Agosto, a Wall Street sarà estate o inverno?

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Ad agosto meglio stare lontani dalla borsa, dicono gli analisti. Eppure fino al 1986 agosto è stato il migliore mese a Wall Street. Ecco perché è bene non confidare troppo nella stagionalità

Market Watch, sito di informazione economico finanziaria, ha analizzato la stagionalità borsistica di agosto

Prendendo in considerazione il Dow Jones, dalla sua fondazione ad oggi, agosto, nonostante sia additato come uno tra i peggiori mesi in termini di rendimento, risulta essere un mese positivo: 1,1% contro lo 0,6% degli altri mesi

Tuttavia emerge un’asimmetria tra passato recente e passato remoto: fino al 1986 agosto è stato il mese migliore, dal 1986 in poi invece è risultato essere il mese peggiore

Ci sono quei detti borsistici che, di tanto in tanto, quando si è dalla parte giusta del mercato, vengono rievocati nei corridoi di Wall Street come per dire, in tono beffardo: “te l’avevo detto”. Spesso si tratta di massime che hanno a che fare con la statistica e la stagionalità. Altre volte si tratta invece di massime che pensano di avere a che fare con la statistica e la stagionalità, ma poco ci azzeccano. Questione anche di tempo: ciò che valeva oggi, non valeva per forza vale ieri. Il “Sell in May and go away” sembra appartenere alla seconda categoria. L’estate, e in particolare il mese d’agosto, per lungo tempo, è stata in realtà una stagione dalle performance positive. Sarà così anche quest’anno?
A guardare bene agosto è stato il mese migliore per le azioni in gran parte della storia del mercato statunitense. Vedasi le performance medie mensile del Dow Jones Industrial Average DJIA, dal 1896, anno della sua fondazione, ad oggi. Nel corso dei 90 anni fino al 1986, agosto è stato il mese più performante con un guadagno medio dell’1,8%, rispetto allo 0,4% degli altri mesi del calendario. Da quell’anno le cose sono cambiate. Completamente. Da allora agosto, fino ad allora il mese migliore è diventato il mese peggiore, con una perdita media dello 0,7%, contro un guadagno medio dello 0,9% per gli altri mesi. Gli investitori che diffidano delle terribili tendenze stagionali dunque sembrano soffrire di miopia: si concentrano sulla storia più recente e ignorano il passato più lontano (e i suoi record).
Come si spiega una tale asimmetria di rendimenti? L’autore dell’articolo di Market Watch che ha evidenziato questa dinamica, avanza un’ipotesi: i modelli azionari spesso smettono di funzionare una volta che troppi investitori ne diventano consapevoli. Nel 1988, apparve sul The Review of Financial Studies uno studio intitolato “Are Seasonal Anomalies Real? A Ninety-Year Perspective”, che arrivava effettivamente alla conclusione che agosto fosse il migliore mese per i mercati. Tuttavia, chi si affidò a quel dato non aveva letto bene le conclusioni, dove gli autori sottolineavano chiaramente che, sebbene agosto fosse tra i mesi in cima alla classifica per rendimenti generati, “non esiste un modello mensile coerente nel mercato azionario”.

Morale: è importante, nelle proprie valutazioni d’investimento, concentrarsi su qualcosa di più del recente passato. Cosa non semplice, dato che gli economisti hanno dato perfino un nome preciso a questo comportamento: “recency bias”. Al contempo sarebbe ugualmente sbagliato concentrarsi sul passato più remoto, cosa che però in pochi fanno. Guardare all’insieme di tutti i dati disponibili invece è la scelta più saggia. Facendo questo, si scoprirà che il mercato azionario in agosto non è, da una prospettiva strettamente statistica, destinato ad essere migliore o peggiore degli altri mesi. Questo non significa che il mercato azionario non salirà molto  o precipiterà questo mese. Ma se lo fa, non sarà perché è agosto.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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