Conto corrente cointestato: cosa succede in caso di eredità

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Un martelletto da giudice in legno, una bilancia in ottone e un libro di legge aperto sono appoggiati su una scrivania in legno su uno sfondo scuro, a simboleggiare la giustizia e i procedimenti aperti. In questo caso il riferimento va alle partecipazioni in eredità o donazione: come calcolare l’imposta

La cointestazione di un conto corrente non basta a trasferire la proprietà delle somme. In caso di successione, conta la prova dell’animus donandi: senza di essa, la quota del defunto entra nell’asse ereditario

Indice

Il conto corrente cointestato è uno strumento di ampia diffusione, apprezzato per la sua praticità nella gestione condivisa del denaro, specialmente all’interno del nucleo familiare. Esso consente a più persone di essere titolari dello stesso conto e, se concordato con la banca, permette a ciascun intestatario di effettuare operazioni disgiuntamente. E invero, la facoltà di compiere operazioni separatamente non può essere presunta per il solo fatto della comune intestazione, ma va espressamente menzionata nel contratto attraverso il rispetto di rigorosi requisiti formali.

La scomparsa di uno dei cointestatari solleva tuttavia quesiti circa il destino del saldo attivo e la sua inclusione nella massa ereditaria.

Conto corrente cointestato: come funziona la presunzione di contitolarità

Ai sensi dell’art. 1854 c.c., “nel caso in cui il conto sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche separatamente, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto”. Tale norma regola però i rapporti esterni con la banca.

I rapporti interni tra cointestatari sono invece disciplinati dall’art. 1298, comma 2, c.c., che stabilisce una presunzione di contitolarità in parti uguali.

Si tratta di una presunzione legale iuris tantum, “poiché dà luogo soltanto all’inversione dell’onere probatorio e può essere superata attraverso presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, ma che presuppone, perché possa ritenersi vinta, la dimostrazione non già che la materiale operazione di versamento sia stata effettuata solo da uno dei cointestatari, ma che la stessa abbia altresì avuto ad oggetto somme di pertinenza esclusiva di uno dei contitolari” (Cass. n. 27069/2022).

Donazione indiretta e animus donandi: quando la cointestazione non basta

Una volta superata la presunzione di proprietà comune delle somme presenti sul conto, è necessario valutare se la cointestazione configuri una donazione indiretta a favore del cointestatario che non ha contribuito con proprie risorse.

Sul punto, la Cassazione ha chiarito che “la possibilità che costituisca donazione indiretta l’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito – qualora la predetta somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari – è legata all’apprezzamento dell’esistenza dell’animus donandi, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità” (Cass. n. 26983/2008).

La Cassazione: quando le somme entrano nell’asse ereditario

È esattamente su questo profilo che si è pronunciata l’ordinanza Cass. Sez. II Civ. n. 5009 del 5 marzo 2026, relativa alla successione ab intestato di un soggetto deceduto nel 2010. Nel caso di specie, il Tribunale di Palermo aveva accertato che le somme depositate sui conti cointestati appartenevano in via esclusiva al de cuius, valorizzando la documentazione contabile e “il confronto fra la condizione economica del de cuius, titolare di un discreto patrimonio immobiliare, e la condizione della sorella, che era nullatenente”.

La Corte d’Appello ha ritenuto inammissibile la deduzione circa l’esistenza di una donazione indiretta, svolta per la prima volta in grado d’appello, poiché ampliava il thema decidendum in violazione dell’art. 345 c.p.c.

La Cassazione ha confermato, precisando che “comunque, e nel merito, non era stata offerta alcuna prova dell’animus donandi che doveva accompagnare la cointestazione”. Il principio è chiaro: in assenza di prova specifica dell’intento liberale, la cointestazione resta assoggettata alla presunzione di contitolarità paritaria ex art. 1298 c.c., con conseguente inclusione della quota del defunto nella massa ereditaria.

(Articolo tratto dal magazine We Wealth n. 92 di luglio-agosto2026)

Domande frequenti su Conto corrente cointestato: cosa succede in caso di eredità

Cosa si intende per presunzione di contitolarità in un conto corrente cointestato?

La presunzione di contitolarità implica che, in assenza di accordi diversi, le somme presenti sul conto corrente cointestato sono considerate di proprietà di tutti gli intestatari in parti uguali. Questa presunzione è fondamentale per determinare la quota di ciascuno in caso di eredità.

Quando le somme di un conto corrente cointestato entrano nell'asse ereditario secondo la Cassazione?

Secondo la Cassazione, le somme presenti sul conto corrente cointestato entrano nell'asse ereditario quando non è possibile dimostrare una donazione indiretta o un animus donandi da parte di uno degli intestatari verso l'altro. La semplice cointestazione non è sufficiente a escludere le somme dall'eredità.

La facoltà di effettuare operazioni disgiuntamente su un conto cointestato è automatica?

No, la facoltà di compiere operazioni separatamente su un conto corrente cointestato non può essere presunta per il solo fatto della comune intestazione. Tale facoltà deve essere espressamente concordata con la banca.

In che modo la donazione indiretta e l'animus donandi influenzano la divisione delle somme in caso di eredità?

La donazione indiretta e l'animus donandi sono elementi che possono escludere le somme dal conto corrente cointestato dall'asse ereditario. Se si dimostra che uno degli intestatari intendeva donare la propria quota all'altro, le somme non rientrano nella successione.

Qual è il principale vantaggio della praticità di un conto corrente cointestato?

Il principale vantaggio della praticità di un conto corrente cointestato risiede nella sua utilità per la gestione condivisa del denaro, specialmente all'interno del nucleo familiare. Permette a più persone di accedere e gestire fondi comuni in modo efficiente.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Maria Cristiana Felisi

Maria Cristiana Felisi è partner and head of the Milan office dello studio legale Charles Russell Speechlys, private client. Ha sviluppato una particolare competenza nella consulenza ai clienti su aspetti di diritto privato e di famiglia, tra cui il diritto delle successioni, i trust, le fondazioni, la pianificazione successoria, real estate, societario e relativo contenzioso. È una mediatrice professionale per le imprese, un Family Officer qualificato in Italia e membro dell’International Bar Association (IBA). È iscritta all’albo degli avvocati di Milano dal 1992 ed è patrocinatrice davanti alla Corte di Cassazione e ad altre giurisdizioni superiori.

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