Ecco le nuove regole Ue che cambiano consulenza e investimenti

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La Commissione ha finalmente presentato il pacchetto sulla Eu retail investment strategy, al quale non mancano grandi ambizioni: abbattere i costi dei prodotti e incoraggiare più partecipazione al mercato

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Per garantire il giusto rapporto fra costi e valore offerto, produttori e distributori di fondi ed polizze dovranno confrontare i costi dei prodotti con indici di riferimento che saranno elaborati ad hoc da Esma ed Eiopa. In caso di gravi disparità (ossia scarso valore), sarà vietato proporre il prodotto alla clientela

Il divieto totale alle cosiddette retrocessioni “rimane sul tavolo” per il futuro, ha dichiarato la commissaria europea ai Servizi finanziari, Mairead McGuinness, nella speranza di osservare, anche senza introdurlo, una maggiore propensione a investire, così come costi più bassi su fondi e polizze

Il divieto universale sugli incentivi per la consulenza finanziaria, come previsto, non fa parte del pacchetto di proposte comunitarie che puntano a rinnovare le regole sulla distribuzione dei prodotti ai piccoli risparmiatori in Europa. Tuttavia, gli incentivi per le vendite di prodotti che non prevedono una consulenza (come gli ordini inviati in autonomia dall’home banking) saranno vietati. E, nei casi in cui gli incentivi resteranno consentiti, sarà richiesto ai distributori, come banche e reti, di informare i loro clienti su che cosa sono queste commissioni, quanto costano e quanto pesano sui ritorni dell’investimento. Uno sforzo di trasparenza che è sembrato necessario, tenendo conto che in Italia, molti risparmiatori non sanno se e quanto venga pagato il proprio consulente finanziario

In ogni caso, il divieto totale alle cosiddette retrocessioni “rimane sul tavolo”, ha dichiarato la commissaria europea ai Servizi finanziari, Mairead McGuinness, nella speranza di osservare, anche senza introdurlo, una maggiore propensione a investire, così come costi più bassi su fondi e polizze (Ibip). E se dopo un triennio persisteranno pratiche “a detrimento dei consumatori”, ha annunciato la Commissione, “verranno adottate regole rafforzate” che potrebbero riaccendere, ancora una volta, il dibattito sull’abolizione totale delle retrocessioni. 

Alcune novità chiave della Eu retail investment strategy

Fra le maggiori novità della Eu retail investment strategy, inoltre, ci sono nuovi criteri per rendere i Kid (i documenti che informano sulle caratteristiche di base dei fondi) più chiari e leggibili

E ancora, l’introduzione di informazioni sul rapporto qualità-prezzo dei prodotti finanziari proposti alla clientela. In particolare, asset manager, assicurazioni e relativi distributori dovranno confrontare i costi di fondi e polizze con un benchmark di riferimento: non sarà consentito proporre sul mercato prodotti che, anche alla luce di questo confronto, “non offrono valore agli investitori al dettaglio”. In altre parole, verrebbe introdotto un filtro preventivo sui prodotti che costano tanto e offrono poco potenziale di rendimento, rispetto media delle alternative disponibili. 

Nuove responsabilità sulle comunicazioni di marketing, poi, ricadranno sulle società che producono prodotti finanziari, comprese le campagne realizzate da altri soggetti sotto forma di influencer marketing o di altri contenuti sponsorizzati – che dovranno rispettare l’obbligo di non risultare fuorvianti (con il rischio di sanzioni a carico dell’asset manager).   

Il pacchetto di proposte avanzato dalla Commissione, prima di entrare in vigore, potrà essere emendato da Parlamento e Consiglio dell’Ue, cui spetta la responsabilità di votare il testo definitivo

La stoccata all’industria del risparmio

Anche senza divieto alle retrocessioni, lo schema comunicativo scelto dalla Commissione europea per la sua Eu Retail Investment Strategy resta molto duro su quelli che sono i limiti e i problemi del modello della consulenza finanziaria europea e della vendita di fondi d’investimento che prevede il ‘sovracosto’ degli incentivi, integrato nelle commissioni di gestione. Nel 2021, ha ricordato la Commissione, gli investitori al dettaglio hanno pagato costi sui prodotti finanziari più alti del 40% rispetto agli investitori istituzionali come banche e fondi pensione. Senza troppi giri di parole, l’esecutivo Ue ritiene che a questo divario contribuiscano “tariffe e commissioni che hanno un impatto negativo sui ritorni dell’investimento”. Come ricordato ancora una volta dall’esecutivo Ue, la premessa di fondo della stretta sulle commissioni è che incentivare la consulenza a proporre alcuni fondi o prodotti finanziari, attraverso commissioni indirettamente pagate dal cliente, può influenzare le raccomandazioni del professionista verso prodotti più costosi. E allontanarlo da prodotti che quelle commissioni, invece, non le prevedono come gli Etf (la cui diffusione in Europa è in forte ritardo, nonostante il grande successo riscosso a livello globale per via dei costi più bassi). 

Al di là dell’impatto negativo sul rendimento dovuto ai maggiori costi, la Commissione europea sostiene che questo modello di distribuzione ostacoli la fiducia delle famiglie europee negli intermediari finanziari, riducendo la loro propensione a investire. Secondo un sondaggio Eurobarometer citato da Bruxelles, “il 45% dei consumatori non ha fiducia nel fatto che le raccomandazioni ricevute dagli intermediari finanziari siano primariamente nel loro migliore interesse”.  

Come cambieranno le informative sui prodotti d’investimento

Anche se le direttive Mifid e Idd hanno già previsto obblighi di comunicazione e trasparenza per gli attori finanziari e assicurativi a contatto con la clientela, la Eu retail investment strategy intende rafforzare la chiarezza con la quale queste informazioni vengono fornite. L’obiettivo è assicurare il più possibile la comprensione delle informazioni da parte del risparmiatore. Questo prevede cinque novità, come spiega direttamente la nota della Commissione europea:

  • “modernizzare le informazioni in modo che siano adatte alla distribuzione digitale;
  • ammodernare e standardizzare le informazioni sui costi per garantire che siano realmente trasparenti per gli investitori al dettaglio, sia in termini di comprensione dei costi – compresi gli eventuali pagamenti di incentivi a un intermediario – che del loro impatto sul rendimento dell’investimento;
  • introdurre rendiconti annuali che illustrino chiaramente i costi e la performance dell’investimento;
  • l’introduzione di avvertenze obbligatorie sui rischi per aiutare gli investitori al dettaglio a non assumere rischi non adatti a loro”.

In questa logica, il Kid (Key information document), il documento riassuntivo che permette di valutare le caratteristiche chiave di un prodotto finanziario come il suo profilo di rischio/rendimento, andrà incontro a un deciso restyling. Ad esempio: sarà obbligatorio uno specchietto con le informazioni essenziali su costi e rischi dovranno essere visibili in cima; il classico Pdf verrà affiancato nella visualizzazione del Kid su strumenti digitali, con documenti  più user-friendly che consentano di ingrandire le parti d’interesse; una nuova sezione dedicata alle caratteristiche del prodotto in relazione ai temi di sostenibilità. 

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Il filtro preventivo sui prodotti finanziari inefficienti

“I dati dimostrano che alcuni prodotti presenti sul mercato offrono un rapporto scarso valore, se non nullo, al cliente al dettaglio, in particolare a causa degli elevati costi”, ha affermato la Commissione europea. Per mettere un freno a questo fenomeno, che altrimenti l’industria del risparmio non sarebbe incentivata risolvere, produttori e distributori di prodotti finanziari ed assicurativi dovranno confrontare i costi di fondi e polizze con indici di riferimento messi a disposizione dalle autorità europee di riferimento, Esma ed Eiopa

I produttori di fondi dovranno definire un “processo di determinazione dei prezzi” che consenta di “identificare e quantificare tutti i costi e gli oneri e di valutare se tali costi e oneri non compromettano il valore che si prevede venga apportato dal prodotto”. I distributori, come banche e reti, sulla base della valutazione dei produttori, “dovrebbero prendere in considerazione i costi complessivi sostenuti dagli investitori al dettaglio”. 

Nell’ambito di queste valutazioni, sulle quali vigileranno le autorità nazionali competenti (come Consob e Ivass), produttori e distributori sarebbero chiamati a confrontare fondi e polizze con un benchmark di riferimento pertinente sviluppato dall’Esma o dall’Eiopa. Queste ultime elaboreranno e renderanno pubblici i parametri di riferimento sui costi e i rendimenti “rispetto ai quali i produttori e i distributori dovranno confrontare i loro prodotti prima di offrirli sul mercato”. 

Uno scostamento dal benchmark di riferimento dovrebbe far presumere che i costi e gli oneri siano troppo elevati e che il prodotto non sia conveniente, a meno che il produttore o il distributore non sia in grado di dimostrare il contrario”, ha affermato la Commissione. Se il prodotto non risulta di valore secondo questa analisi “non dovrebbe essere approvato per la distribuzione”

Per garantire che tutti i costi possano concorrere a formare i benchmark, i distributori  devono comunicare alle autorità nazionali competenti i costi di distribuzione dei prodotti di investimento al dettaglio, compresi i dettagli sui costi della consulenza e degli incentivi. In questo modo, è l’auspicio dell’Ue, il confronto con la media di mercato sui costi a livello europeo diventerà un concreto stimolo per rimuovere dall’offerta quei prodotti finanziari inefficienti e troppo cari. 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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