto della crisi climatica. Per Guterres, infatti, la spesa per la ripresa post-covid dovrebbe essere allineata agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. E la promessa decennale di “mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno per sostenere la mitigazione e l’adattamento nei paesi in via di sviluppo” necessita di “essere rispettata”. Nelle parole di commento del segretario generale, la crisi climatica “pone enormi rischi finanziari per investment manager e imprese”. Rischi che dovrebbero essere misurati, divulgati e mitigati. “Settore pubblico e privato – conclude – devono lavorare insieme per garantire una transizione giusta e rapida verso un’economia globale a zero emissioni nette”.
Duro l’intervento di Luca Iacoboni, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia. “Quest’anno l’Italia giocherà un ruolo decisivo perché ha la presidenza del G20 e la vice presidenza della Cop26, ma purtroppo anche questo governo sta dimostrando di fare gli interessi delle aziende dei combustibili fossili e non quelli delle cittadine e dei cittadini italiani”, dichiara. “Continuare a promuovere energie inquinanti come il gas, insieme a false soluzioni come l’idrogeno blu ricavato da fonti fossili, significa restare dalla parte sbagliata della storia. Soluzioni alternative esistono e sono anche economicamente convenienti. Il solare e l’eolico, ad esempio, sono oggi il modo più economico per produrre nuova energia in gran parte del mondo, la mobilità a zero emissioni è una realtà, e perfino la finanza sta facendo passi avanti per abbandonare il carbone e le altre fonti fossili. Un mondo libero dai combustibili fossili è possibile, a mancare finora è stata solo la volontà politica”.

Secondo gli esperti dell’Ipcc (che includono anche tre italiani del Cnr), infatti, non tutto è ancora perduto. Forti e costanti riduzioni delle emissioni di Co2 e altri gas serra, assicurano, potrebbe contribuire a contenere i disastri provocati dal climate change. Ma scrivono: “Se da una parte, grazie a queste riduzioni, benefici per la qualità dell’aria sarebbero rapidamente acquisiti, dall’altra potrebbero essere necessari 20-30 anni per vedere le temperature globali stabilizzarsi”. Allo stato attuale, con 1,5°C di riscaldamento globale è atteso tra l’altro un boom di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Se si arrivasse ai 2°C, si raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per agricoltura e salute. “Questo rapporto è un riscontro oggettivo”, ha aggiunto la copresidente del Gruppo di lavoro I dell’Ipcc, Valérie Masson-Delmotte. “Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, che è essenziale per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come ci possiamo preparare”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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