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Musei privati e hnwi, una nicchia in espansione

Musei privati e hnwi, una nicchia in espansione

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Perché aprire fondazioni e musei privati? Basti pensare che la Tate espone solo il 20% delle sue opere, il Louvre l’8%, il Guggenheim addirittura il 3%. Quindi, meglio far da sé

  • Il 38% dei collezionisti privati proviene dall’Europa, il 28% dagli Usa, il 18% dall’Asia. Tre quarti dei musei privati sono nati dopo il 2000, il 39% dopo il 2010

  • Il volume offre una panoramica a tutto tondo di questo settore così specifico del wealth management, dalle varie tipologie di collezionismo private ed enterprise alle modalità per creare una fondazione artistica. Senza tralasciare gli aspetti legali e fiscali

“Musei privati” di Alessia Zorloni è un’utile vademecum dedicato alle collezioni private e musealizzate di arte contemporanea, fenomeno in costante crescita fra gli hnwi. E che delinea una nuova fisionomia del collezionismo

Alessia Zorloni, Musei privati e hnwi
L'autrice del libro Musei privati, Alessia Zorloni, dello studio legale CBA di Milano. Diversi capitoli del volume sono stati redatti con il supporto concreto di professionisti CBA
Il fenomeno dei musei privati è poco conosciuto e studiato nonostante la forte crescita che, a partire dal 2000, ha portato a un raddoppio della sua consistenza numerica

Quella dei musei privati è certamente una nicchia nella nicchia, pure in ambito hnwi. Ma si tratta di un fenomeno in forte espansione, caratteristico del wealth management del XXI secolo. Ne indaga la realtà il bel libro di Alessia Zorloni (CBA), Musei privati (Egea), sorta di compendio introduttivo e perlustrativo di tutte implicazioni legate al fenomeno. E se in passato il concetto di “collezione privata” emanava sempre un sentore di segretezza, oggi il tradizionale anonimato associato a queste realtà lascia spazio a “una nuova identità, visibile e attiva nella sfera pubblica” (dall’introduzine di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, autrice pure dell’appendice dedicata ai protagonisti). La prefazione del volume è di Ernesto Lanzillo, Deloitte private leader.

Gestione, valorizzazione, esposizione

Oltre la donazione: l’apertura di musei privati

La prima parte del volume traccia il profilo identitario del collezionismo privato contemporaneo. Che non si risolve più o solo nella donazione ad enti pubblici, ma nell’apertura di spazi propri. Uno dei motivi alla base di questo cambio di rotta è che le istituzioni pubbliche non offrono la garanzia dell’esposizione permanente delle opere d’arte. A solo titolo d’esempio, qualche dato che ha dell’increddibile. La Zorloni ricorda come la Tate esponga solo il 20% delle sue opere, il Louvre l’8%, il Guggenheim addirittura il 3%. Quindi, meglio far da sé, come il collezionista lombardo Massimo Valsecchi, che con la vendita di un solo Gerhard Richter, ha acquistato Palazzo Butera a Palermo, alloggiandovi la propria collezione.

Il 38% dei collezionisti privati proviene dall’Europa, il 28% dagli Usa, il 18% dall’Asia. America Latina, Medio Oriente e Australia si fermano invece per ora rispettivamente 8%, 5% e 3%. Dal punto di vista anagrafico, la stragrande maggioranza degli hnwi che apre fondazioni e musei privati ha più di 50 anni (58%). Più di quarto (26%) si colloca fra i 40 e i 49 anni. Il 13% ha poi fra i 30 e i 39 anni, mentre i giovanissimi rappresentano il 3%. C’è poi l’aspetto temporale: quasi i tre quarti di tutti i musei privati sono nati dopo il 2000: il 34,5% fra il 2000 e il 2010 e il 38,9% dopo il 2010.

Piace il contemporaneo

La preferenza (netta) per l’arte contemporanea da parte dei collezionisti hnwi raggiunge il 94% negli under 40. Che però non trascurano certo l’arte moderna e gli impressionisti (30%), categorie invece preferite dagli ultra sessantenni.

Tipologie di collezionisti

Prima di addentrarsi in questioni più tecniche come ad esempio la gestione e la valorizzazione dei lasciti d’artista oppure la creazione del proprio museo privato, la Zorloni declina la modalità del collezionare secondo quattro profili tipo. Il connoisseur, l’esteta, il cacciatore di trofei, il collezionista “enterprise”. Largo spazio è poi dedicato alle collezioni d’impresa e alle nuove forme di mecenatismo, con riferimento anche all’esperienza di Intesa Sanpaolo.

Alessia Zorloni, Musei privati, Egea 2019

Aspetti finanziari, legali, fiscali

La seconda parte del volume dà rilievo, con Adriano Picinati di Torcello e Barbara Tagliaferri, alla survey Deloitte sul mercato dell’arte e agli aspetti successori del collezionismo, dagli scenari fra eredi alle esperienze internazionali di gestione delle collezioni. Molte le pagine dedicate quindi agli aspetti fiscali e patrimoniali, senza trascurare il contesto italiano dell’Art Bonus. La materia è sicuramente nuova e vasta, ma questo volume edito da Egea ne offre una panoramica più che propedeutica, con interventi a più voci da parte sia dei professionisti del mercato che dal cuore pulsante che fa prosperare l’arte dai tempi di Mecenate: i collezionisti.

La Peggy Guggenheim Collection, a Venezia. In copertina: la Fondation Louis Vuitton a Parigi
Teresa Scarale
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