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La divisione del patrimonio: passo passo

La divisione del patrimonio: passo passo

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Francesco Nobili
Francesco Nobili

28 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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In vista del passaggio generazionale è fondamentale procedere con una riorganizzazione patrimoniale. Il primo step è l’inventario di tutti i beni, la cui valorizzazione non è un processo così semplice. Ecco cosa fare

I patrimoni familiari, e in particolare quelli imprenditoriali, sono spesso frammentati e necessitano di una razionalizzazione. Vi sono, ad esempio, beni intestati in parte al marito, in parte alla moglie, in parte cointestati o, ancora, società di famiglia che detengono asset imprenditoriali e beni utilizzati a titolo personale. Una riorganizzazione del patrimonio, soprattutto in una prospettiva di passaggio generazionale, richiede innanzitutto un inventario di tutti i beni della famiglia e una verifica dell’intestazione degli stessi.

Successivamente, risulta opportuno procedere a una valorizzazione, che risulta agevole per i beni liquidi (cash, titoli quotati, ecc.) ma complessa per gli altri beni. Si pensi, ad esempio, agli immobili e, soprattutto, alle partecipazioni non quotate (il cui valore effettivo può discostarsi significativamente dai valori contabili). Una corretta valorizzazione del patrimonio risulta essenziale non solo per avere contezza della sua consistenza ma anche per impostare, durante la vita dell’imprenditore, una razionalizzazione e una divisione del patrimonio stesso che non penalizzi nessun erede e che rispetti la legittima.

Dopo aver valorizzato il patrimonio, si può procedere nella riorganizzazione dello stesso. Un esempio pratico può tornare utile. Una persona fisica (padre) detiene una partecipazione totalitaria in una società che svolge un’attività di impresa, detiene alcuni immobili strumentali a tale attività e altri immobili a uso personale. La parte liquida del patrimonio può essere detenuta dalla società o, caso più frequente, direttamente dal padre. Obiettivo del padre è quello di dividere il patrimonio in modo tale che lo stesso sia già “pronto” per essere destinato ai figli al momento della successione. Viene effettuata un’operazione di scissione con la creazione di tre società (o di due società con il mantenimento della società scissa): la prima (società operativa) esercita l’attività imprenditoriale, la seconda detiene gli immobili strumentali all’attività di impresa, la terza (società immobiliare) detiene gli immobili ad uso personale. Il padre decide di redigere un testamento, destinando (nelle proporzioni opportune per non ledere la legittima) la società operativa ai figli più coinvolti nella gestione e la società immobiliare agli altri figli. Questi ultimi possono essere anche compensati mediante l’attribuzione del patrimonio liquido.

La redazione di un testamento consente di disporre in maniera più libera del patrimonio. Ad esempio, in assenza del coniuge e in presenza dei soli figli, se non viene redatto il testamento il patrimonio deve essere diviso in parti uguali tra i figli; al contrario, con il testamento, un terzo del patrimonio è liberamente disponibile (e, quindi, ad esempio, può essere attribuito ad un solo figlio o anche ad un soggetto esterno alla famiglia), mentre la restante parte del patrimonio (due terzi) deve essere divisa in parti uguali tra i figli. Si tratta solo di un semplice esempio, che fa capire peraltro la grande utilità delle riorganizzazioni patrimoniali e della redazione di un testamento diminuendo in maniera drastica il rischio di liti future tra gli eredi.

L’opportunità di pianificazione patrimoniale risulta ancora più evidente nelle situazioni in cui gli asset (ad esempio, la società operativa) è detenuta da diversi nuclei familiari, in ipotesi da tre fratelli. Senza pianificazione, infatti, la società sarebbe destinata in sede successoria a tutti i figli dei tre fratelli, frammentando ulteriormente la compagine sociale, incrementando il rischio di liti, fino a pregiudicare, in alcuni casi più volte riscontrati, la stessa sopravvivenza dell’azienda.

Francesco Nobili
Francesco Nobili
Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1990 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 1995. È specializzato in aspetti fiscali e societari relativi alle operazioni nazionali e internazionali di riorganizzazione aziendale e alla successione d’azienda. È autore di diverse pubblicazioni e relatore a vari convegni. Fa parte dei gruppi "Fisco" e "Fisco internazionale" di Confindustria..
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