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Il cuore dell’economia batte con i Brics

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Contributor, Fabrizio Galimberti

13 Agosto 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Questa espansione economica nel mondo è ormai fra le più longeve. E, inevitabilmente, molti si interrogano su quando finirà. La recessione prossima ventura è alle porte?

Alcuni pensano di sì, altri affermano che il mondo è cambiato tanto da quando Schumpeter, nei tardi anni Trenta, affermava che i cicli economici, come il battito del cuore, appartengono all’essenza stessa dell’organismo. E questi cambiamenti – essenzialmente, una globalizzazione che permette alle imprese di far fronte ad aumenti imprevisti di costi riorganizzando le catene di offerta nel mondo, e un ritmo travolgente di progresso tecnico che continua a sfornare innovazioni di processo e di prodotto – possono ben mantenere l’espansione ancora per molto tempo. Forse il ciclo è morto e al suo posto c’è un andamento naturalmente espansivo, di volta in volta interrotto o sospinto da fattori strutturali, o casi di forza maggiore’, che non seguono schemi fissi, e urtano o lubrificano il naturale dipanarsi dell’attività economica. Robert Skidelsky, il grande biografo di Keynes, ne difese un’intuizione che è recentemente stata al centro dell’inabilità dell’economia nello spiegare le origini della Grande recessione: «Ignorando il carattere irriducibile dell’incertezza [che Keynes sottolineava], l’economia moderna ha deviato dalla retta via. Un errore intellettuale che, a sua volta, ha portato a cruciali errori della politica economica, come l’affidarsi alle capacità dei mercati di regolarsi da soli. Questa crisi di oggi è una crisi di ignoranza sistemica». L’incertezza è cosa diversa dal rischio, come già osservò Frank Knight. Un giocatore di poker può calcolare le probabilità di successo quando ha in mano una coppia di re. Ma quando si tratta di eventi macroeconomici o di prevedere i prezzi di Borsa, non si conoscono tutti i possibili risultati. Ci sono i ‘cigni neri’, l’incertezza irriducibile, ci sono troppi jolly nel mazzo… Tra i possibili ‘cigni neri’ che sguazzano nell’economia mondiale c’è un erratico presidente degli Stati Uniti, il ‘campo minato’ del Medio Oriente, un volatile populismo in Europa (Italexit?)… Ma questi fanno parte della ’incertezza irriducibile’. È possibile invece discernere in indicatori più tradizionali e meno ‘irriducibili’ i pericoli – o la loro assenza – di un’inversione del ciclo? L’economia ha le sue ‘sfere di cristallo’, che tuttavia permettono di anticipare le svolte dell’attività economica per un numero di mesi limitato: sei o al massimo dodici, e sempre che non arrivino ‘cigni neri’ (i quali, sia detto per inciso, dato che chi scrive abita in Australia, da queste parti dovrebbero essere chiamati ‘cigni bianchi’, dato che in Australia tutti i cigni sono neri!). Gli indicatori anticipatori che storicamente si sono rivelati più affidabili per discernere gli andamenti dell’economia, sono quelli elaborati dall’Ocse e resi disponibili mensilmente. Ogni Paese elabora i propri, secondo metodologie diverse, ma quelli dell’Ocse, se pure costruiti separatamente per ogni nazione, hanno il vantaggio di seguire una metodologia comune, ciò che accresce la comparabilità e permette di avere più fiducia nell’aggregabilità, cioè nella capacità di un indice complessivo di assicurare che la somma delle parti corrisponda al tutto. Il grafico mostra l’evoluzione di questo indicatore negli ultimi 13 anni (parte dal 2006, poco prima della Grande recessione), per le economie avanzate da una parte (i 36 Paesi dell’Ocse) e per cinque fra i maggiori Paesi emergenti dall’altra (i ‘Brics’ – Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

* Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica Fonte: Elab. di We-Wealth su dati Ocse

Come si vede, l’indice mostra una netta decelerazione della crescita nel mondo ‘emerso’, mentre, per gli emergenti, si nota per la prima volta un’altrettanto netta divaricazione: questi riprendono a crescere malgrado la fatica delle economie avanzate. Andamenti, questi, che sono compatibili sia con fattori congiunturali (i cicli sono come i battiti del cuore, alla Schumpeter) che con fattori strutturali. Le economie avanzate, più mature, sono ancora soggette agli alti e bassi del ciclo, mentre le economie emergenti, che hanno più spazio e più slancio per crescere (Paesi più giovani, con grandi opportunità di catch-up) possono andare avanti senza preoccuparsi troppo del ciclo. Il che, dato che il complesso delle economie emergenti copre ormai più della metà del mondo, finirà con l’essere un sostegno anche per le economie ‘emerse’.

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Contributor , Fabrizio Galimberti
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