Per anni il magazzino è stato considerato soprattutto una voce da finanziare: prodotti già realizzati o in lavorazione che immobilizzano capitale fino alla vendita. Da oggi, però, potrebbe diventare una nuova fonte di liquidità per le imprese. È questo il significato della prima operazione italiana di cartolarizzazione del magazzino (“destocking“) realizzata da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Cherry Bank a favore di Brazzale, storica azienda lattiero-casearia vicentina. L’operazione vale 10 milioni di euro, ma il suo peso va ben oltre l’importo: inaugura infatti un nuovo modello di finanza alternativa reso possibile dalle recenti modifiche alla Legge 130 sulle cartolarizzazioni e destinato, nelle intenzioni dei promotori, a essere replicato in numerosi settori produttivi.
L’obiettivo è semplice: consentire alle imprese di trasformare il valore dei beni presenti in magazzino in liquidità immediata, senza attendere la conclusione del normale ciclo produttivo e commerciale.
“Da anni lavoriamo per ampliare la ‘cassetta degli attrezzi’ finanziaria delle imprese, in particolare delle Pmi. Con questa prima operazione di destocking lo strumento della cartolarizzazione viene impiegato per valorizzare i beni presenti in magazzino e fornire liquidità immediata alle aziende – piega Andrea Nuzzi, direttore business di Cdp – L’auspicio è che sempre più imprese, prima nell’agroalimentare e poi in altri comparti, possano avvicinarsi a una struttura finanziaria di questo tipo”.
Come funziona la cartolarizzazione del magazzino
A differenza di un finanziamento tradizionale garantito dal magazzino, l’operazione si basa sul trasferimento della proprietà dei beni a un veicolo di cartolarizzazione, che acquista i prodotti presenti in deposito finanziandone il valore. L’impresa incassa così nuova liquidità, ma continua a lavorare i beni e a commercializzarli fino alla vendita finale.
Il trasferimento della titolarità rappresenta uno degli elementi più innovativi della struttura: il magazzino esce infatti dal bilancio dell’impresa, con effetti positivi sulla posizione finanziaria netta e sull’indebitamento complessivo, mentre il produttore continua a svolgere il proprio ruolo industriale e commerciale.
“La novità sta proprio nel riuscire a trasferire rischi e benefici del magazzino al veicolo di cartolarizzazione, mantenendo però il produttore coinvolto nella lavorazione del bene e nella vendita del prodotto finale”, osserva Laura Gasparini, chief corporate & investment banking officer di Cherry Bank.
Nel caso di Brazzale, il veicolo acquisterà progressivamente prodotti freschi e semistagionati, rivendendoli una volta completato il processo produttivo. Grazie al carattere rotativo della struttura, i proventi delle vendite finanzieranno nuovi acquisti di beni presenti in magazzino, creando un meccanismo potenzialmente continuativo.
Un cambio di paradigma per il credito alle imprese
La portata dell’operazione, secondo gli operatori coinvolti, va ben oltre la singola transazione.
“Non è solo una strategia per finanziare le imprese utilizzando il magazzino. È un cambio di paradigma finanziario”, osserva Giovanni Bossi, amministratore delegato di Cherry Bank. Il paragone scelto da Bossi è significativo. La portata innovativa potrebbe essere paragonabile alla legge sul factoring in Italia di circa trentacinque anni fa.
L’idea è che il magazzino non rappresenti più un capitale immobilizzato da sostenere con nuovo debito bancario, ma un’attività in grado di generare immediatamente risorse finanziarie. Questo produce effetti non soltanto sulla liquidità, ma anche sulla struttura finanziaria dell’impresa. Secondo Bossi, un’azienda che può programmare la propria produzione senza dover finanziare integralmente il capitale immobilizzato nel magazzino cambia il proprio modello industriale, migliora gli indicatori patrimoniali e può aumentare la propria capacità di investimento.
Dall’agroalimentare al manifatturiero: chi può utilizzare questo strumento
L’operazione è nata nel settore lattiero-caseario, ma l’ambizione è molto più ampia.
Per Cdp e Cherry Bank il primo bacino naturale è quello agroalimentare, dove molti prodotti aumentano di valore durante il periodo di lavorazione o stagionatura. Formaggi, vini, salumi e altri prodotti caratterizzati da lunghi cicli produttivi rappresentano i candidati più immediati.
Ma il modello potrebbe estendersi anche ad altri comparti industriali, arrivando fino alle commodity.
Secondo Andrea Nuzzi, direttore business di Cdp, l’obiettivo è standardizzare questo tipo di operazioni per renderle accessibili a un numero crescente di imprese.
Per poter essere finanziato attraverso questo schema, il bene dovrebbe possedere alcune caratteristiche precise: un valore relativamente prevedibile nel tempo, un processo produttivo che ne accresca il valore e un mercato sufficientemente trasparente da consentire una valutazione affidabile dell’asset.
Per questo motivo, oltre all’agroalimentare, potrebbero emergere applicazioni anche in alcuni comparti manifatturieri caratterizzati da semilavorati o materiali il cui valore cresce durante il processo industriale.
Perché la finanza alternativa diventa sempre più importante
Il debutto del destocking arriva in un momento in cui il sistema del credito alle imprese sta attraversando una trasformazione profonda.
Negli ultimi anni il peso del credito bancario tradizionale si è progressivamente ridotto, sia per effetto delle regole prudenziali sia per il crescente ricorso a strumenti di mercato.
Secondo Nuzzi, negli ultimi 10 anni la quota del credito bancario a sostegno delle imprese è scesa dal 50% al 27%, rendendo sempre più necessario ampliare le fonti di finanziamento disponibili.
“La cartolarizzazione è una tecnica fondamentale per consentire alle imprese di accedere anche a finanza non bancaria”, sottolinea il direttore business di Cdp. Per Bossi, proprio qui risiede uno dei principali punti di forza dello strumento. “Le banche finanziano sempre meno le imprese, mentre il private credit continua a crescere. Uno strumento come questo può diventare un ponte tra i capitali degli investitori e l’economia reale, offrendo maggiore certezza sui flussi di cassa grazie alla vendita dei beni.”
L’obiettivo è intercettare risorse non solo bancarie, ma anche istituzionali, favorendo l’arrivo di nuovi capitali a sostegno delle imprese italiane.
Un fine in linea con le strategie europee di sviluppo della cosiddetta Savings and Investments Union, che punta a convogliare maggiori capitali privati verso l’economia reale attraverso strumenti di mercato.
Il mercato delle cartolarizzazioni ha ancora ampi margini di crescita
Anche dal lato degli investitori il potenziale appare significativo. Gasparini ricorda che il mercato europeo delle cartolarizzazioni collocate presso investitori terzi valeva circa 400 miliardi di euro prima della crisi finanziaria globale. Oggi il volume delle nuove emissioni si aggira intorno ai 100 miliardi, lasciando quindi un ampio spazio di crescita.
L’idea è che strumenti come quello inaugurato con Brazzale possano attrarre progressivamente non solo banche e investitori istituzionali, ma anche operatori del private credit, sempre più presenti nel finanziamento delle imprese.
Secondo Bossi, la disponibilità di un’attività reale come sottostante e di flussi di cassa maggiormente prevedibili potrebbe rendere queste operazioni particolarmente interessanti per gli investitori, favorendo l’afflusso di nuovi capitali verso il sistema produttivo.
Un modello destinato a essere replicato
L’operazione realizzata con Brazzale nasce quindi come progetto pilota, ma l’obiettivo dichiarato è costruire una piattaforma permanente.
Cherry Bank ha già costituito il veicolo Magazzino Italia Spv, pensato proprio per ospitare future operazioni analoghe, mentre Cdp punta a mettere questo strumento a disposizione di un numero crescente di imprese.
Da parte delle aziende, spiegano i promotori, l’interesse è già elevato e le prime richieste stanno arrivando da diversi comparti produttivi.
Per Brazzale, intanto, la nuova liquidità servirà a finanziare nuovi investimenti industriali, dal centro logistico all’ampliamento della capacità produttiva.
“Abbiamo già in programma investimenti molto importanti sul territorio e continueremo a innovare”, conclude Roberto Brazzale, titolare di Brazzale.
Se il modello dimostrerà di essere semplice, replicabile e sostenibile, il primo esperimento italiano potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una nuova stagione della finanza d’impresa, nella quale il magazzino non sarà più soltanto un costo da sostenere, ma un vero e proprio asset capace di finanziare la crescita.

