Polizze vita: come valutare le migliori per costi e performance

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Confrontare le polizze vita è un lavoro complicato da una grande varietà di caratteristiche, e all’interno di questo universo ci sono sacche di inefficienza

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Fida, società specializzata in applicazioni software per i servizi finanziari e nella distribuzione e analisi di dati nel risparmio gestito, ha elaborato un sistema di rating dedicato alle polizze vita

Al termine dell’analisi di più di 2700 strumenti e 42 società con sede legale o secondaria sul territorio italiano, le tanto discusse sacche di inefficienza sono venute a galla? Per il momento, è presto per saltare alle conclusioni

Fare buoni affari è difficile, se non si possono fare confronti fra più alternative. Riuscirci nel mondo delle polizze vita è particolarmente difficile. Riassumere e catalogare la complessità delle polizze, in modo da valutare in modo coerente prodotti con caratteristiche simili è una sfida nella quale, in Italia, nessuno si era imbarcato. 

Con caratteristiche a metà strada fra l’assicurazione e l’investimento finanziario, la polizza vita nasce per assicurare il trasferimento del patrimonio agli eredi dopo la morte del sottoscrittore. Prima che questa eventualità si verifichi, però, l’assicurazione investe in modi assai variabili i premi versati con l’obiettivo di aumentare il valore del capitale trasmesso. A fronte di queste caratteristiche generali, però, è difficile comparare prodotti che presentano condizioni diverse e costi altrettanto variegati. E la classica distinzione fra i vari “rami” non è sufficiente. In questa complessità, ha affermato ripetutamente l’Eiopa, l’autorità di vigilanza europea sul settore, si annidano diversi prodotti che costano molto e offrono relativamente poco valore. Come venirne a capo?

Un rating per le polizze vita

Fida, società specializzata in applicazioni software per i servizi finanziari e nella distribuzione e analisi di dati nel risparmio gestito, ha elaborato una sua risposta per l’analisi delle polizze vita tramite un sistema di rating dedicato. Per arginare il problema della complessità, il punto di partenza non poteva che essere una categorizzazione per gruppi omogenei di prodotti, per caratteristiche e sottostanti, ha spiegato in un’intervista a We Wealth il capo della ricerca di Fida e docente dell’università di Torino, Luca Lodi. Una volta che il confronto avviene fra due prodotti simili, i criteri fondamentali per la valutazione sono tre: la qualità degli investimenti sottostanti, i costi caricati sull’assicurato e le opzioni assicurative. Nel primo caso, ha dichiarato Lodi, la qualità viene valutata come l’esperienza storica del rapporto fra rischio e rendimento

Per quanto riguarda i costi, il calcolo viene effettuato simulando “scenari tipici” anziché confrontandoli in assoluto; un approccio, quest’ultimo, che si scontrerebbe con difformità molto grandi fra costi fissi, in percentuale o che si presentano solo in determinate parti del contratto. 

“Il rating è una misura sintetica che serve a valutare i prodotti, ma abbiamo prodotto un sistema di valutazione più ampio, che permette anche di fare analisi di mercato”, ha detto Lodi, riferendosi a due gruppi di possibili utilizzatori del nuovo database. Da un lato, le società che distribuiscono i prodotti assicurativi, che potranno utilizzarlo per rivedere le proprie strategie, e quali prodotti offrire. Dall’altro, i consulenti finanziari indipendenti, che potranno utilizzare il rating nel processo di selezione dei prodotti per i propri clienti. Non si esclude, però, che investitori “private” particolarmente sofisticati possano trarre beneficio diretto dai rating e valutare in autonomia le migliori opzioni. 

Al termine dell’analisi di più di 2700 strumenti e 42 società con sede legale o secondaria sul territorio italiano, le tanto discusse sacche di inefficienza sono venute a galla? Per il momento, è presto per saltare alle conclusioni, ha affermato il responsabile di Fida, affermando che i prodotti che si trovano una parte poco onorevole del ‘quadrante’ (qualità dei sottostanti bassa, costo alto) possono avere giustificazioni che non emergono dall’analisi. Ad esempio, un costo più elevato potrebbe essere giustificato da un maggiore contenuto di consulenza finanziaria/assicurativa ricevuto da un professionista della reti distributiva. Viceversa, prodotti privi di questa componente, acquistati in modo autonomo e senza consulenza, potrebbero risultare più economici.  

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Una rotta tracciata anche in Europa

La direzione verso la quale la Commissione europea punta a migliorare il rapporto-qualità prezzo offerto dai prodotti finanziari e assicurativi, nelle proposte della Eu Retail Investments Strategy, include l’elaborazione da parte delle autorità di vigilanza europee di specifici indicatori di riferimento relativi ai costi. L’approccio al quale si è ispirata Fida è similare: “Il nostro metodo analizza come sia distribuita la variabile-costo, quindi permette di vedere”, in categorie di polizze simili per caratteristiche, “quali sono gli outliers”. Ossia, le polizze che costano decisamente di meno o di più della media.

Entro settembre si aggiungerà alla piattaforma Fida già esistente, per quello che riguarda i prodotti assicurativi, un servizio a pagamento più sofisticato: “Insurance advisory desk”. Quest’ultimo implementerà i rating per confrontare le varie polizze, con strumenti di simulazione che possano rispondere agli indicatori scelti dall’utente. Si tratterà di un servizio pensato non solo per i distributori, ma anche per gli uffici studi a caccia di dati per mappare il mercato. 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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