Lusso e moda hanno registrato una leggera ripresa dei ricavi nel primo semestre 2026 (+0,6% contro il -12,4% del primo semestre 2025). Forse un effetto del maggior numero di operazioni straordinarie avvenute nel lusso ad opera di fondi di private equity nel 2025? È presto per dirlo, ma tre fondi su quattro – almeno a parole – intendono investire nella moda e nel lusso anche nel corso di quest’anno.
A scattare la fotografia è il Global Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey 2026 di Deloitte, costruito sulle risposte di circa 50 rappresentanti di fondi di private equity e di 119 aziende che nel 2025 hanno generato insieme circa 941 miliardi di dollari di fatturato nel settore del lusso inteso in senso ampio. Non solo abbigliamento e accessori, ma anche orologi e gioielli, cosmetica e profumi, auto di lusso, alberghi, jet privati, crociere, arredamento, yacht, ristorazione.
Fashion e luxury: un recupero uniforme, ma…
Il recupero dei ricavi è distribuito in modo piuttosto uniforme: +0,9% per i beni di lusso personali, +0,4% per gli altri comparti (dall’arredamento all’ospitalità, fino alla nautica). Nel 2025 invece, le vendite del comparto segnavano -2,4% e l’Ebitda, il margine operativo lordo, -9,5%, zavorrato soprattutto dalle auto di lusso.
Sotto l’apparente uniformità, il mercato si sta però polarizzando fra due tipologie di consumo ben distinte: da un lato sono i segmenti esperienziali (ospitalità, yacht, jet privati); dall’altro i beni personali, alle prese con un riposizionamento della domanda e con una crescente pressione sui prezzi. Su questo fronte, il vero nodo strutturale resta infatti la redditività. Nel 2025 il margine Ebitda medio è sceso al 15,5%. I beni personali hanno bruciato tutti i guadagni accumulati dopo la pandemia, fermandosi al 22,9% (-1,3%), mentre gli altri comparti si trovano 3,6 punti sotto i livelli del 2019. L’erosione ha colpito duro due dei settori più pesanti in termini di ricavi: abbigliamento e accessori (-1,3%) e auto di lusso (-2,8%). Quattro dei nove comparti analizzati tuttavia hanno migliorato i margini, segno che la pressione riflette dinamiche competitive e di domanda diverse da segmento a segmento.
Spiega Federico Bazzani, partner di Deloitte Advisory: «Nel personal luxury goods solo il 49% delle aziende registra una crescita, mentre nei segmenti esperienziali questa quota sale al 71%, confermando il progressivo spostamento della domanda dal prodotto all’esperienza».
L’interesse dei fondi di private equity nei confronti di lusso e moda
Nel 2025 moda e lusso hanno contato 345 operazioni di fusione e acquisizione, il 3,6% in più delle 333 del 2024. A trainare sono stati i beni personali, con 145 operazioni (+8,2%), pari al 42% del totale. Il valore medio delle transazioni si è attestato a 297 milioni di dollari.
Se è vero che l’interesse dei capitali privati è in crescita però, sono ancora i soggetti industriali a rappresentare la maggioranza (59%) nelle operazioni d’acquisizione. Il restante 41% così si ripartisce: private equity e venture capital (19%); family office e privati (12%); servizi finanziari (9%).
Piacciono le aziende di medie dimensioni (ricavi fra 50 e 250 milioni di dollari; 42% dei deal), e anche i multipli si addensano nella fascia intermedia, fra 5 e 15 volte il rapporto Ev/Ebitda.
Europa e Nord America restano le mete preferite dagli investitori (rispettivamente 59% e 21%), che però diversificano verso mercati con un maggiore potenziale di crescita interna.
«Il settore del fashion & luxury si dimostra un mercato di grande interesse per gli investitori, con il 75% dei fondi di private equity intenzionato a investire nel comparto nel 2026, a conferma del rinnovato interesse e della fiducia degli investitori», sottolinea Elio Milantoni, senior partner M&A di Deloitte Advisory. Il comparto più attrattivo è quello di cosmetica e profumi, mentre cresce l’attenzione verso la ristorazione.
Quali le forme e strategie di investimento preferite nel comparto lusso?
Quanto alla forma degli investimenti, «le operazioni di maggioranza restano la modalità di investimento preferita (73%), pur a fronte di una crescente apertura alle partecipazioni di minoranza (+9 p.p. vs 2025)». La creazione di valore, secondo Milantoni, passerà soprattutto dalla crescita dei ricavi, dalle strategie di aggregazione (il cosiddetto buy-and-build) e dal consolidamento, oltre che dall’espansione internazionale.
Michele Gismondi, anch’egli partner di Deloitte Advisory, ricorda che nel 2025 le strategie sono state guidate da consolidamenti (49%) e rilevamenti del controllo, i buyout (30%): i primi appannaggio soprattutto dei soggetti industriali, i secondi degli investitori finanziari. Le preferenze, inoltre, premiano un approccio misto fra marchi del lusso e settori complementari, scelto dal 52% degli intervistati, contro il 35% che punta solo sui settori complementari e il 13% che investe esclusivamente nei marchi.
Un 2026 già in contraddizione?
Il primo semestre dell’anno in corso racconta però un’altra storia: le operazioni sono state 152 (- 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025). La frenata è più marcata nei beni personali, calati del 19,7% e scesi al 38% del totale delle transazioni.
Nel 2025 la base attiva di consumatori del lusso si è ridotta a 330 milioni, 20 milioni in meno rispetto all’anno precedente (-15% sul 2022). Il dato preoccupa, ma con un’attenuante: oltre il 70% di chi ha abbandonato il mercato intende tornare. Per Deloitte la contrazione è dunque ciclica, legata a congiuntura e fiducia.
Cambia anche la geografia degli acquisti. Le vendite transfrontaliere, che pesavano circa la metà del totale, dovrebbero scendere sotto il 30% nei prossimi anni: la ricchezza domestica prende il posto dei flussi turistici come motore della domanda. E le Americhe accelerano, con i marchi nati negli Stati Uniti in crescita del 10-15% nel primo trimestre 2026.
Il ruolo dell’AI nei consumi luxury
Circa la metà dei clienti del lusso usa l’intelligenza artificiale durante il percorso d’acquisto: uno su quattro per scoprire nuovi prodotti, due su tre per confrontarli. E si fida di questi strumenti circa il doppio rispetto a social network e influencer. Non si può dire lo stesso sul fronte delle aziende: circa il 60% delle imprese di moda e lusso è ancora in una fase iniziale di maturità nell’adozione dell’intelligenza artificiale.
Il vintage piace sempre di più
Corre infine il mercato dell’usato. Circa metà degli acquirenti di lusso lo consulta prima di comprare un articolo nuovo, e le ricerche online di borse vintage sono più che raddoppiate in un anno. Fra il 2025 e il 2027 il second-hand dovrebbe crescere da due a tre volte più velocemente del nuovo, trainato da orologi, gioielli e pelletteria grazie al loro valore residuo. Siamo di fronte, si legge nel rapporto di Deloitte, a «una trasformazione strutturale nel modo in cui i consumatori pensano al lusso e al valore».

