Se la stabilizzazione macroeconomica procede con cautela, sul piano micro Pechino spinge per un’accelerazione in campo tecnologico e finanziario. Il Paese, tradizionalmente percepito come “fabbrica del mondo”, oggi si propone come leader di settore nell’innovazione tech, mentre la piazza di Hong Kong ritorna centrale grazie al boom di IPO e al rinnovato interesse del capitale internazionale per i brand del Regno di Mezzo. Un nuovo paradigma dove l’etichetta “Made in China” indica innovazione, supremazia tecnologica e attrattività finanziaria e che restituisce agli operatori un terreno fertile per nuove opportunità. Ne parliamo con Naomi Waistell, co-manager del Fondo Carmignac Portfolio Emergents.
L’innovazione come nuovo motore di crescita
Il volto della Cina sta cambiando rapidamente. Se per decenni era stata etichettata come semplice “fabbrica del mondo”, oggi il Paese si propone come motore di innovazione. Il governo ha reso la scienza e la tecnologia il fulcro della propria strategia, convinto che da qui passi la nuova competitività globale. In questo percorso, un punto di svolta è stato rappresentato dal caso DeepSeek, che ha sorpreso i mercati e accresciuto la fiducia della Cina nelle proprie capacità. “Per anni la Cina è stata sottovalutata, ma esperienze come quella di DeepSeek hanno reso il Paese più fiducioso e affamato di risultati – osserva Waistell – e questo sta alimentando una trasformazione che va dall’imitazione alla vera innovazione”.
Il fermento è tangibile: nelle conferenze tecnologiche a cui ha partecipato il team di Carmignac, il dibattito ha ruotato intorno a robotica e autonomous driving, settori in cui la Cina dispone di enormi potenzialità applicative. Sebbene i robot umanoidi siano ancora limitati nelle loro funzioni, la scala del mercato domestico e la capacità di formazione rappresentano un vantaggio competitivo unico. L’economia cinese si muove ormai oltre la logica dell’arbitraggio del lavoro, puntando a guidare direttamente la frontiera dell’innovazione.
A fianco della tecnologia pura, anche la biotech si afferma come campo strategico: in alcuni segmenti di nicchia, le aziende cinesi sono già in grado di proporre soluzioni superiori e di raggiungere risultati di livello globale. “La biotecnologia deve essere guardata con lo stesso approccio con cui analizziamo l’IT – sottolinea Waistell – perché offre alla Cina la possibilità di raggiungere veri primati mondiali”.
Hong Kong, nuova calamita per i capitali
Se l’innovazione è il cuore pulsante della trasformazione cinese, la piazza di Hong Kong rappresenta il canale privilegiato attraverso cui questo slancio si riversa nei mercati finanziari. Negli ultimi mesi, la città ha vissuto un vero e proprio boom di IPO, che ha riportato fiducia e dinamismo al centro finanziario asiatico. “Il ritorno delle quotazioni a Hong Kong è il segnale più evidente di un rinnovato interesse internazionale – osserva Waistell – e conferma la capacità della piazza di attrarre capitali globali”.
Il dato più rilevante è arrivato nel 2024, con l’inversione dei multipli tra A-H shares: per la prima volta dopo anni, gli investitori hanno iniziato a riconoscere un premio maggiore alle quotazioni offshore rispetto a quelle domestiche. Un passaggio che ha segnato un cambio di percezione fondamentale, mostrando come il mercato di Hong Kong offra maggiore trasparenza, liquidità e apertura verso gli operatori globali.
Per molte aziende tecnologiche cinesi, scegliere Hong Kong come sede di quotazione significa beneficiare di valutazioni più elevate e di un accesso diretto a un bacino di capitali internazionale. Questa dinamica ha rilanciato il ruolo della città come ponte tra l’innovazione industriale cinese e le risorse finanziarie globali, inaugurando un momento che molti osservatori definiscono un autentico rinascimento dei capitali.
Oltre il beta: la sfida dell’alpha
L’emergere di una Cina più innovativa e il rilancio dei mercati finanziari non significano che per gli investitori si apra una strada priva di insidie. La maggiore volatilità e le contraddizioni ancora presenti impongono un approccio diverso rispetto al passato: non basta più una semplice esposizione passiva al mercato, ma è necessario puntare sulla generazione di alpha attraverso una selezione attenta dei titoli. “In Cina non si tratta più di comprare il mercato, ma di individuare le aziende giuste – spiega Waistell – ed è questa la differenza tra beta e alpha in un contesto così complesso”.
Accanto ai grandi driver come l’intelligenza artificiale e la robotica, vi sono spazi di crescita anche in settori più legati alla vita quotidiana, come il benessere e l’educazione. Qui si trovano società capaci di coniugare innovazione, qualità dei fondamentali e prospettive di lungo termine, senza dipendere unicamente dai cicli macroeconomici o dalle mode di mercato.
Per chi guarda alla Cina, la vera opportunità sta quindi nella capacità di leggere le trasformazioni in corso, senza inseguire trend effimeri ma puntando su aziende solide e su settori in grado di generare crescita sostenibile. È questa la chiave con cui Carmignac Portfolio Emergents interpreta il mercato: un approccio selettivo, attivo e di lungo periodo, che cerca di trasformare la complessità in un vantaggio competitivo.
Per ulteriori informazioni visita la pagina del Fondo Carmignac Portfolio Emergents.
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