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Italiani sottoassicurati e pieni di cash e mattoni

Italiani sottoassicurati e pieni di cash e mattoni

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

03 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2001 avevamo circa il 50% di investitori; oggi siamo a circa il 25%, con 5,3 milioni di investitori

  • Gli italiani mostrano una forte predisposizione al possesso di beni immobili e liquidità, nonostante l’elevato «costo» e la ridotta redditività

  • In Italia, soltanto il 20% degli individui pensa alla successione, contro il 50% degli europei. E, di questi, solo il 5% ha affrontato praticamente il tema

  • L’industria del risparmio gestito, dei prodotti assicurativi e di chi li distribuisce dovrebbe sensibilizzare i propri potenziali clienti a proteggersi dalle incognite del futuro e soprattutto a occuparsi di pianificare la propria successione

In Italia si vive il presente e non si pensa al futuro: cronicamente sottoassicurati, per gli italiani la protezione dai rischi è costituita dal possesso della casa (73% possessori prima casa) e dai soldi sul conto corrente (oltre 1.400 miliardi di euro). Lo ha detto Nicola Ronchetti (Finer) al Salone del Risparmio

Gli italiani sono più bravi a risparmiare che a investire, vivono il presente e non pensano al futuro. Sono sottoassicurati e la quasi totalità non vuole affrontare il tema della successione. Questo quanto è emerso da una ricerca presentata da Nicola Ronchetti, ceo di Finer, durannte il 2° giorno del Salone del Risparmio.

“Abbiamo un patrimonio finanziario molto importante, siamo molto bravi a risparmiare ma non a far rendere i nostri investimenti. Dall’attacco delle Torri Gemelle ad oggi ci siamo persi un investitore su 2. Nel 2001 avevamo, infatti, circa il 50% di investitori; oggi siamo a circa il 25%, con 5,3 milioni di investitori”, dichiara Ronchetti, che ricorda gli italiani hanno due passioni: mattoni e cash.

“Gli italiani mostrano una forte predisposizione al possesso di beni immobili e liquidità, nonostante l’elevato «costo» e la ridotta redditività”, prosegue Ronchetti, che precisa che il 75% possiede la prima casa, ma che il contesto del mercato reale estate è peggiorato negli ultimi anni, con un patrimonio immobiliare che in Italia si è svalutato del 30%.

Ma c’è un altro dato ancora più impressionante: a fronte di un patrimonio in gestione di 2.017 miliardi, ci sono oltre 1.400 miliardi di liquidità sui conti correnti. Il rapporto tra il patrimonio gestito (58%) e la liquidità sui conti correnti (42%) risulta, quindi, ancora troppo sbilanciato.

Poi c’è un ulteriore tema che desta preoccupazione: gli italiani sono molto sicuri, ma poco assicurati.
“Siamo convinti che per il solo fatto di avere un po’ di cash in banca, o non addirittura in casa, e di avere il mattone siamo a posto. In realtà è un atteggiamento che sottovaluta il costo, sui nostri capitali, della mancanza di una sana pianificazione”, commenta Ronchetti, che evidenzia poi un paradosso.

Dalla ricerca emerge che nonostante abbiamo nel 75% dei casi una casa, questa viene assicurata soltanto una volta su quattro. Non parliamo poi di infortuni, assicurazioni vita, Rc famiglia e spese mediche. Siamo un popolo sottoassicurato. Eppure siamo il 4° paese, secondo l’Ocse, per longevità con un’aspettativa media di vita alla nascita di 85 anni. “Richiamo di sopravvivere ai nostri risparmi, rimanendo scoperti di fronte all’eventualità che statisticamente possono capitare”, dichiara l’ad di Finer.

Altro tema impressionante è quello della successione. “In Italia, solo il 20% degli individui pensa alla successione contro il 50% degli europei. E poi, nonostante siamo un popolo di imprenditori, solo il 30% pensa alla propria successione – prosegue Ronchetti – In Italia prevale un atteggiamento scaramantico nei confronti della premorienza . Nel resto dell’Europa, invece, c’è una maggiore sensibilità rispetto alla pianificazione della propria successione”.
Ma non è tutto. Pensare non vuol dire agire. A fronte di un 20% di italiani che hanno pensato alla successione, solo il 5% ha affrontato praticamente il tema, e di questo solo 1% ha ricevuto una proposta per un servizio di pianificazione. C’è quindi un gap da colmare per il mondo della consulenza patrimoniale.
Sul tema successione, però, l’atteggiamento degli Hnwi è molto diverso, sia perché hanno un patrimonio più consistente sia perché sono istruiti. “L’87% degli Hnwi (la percentuale sale quindi dal 20 all’87%) si è fatto carico del problema del passaggio generazionale e le donne, in particolare, sono le più sensibili. Inoltre, mentre gli uomini prediligono, come possibili soluzioni, patti di famiglia, trust e fiduciarie, che mettano al riparo le decisioni prese in vita coinvolgendo professionisti (notai, avvocati e commercialisti), le donne affrontano il tema più semplicemente con una formalizzazione delle proprie volontà”, entra nel dettaglio Ronchetti, che poi conclude dicendo che è indubbio che quando si parla di protezione e investimenti si stia trattando di mercati guidati dall’offerta. L’industria del risparmio gestito, dei prodotti assicurativi e di chi li distribuisce dovrebbe, quindi, sensibilizzare i propri potenziali clienti a proteggersi dalle incognite del futuro e soprattutto ad occuparsi di pianificare la propria successione. I consulenti finanziari hanno tutte le caratteristiche (vicinanza e continuità del rapporto con il cliente e la sua famiglia) per colmare questo vuoto. Il passaggio – già in atto – del 65% della ricchezza da una generazione a quella successiva è un’opportunità da non lasciarsi sfuggire soprattutto per il bene del Paese”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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