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Coronavirus, Lagarde rimedia con un “Pepp” da 750 miliardi

Coronavirus, Lagarde rimedia con un “Pepp” da 750 miliardi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

19 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Con il Pepp la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i commercial paper, cambiali, prestiti a breve delle imprese

  • Il criterio in base al quale gli acquisti dovrebbero essere commisurati al peso di ciascun Paese nel capitale della Bce resterà solo formalmente. L’Eurotower potrà permettersi fluttuazioni negli acquisti, ovvero sarà libera di convogliare il denaro nei Paesi più bisognosi d’aiuto

  • Gli acquisti potranno focalizzarsi sulla riduzione degli spread. Si tratta quindi di una totale marcia indietro rispetto all’infausta dichiarazione “non siamo qui per chiudere gli spread” della Lagarde del 12/3/2020

Con il Pepp del 18 marzo 2020, la Lagarde fa totale e tempestiva marcia indietro rispetto alle infauste dichiarazioni di soli sei giorni prima. E almeno lo spread pare placarsi

Lagarde prova a farsi perdonare. Nella tarda serata del 18 marzo 2020 arriva infatti la dichiarazione della Bce: è in arrivo un nuovo, massiccio programma di acquisto di titoli pubblici (quantitative easing). La Banca centrale europea acquisterà 750 miliardi di euro in titoli. Nasce così il Pandemic emergency purchase programme, il Pepp, nuova versione del Qe.

“Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie”, è il nuovo mantra della presidente della Bce Christine Lagarde, neppure troppo lontana da quel Mario Draghi (whatever it takes) cui si sarebbe dovuta ispirare di più, quanto a comunicazione. Il contrattacco notturno dell’Eurotower pare gradito allo spread, acquietatosi a 200 punti dopo la fiammata (320 punti) del 17 marzo. “Una decisione importante, la forza dello scudo europeo”, twitta il commissario Ue all’economia Paolo Gentiloni.

Lagarde, un Pepp per battere la crisi da coronavirus

I 120 miliardi del 12 marzo erano stati una delusione per i mercati. Con il Pepp la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i commercial paper, cambiali, prestiti a breve delle imprese. Denaro che resterà in circolo “finché la Bce non giudicherà che la crisi del Covid-19 è finita. Ma in ogni caso non terminerà prima di fine anno”. Resterà formalmente il criterio della capital key, in base al quale gli acquisti dovrebbero essere commisurati al peso di ciascun Paese nel capitale della Bce. Tuttavia saranno permesse “fluttuazioni nella distribuzione dei flussi di acquisto nel tempo, fra classi di asset e giurisdizioni”.

La totale marcia indietro sugli spread

Nei fatti, gli acquisti potranno focalizzarsi sulla riduzione degli spread. Si tratta quindi di una totale marcia indietro rispetto all’infausta dichiarazione “non siamo qui per chiudere gli spread” della Lagarde del 12/3/2020. Del resto la fiammata dello spread italiano a oltre 320, non lasciava spazio per l’inazione. Gli investitori stavano paventando il rischio di una spirale senza ritorno per l’Italia. Poi, sempre nella giornata del 18 marzo, la cancelliera tedesca Angela Merkel parlava di “una sfida storica, la più grande dal dopoguerra”. Con lei, il ministro delle Finanze francesi Bruno Le Maire che aveva chiesto un intervento “veloce e massiccio” e il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy.

La settimana successiva al meeting Bce del 12 marzo è stata drammatica soprattutto per la sfiducia degli investitori, riflessa come sempre nell’allargamento dei differenziali di rendimento fra i titoli del debito pubblico dei paesi dell’euro, anche di quelli centrali. Ad essere considerata a rischio era addirittura la tenuta stessa dell’eurozona. Ora però la Banca centrale europea sembra avere imboccato una strada credibile.

Teresa Scarale
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