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ChatGPT creerà un nuovo monopolio nell’intelligenza artificiale? | WeWealth

ChatGPT creerà un nuovo monopolio nell’intelligenza artificiale?

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
20.2.2023
Tempo di lettura: 3'
In soli tre mesi, il tool di intelligenza artificiale generativa rilasciato da OpenAI ha catturato l’attenzione di milioni di utenti in tutto il mondo. Si rivelerà un software capace di annullare la concorrenza?

L’ultimo hype in campo tecnologico, ChatGPT, ha dimostrato di poter brillantemente portare a termine svariati compiti, dal migliorare la qualità dei codici per la programmazione al fare da tutor a studenti in erba, fino al rispondere con pazienza alle domande dei più zelanti clienti. Nonostante alcune limitazioni, il tool di intelligenza artificiale di OpenAI si è dimostrato eccellente nel supportare i suoi curiosi utenti in diverse mansioni, pratiche o di pura fantasia che fossero. Se così dovesse continuare, tuttavia, l’intera industria dei software potrebbe ben presto trovarsi a operare in un ambiente non più così competitivo come in passato. La domanda è quindi lecita: siamo agli albori di un monopolio nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa


L'intelligenza artificiale come collega di lavoro

A spiegare se (e perché) è Alison Porter, Portfolio manager di Janus Henderson Investors, che riporta come il tool di intelligenza artificiale (AI) stia sostituendo già ora diversi strumenti tecnologici utilizzati in ambito lavorativo, a prescindere dal settore. Secondo i risultati del sondaggio ChatGPT Sees Strong Early Adoption In The Workplace, condotto dall’app di networking Fishbowl a gennaio 2023, ad avere già utilizzato ChatGPT per compiti legati alla propria professione è stato infatti il 27% dei 4,500 rispondenti impiegati in diversi ruoli, dal campo pubblicitario a quello della consulenza informatica. Una cifra da non sottovalutare, considerato che l’ultima versione di ChatGPT, GPT-3, è stata rilasciata solamente alla fine di novembre del 2022. Un interesse che ha spinto gli sviluppatori del tool di AI a rilasciare una versione a pagamento, ChatGPT Plus, al prezzo di 20 dollari al mese


ChatGPT, un nuovo monopolio?

Se l’hype verso ChatGPT dovesse proseguire, un singolo software potrebbe quindi destabilizzare profondamente l’intero mercato, accaparrandosi il monopolio in un panorama ricco di applicativi diversi a seconda di funzionalità e casa di produzione. Nell’ambito dell’istruzione, ad esempio, l’intelligenza artificiale non è nuova: “società come Chegg hanno costruito il proprio vantaggio competitivo attorno all’essere in grado di rispondere a domande complesse da parte degli studenti” spiega Porter. Negli ultimi mesi, “ChatGPT ha destato preoccupazioni in campo accademico circa la sua abilità di scrivere libri e saggi in un breve periodo di tempo e ha recentemente superato anche un esame MBA alla Wharton Business School dell’University of Pennsylvania. […] Nonostante ChatGPT non sia ancora perfettamente in grado di raggiungere lo stesso livello di Chegg, l’intelligenza artificiale generativa sta migliorando molto velocemente”. Un secondo esempio viene invece dall’ambito commerciale e del servizio clienti delle aziende. Secondo Porter, “vi è un’opportunità per estendere i modelli di agenti virtuali”, come le chatbot che molti siti e applicazioni utilizzano per supportare i loro utenti. Infatti, “ChatGPT è usata dalle aziende per permettere ai propri impiegati di accedere ad alcune informazioni chiave a livello di politiche interne. […] Mentre le risposte potrebbero ancora essere inaccurate o non tempestive, nel lungo periodo il software potrebbe sfavorire società come Salesforce e HubSpot”, attualmente leader in questo settore. Terzo (ma non ultimo) caso evidenziato da Porter è quello della creazione di contenuti, persino artistici. “DeepMind, sussidiaria di Alphabet, ha annunciato il rilascio di Dramatron, un software di sceneggiatura che permette agli autori di co-creare copioni teatrali o cinematografici completi di titolo, personaggi, descrizioni dei luoghi e dialoghi” continua Porter. “Allo stesso tempo, DALL·E 2 (software di OpenAI) si è dimostrata capace di creare immagini realistiche e arte da una descrizione in linguaggio naturale. In soli due minuti, è riuscita a generare un’immagine di come la Monna Lisa potrebbe apparire dalla vita in giù”. 


Intelligenza artificiale generativa, come si muoverà il mercato?

Per queste ragioni, “hyperscalers come Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud Platform e Meta si trovano ora davanti a una significativa opportunità per accelerare il rilascio di processi e applicativi proprietari di intelligenza artificiale” conclude Porter, così da poter affrontare al meglio la minaccia posta da OpenAI. “Nel lungo termine, questo creerà sfide competitive per i fornitori di software. Dal nostro punto di vista, questo fattore spiega la disponibilità a investire in OpenAI da parte dei giganti del tech, cosa che ha fatto crescere la valutazione potenziale dell’azienda di intelligenza artificiale fino a raggiungere i 29 miliardi di dollari”. 



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