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Big tech: l’antitrust Usa contro lo strapotere dei Gafa

Big tech: l’antitrust Usa contro lo strapotere dei Gafa

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

07 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Una nuova indagine condotta dai democratici del Congresso Usa, accusa le big tech di aver abusato del proprio potere di mercato, definendo Apple, Amazon, Facebook e Google dei “monopoli”

  • Il report propone una serie di modifiche legislative e provvedimenti volti ad arginarne il dominio dei cosiddetti “Gafa”, tra cui lo spinoff di alcune attività (una sorta di “spezzatino” del business) e limitazioni sul fronte delle acquisizioni

  • Alessandro Allegri (Ambrosetti am sim): “Nell’ipotesi che qualcosa di concreto possa seguire a questa iniziale indagine Antitrust, le conseguenze alle quali potremmo assistere sono assimilabili a un vero e proprio terremoto sui mercati”

Un rapporto antitrust della Camera dei rappresentanti Usa punta il dito contro le quattro big del tech, ritenute in possesso di un potere monopolistico

Tempi duri per le big tech, finite nuovamente nel mirino dell’antitrust. Dopo un’indagine della durata di 16 mesi portata avanti dai democratici, la sottocommissione antitrust della Camera dei rappresentanti Usa, insieme alla Commissione Giustizia da cui dipende, ha presentato un rapporto di 449 pagine, puntando il dito contro lo strapotere dei giganti tecnologici statunitensi, accusati di aver abusato del proprio potere di mercato.

In particolare, lo studio si focalizza su Amazon, Apple, Google e Facebook, proponendo una serie di modifiche legislative e provvedimenti volti ad arginarne il dominio, tra cui lo spinoff di alcune attività (una sorta di “spezzatino” del business) e limitazioni sul fronte delle acquisizioni. Proposte che, nel caso venissero approvate dal Congresso, potrebbero avere importanti implicazioni per i quattro colossi tech, definiti nel report come quel “genere di monopoli che per l’ultima volta abbiamo visto nell’era dei baroni del petrolio e dei magnati delle ferrovie”.

Se, da un lato, i democratici portano avanti a gran voce la causa, sostenendo la necessità di cambiamenti sostanziali per regolare il comportamento delle big tech e chiedendo una riforma delle norme antitrust degli Usa, dall’altro, alcuni repubblicani, pur condividendo le critiche, hanno espresso obiezioni sulle raccomandazioni più “audaci” contenute nel documento, come l’imposizione di separazioni strutturali delle società.

“Queste aziende hanno troppo potere e questo potere deve essere frenato” sottolinea lo studio, accusando Amazon di esercitare un potere monopolistico sulla maggior parte dei suoi third-party sellers e su molti dei suoi fornitori, Facebook sulla pubblicità online e social network, Google sulle ricerche online e sul search advertising e, infine, Apple sulla distribuzione di software app per i dispositivi iOS.

Sebbene presentino importanti differenze, lo studio evidenzia problematiche comuni per i cosiddetti “Gafa”. Innanzitutto, ognuna delle piattaforme “funge da gatekeeper (guardiano, ndr) su un canale di distribuzione chiave”. In secondo luogo, queste aziende utilizzano la loro “posizione di gatekeeper per mantenere il proprio potere di mercato”. E, infine, “hanno abusato del proprio ruolo di intermediari per consolidare ed espandere ulteriormente il loro dominio”.

Inutile dire che, dopo accuse così pesanti, le repliche dei diretti interessati non sono tardate ad arrivare. Ad esempio, Amazon ha diffuso una nota precisando che “interventi sbagliati nel libero mercato ucciderebbero i retailer indipendenti e punirebbero i consumatori costringendo le piccole imprese a uscire dagli online store popolari, aumentando i prezzi e riducendo la scelta e la convenienza per gli acquirenti”.

“Le Big Four tecnologiche americane hanno conquistato negli ultimi 10 anni sempre più potere a livello politico, economico e finanziario attraverso acquisizioni e modelli di business tali da finire sotto la lente dell’Antitrust. Sui mercati finanziari, infatti, insieme a Microsoft (le cosiddette Faamg), sono arrivate attraverso la loro capitalizzazione a rappresentare ben il 25% dell’intero indice azionario americano S&P500 e a valere addirittura più delle 500 più grandi società europee scatenando problemi di concentrazione e di influenza sull’andamento diretto delle principali borse” commenta a We Wealth Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti Am Sim, sottolineando che “nell’ipotesi che qualcosa di concreto possa seguire a questa iniziale indagine antitrust, le conseguenze alle quali potremmo assistere sono assimilabili ad un vero e proprio terremoto sui mercati, proprio per l’importanza che queste realtà ormai rappresentano”. “La minaccia paventata di possibili scorpori indebolirebbe sicuramente la posizione di queste società Big che potrebbero vedere erose importanti quote di mercato e soprattutto si troverebbero cosi a competere con le concorrenti di pari livello internazionali (in particolare cinesi) partendo da presupposti certamente differenti dagli attuali” conclude Allegri.

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