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Pimco, i 5 fattori che potrebbero sconvolgere l’economia

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Francesca Conti
Francesca Conti

11 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Pimco stima che una recessione nei prossimi 3-5 anni sia possibile, seppure di entità “probabilmente modesta”

  • Movimenti, partiti e candidati populisti – secondo Pimco – continueranno a “scompigliare” la politica e formulazione delle politiche economiche a livello nazionale e internazionale

  • L’Italia resta osservata speciale, “perché gli alti livelli del debito e la crescita debole non sono sostenibili a lungo”

Cina, populismo, dinamiche demografiche, tecnologia e vulnerabilità dei mercati: sono i 5 fattori che potrebbero determinare cambiamenti dirompenti per l’economia e i mercati finanziari globali nei prossimi 3-5 anni, secondo il secular outlook di Pimco

Dealing with disruption, ovvero come affrontare i cambiamenti dirompenti. Si intitola così l’outlook annuale di Pimco per il 2019, presentato a Milano dal country head in Italia Alessandro Gandolfi insieme al cio del credito globale Mark Kiesel. Un documento per capire quali fattori di lungo periodo potrebbero comportare cambiamenti dirompenti per l’economia e i mercati finanziari globali nei prossimi tre-cinque anni e come affrontarli.

Il team di Pimco radunato per la 38esima edizione del secular outlook a Newport Beach ha individuato cinque fattori di possibile cambiamento dirompente sull’orizzonte di lungo periodo: la Cina, il populismo, le dinamiche demografiche, la tecnologia e la vulnerabilità dei mercati. Tutte queste forze contribuiscono al rischio di mercato, e alcune al rischio di recessione. Pimco stima a riguardo che una recessione nei prossimi 3-5 anni sia possibile, seppure di entità “probabilmente modesta”.

“Continuiamo a ritenere improbabile una caduta in recessione per l’economia globale nel futuro a breve ma vediamo il 50% di possibilità che questo possa avvenire nell’arco dei prossimi 3-5 anni e probabilmente prima cadrà in recessione l’Europa e gli Stati Uniti seguiranno. In ogni caso ci attendiamo una recessione moderata seguita da una ripresa modesta”, ha spiegato Kiesel.

Il rischio credito nell’Eurozona

La società continuerà a mantenere, come negli ultimi anni, “un posizionamento prudente sui titoli di Stato e sul rischio di credito nell’Eurozona per via delle fragilità sottostanti dell’area euro, dei rischi del populismo, dell’assenza di efficaci strumenti di politica monetaria nell’eventualità di una vasta recessione e della miriade di problemi di coordinamento sulla politica fiscale”, si legge nell’outlook.

Queste criticità permangono anche nell’orizzonte dei prossimi tre-cinque anni, con particolare preoccupazione riguardo all’ltalia e al rischio che un peggioramento dei problemi del paese possa avere ricadute su altri paesi periferici”. La cautela di Pimco resta in particolare sull’Italia, “perché gli alti livelli del debito, un tasso di crescita molto basso, una composizione demografica negativa e un elevato rischio politico non sono fattori sostenibili a lungo”, ha precisato Kiesel durante la presentazione. La società ha confermato di manetnere una posizione di “underweight” sui titoli di stato di italiani mentre conferma una “selected exposure” a due gruppi bancari italiani.

I 5 fattori a rischio disruption

Pimco ha identificato 5 fattori “secolari” che potrebbero comportare cambiamenti esplosivi sulle economie globali, i mercati e i portafogli degli investitori a medio termine.

Cina

La Cina, spiega Pimco, potrebbe avere effetti dirompenti per l’economia e i mercati mondiali in almeno tre modi diversi:

  1. In primo luogo, per quanto lo scenario della società preveda un rallentamento graduale e controllato della crescita economica cinese nel lungo periodo, il corso potrebbe rivelarsi più accidentato del previsto, specialmente se la guerra commerciale con gli Stati Uniti dovesse intensificarsi ulteriormente. In caso di decelerazione più brusca, l’imponente debito interno sarebbe più difficile da metabolizzare e potrebbe aggravare la frenata dell’economia.
  2. In secondo luogo, anche in uno scenario di crescita relativamente favorevole, le misure prese da Pechino per dirottare l’attività manifatturiera su prodotti a maggior valore aggiunto con l’aiuto di tecnologie all’avanguardia avranno probabilmente ripercussioni dirompenti sulle imprese consolidate in Ue, Giappone, Usa e Sud-Est asiatico.
  3. In terzo luogo, il crescente potere economico cinese el’ambizione del Paese di creare una propria sfera d’influenza mondiale (ad esempio attraverso la “nuova via della seta”) potrebbero destabilizzzare l’ordine geopolitico consolidato e condurre a continue tensioni politiche ed economiche con gli Stati Uniti nei prossimi anni.

Populismo

Le riflessioni di Pimco non sono state in grado di stabilire con chiarezza se il populismo abbia già raggiunto il punto di massima espansione o se guadagnerà ancora più influenza nel mondo nei prossimi anni. Tuttavia secondo l’asset manager, movimenti, partiti e candidati populisti continueranno a “scompigliare” la politica e formulazione delle politiche economiche a livello nazionale e internazionale. Di conseguenza, la crescita economica e i prezzi degli attivi finanziari sarebbero senz’altro sostenuti nel caso in cui un esecutivo populista adottasse misure per alleggerire una regolamentazione troppo zelante, ridurre il carico fiscale e/o affrontare eccessive disuguaglianze.

Altri aspetti e varianti del populismo, invece, tendono ad essere più deleteri per la crescita e i prezzi degli attivi. Specialmente quando sono mirati a rallentare o invertire il processo di globalizzazione, aumentando gli ostacoli all’immigrazione, al commercio internazionale di beni e servizi e ai flussi di capitali. In molti casi populismo e protezionismo vanno dunque a braccetto, rappresentando un pericolo concreto per un sistema economico globale fondato su complesse catene di fornitura internazionali e miriadi di interconnessioni finanziarie. Un’altra importante implicazione dell’ascesa del populismo nelle sue molteplici forme è la tendenza verso una crescente divergenza delle politiche e degli esiti economici a livello internazionale.

Dinamiche demografiche

Il rallentamento demografico e la crescente longevità delle maggiori economie mondiali contribuiscono in maniera rilevante a una crescita economica tiepida, alla bassa inflazione e all’eccesso di risparmio globale che deprime i tassi di interesse neutrali o di equilibrio. Questo costringerà probabilmente le principali banche centrali a mantenere i tassi di riferimenti a livelli contenuti o persino negativi e a effettuare acquisti di titoli durante le recessioni o persino al termine delle stesse, ogni qualvolta che la soglia minima dei tassi d’interesse diventerà vincolante. Questo contesto crea inoltre molte difficoltà per la pianificazione degli investimenti individuali in vista della pensione.

La tecnologia

Grazie al miglioramento delle nuove tecnologie i benefici per la crescita della produttività si fanno sempre più visibili. Tuttavia, la tecnologia ha un altro risvolto più minaccioso, per via degli effetti dirompenti sui modelli di business delle imprese esistenti, creando vincitori ma anche molti vinti. “Pensiamo ad esempio al modo in cui Amazon ha influenzato i consumi negli Stati Uniti”, ricorda Kiesel. Persino le grandi aziende di punta rischiano di essere messe in crisi, non solo dalle autorità di regolamentazione, ma anche dai nuovi entranti che le sfidano sul loro stesso terreno di gioco. In questo contesto esiste anche la possibilità che i mercati emergenti “scavalchino” i concorrenti nei mercati avanzati con l’aiuto delle nuove tecnologie.

Vulnerabilità dei mercati finanziari

“Dobbiamo stare molto attenti al rischio che, anziché reagire alle notizie, i mercati finanziari finiscano per fare notizia”, recita l’outlook di Pimco. Nei prossimi tre-cinque anni, infatti, la svolta della Fed e la probabilità che la banca centrale usa concluda il proprio ciclo di inasprimento in prossimità del tasso della nuova neutralità, al posto che portare la politica monetaria in territorio prettamente restrittivo con un aumento del rischio di recessione, potrebbero comportare maggiori eccessi nelle valutazioni, soprattutto nei mercati del credito, analogamente a quanto accaduto verso la metà degli anni 2000 prima dell’inizio della crisi finanziaria. Ha senso monitorare molto attentamente la situazione per scorgere eventuali squilibri e possibili correzioni, in termini di determinanti macroeconomiche ma soprattutto nell’ambito di un processo di investimento rigoroso.

Francesca Conti
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