Trust e successione, come garantire la continuità del patrimonio

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Uno scrigno del tesoro in legno leggermente aperto, che emette una luce brillante. Presenta cerniere in metallo e un lucchetto appeso sul davanti. Lo scrigno è posto su una superficie di legno con uno sfondo scuro, creando un'atmosfera misteriosa. L'immagine è per riprendere il tema della ricchezza nelle successioni e donazioni

Dal trasferimento dei beni alla governance del patrimonio: il trust come strumento per progettare oggi le regole del passaggio generazionale

Indice

Il passaggio generazionale non è soltanto un problema di trasferimento della proprietà. Nelle famiglie imprenditoriali, soprattutto quando il patrimonio comprende partecipazioni societarie, immobili e attività finanziarie, la vera questione è stabilire chi dovrà amministrare il patrimonio, secondo quali regole e con quali limiti, quando l’attuale titolare non sarà più in grado di farlo o non ci sarà più.

È in questo spazio che il trust può assumere una funzione strategica: non come semplice strumento di protezione patrimoniale, ma come modello di governance del patrimonio familiare nel tempo.

Per family office, gestori patrimoniali e professionisti, il punto di partenza dovrebbe quindi essere diverso: non chiedersi soltanto quali beni trasferire, ma quale assetto proprietario e gestionale si vuole ottenere dopo il passaggio generazionale.

Dal testamento al trust: come cambia la governance del patrimonio

Il testamento rimane lo strumento fondamentale per disciplinare la successione, ma presenta limiti quando il patrimonio richiede una gestione unitaria e continuativa. Si pensi a una partecipazione di controllo in una società familiare.

La successione può trasferire le azioni agli eredi, ma non risolve necessariamente il problema della governance. Interessi differenti, competenze diverse e conflitti tra gli eredi possono trasformare la frammentazione della proprietà in frammentazione del potere decisionale.

Il trust consente invece di affidare a un trustee la gestione dei beni secondo un programma predeterminato dal disponente, separando, secondo la struttura prescelta, titolarità, gestione e benefici economici. La sua utilità nella pianificazione successoria deriva proprio dalla possibilità di costruire oggi le regole che dovranno governare il patrimonio domani.

Trustee, guardiano e letter of wishes: i ruoli chiave nel trust

La qualità del trust dipende in larga misura dalla qualità dei soggetti chiamati a gestirlo.

La scelta del trustee non dovrebbe quindi essere considerata un adempimento formale: professionalità, indipendenza, organizzazione, continuità operativa e capacità di gestire patrimoni complessi sono elementi essenziali. Il trustee dovrà amministrare i beni nell’interesse dei beneficiari e nel rispetto dell’atto istitutivo, assumendo un ruolo particolarmente delicato quando nel patrimonio siano presenti partecipazioni societarie, investimenti finanziari o rapporti familiari potenzialmente conflittuali.

Accanto al trustee può assumere rilievo il guardiano, al quale l’atto può attribuire funzioni di controllo, autorizzazione o sostituzione del trustee. La sua presenza può rappresentare un importante presidio nei trust di lunga durata, purché siano definiti con chiarezza poteri e responsabilità, evitando sovrapposizioni con il trustee.

Uno strumento spesso sottovalutato è infine la letter of wishes, attraverso la quale il disponente può rappresentare al trustee, in termini generalmente non vincolanti, le proprie aspettative sulla gestione del patrimonio e sulle esigenze dei beneficiari. La lettera consente di trasferire nel tempo non soltanto beni, ma anche la visione del disponente, offrendo al trustee una chiave interpretativa dell’atto quando le circostanze familiari cambieranno.

Proprio per questo dovrebbe essere redatta con attenzione e periodicamente aggiornata.

Trust successorio: un esempio pratico di un imprenditore e tre figli

Si immagini un imprenditore proprietario del 70% di una società industriale, oltre che di immobili e di un significativo portafoglio finanziario. Ha tre figli: uno lavora nell’impresa, gli altri due svolgono attività professionali estranee all’azienda.

Una successione ordinaria potrebbe determinare una comproprietà delle partecipazioni e rendere necessario un successivo accordo tra gli eredi. Un trust può consentire di mantenere unitario il pacchetto partecipativo, affidando al trustee l’esercizio dei diritti sociali secondo criteri definiti dal disponente.

Il figlio che opera nell’impresa potrebbe essere valorizzato attraverso specifiche regole di governance, mentre gli altri beneficiari potrebbero ricevere una diversa partecipazione economica. Il risultato non è necessariamente una disparità tra gli eredi, ma una differenziazione tra proprietà, potere di gestione e benefici economici, coerente con la diversa posizione dei componenti della famiglia.

Trust e legittima: quali sono i limiti nella successione

La pianificazione successoria attraverso il trust deve confrontarsi con le norme poste a tutela dei legittimari. Il trust non può essere utilizzato per eludere i diritti successori protetti dall’ordinamento.

La progettazione deve quindi partire dalla ricostruzione dell’intero patrimonio familiare e dalla posizione dei potenziali legittimari.

Il trust deve essere inserito in una pianificazione complessiva, nella quale possono convivere attribuzioni testamentarie, donazioni, partecipazioni societarie e polizze assicurative.

Trust e fiscalità: quando conviene pagare l’imposta

La fiscalità rappresenta un elemento strategico della pianificazione. La disciplina vigente consente, in determinate condizioni, di scegliere tra tassazione al momento del trasferimento ai beneficiari e tassazione anticipata al momento della dotazione patrimoniale.

La seconda opzione può consentire di cristallizzare il trattamento fiscale applicabile al momento del conferimento, utilizzando aliquote e franchigie riferite al rapporto tra disponente e beneficiari.

La scelta assume particolare rilievo in una pianificazione destinata a durare decenni. Aliquote, franchigie e criteri di imposizione possono infatti essere modificati dal legislatore. Si consideri un patrimonio di 10 milioni di euro, composto in larga parte da partecipazioni societarie. La famiglia può mantenere differita l’imposizione, accettando l’incertezza sul regime futuro, oppure valutare l’anticipazione dell’imposta sui valori attuali.

Se il patrimonio dovesse successivamente crescere significativamente, la seconda soluzione potrebbe consentire di avere già cristallizzato il trattamento fiscale applicabile alla dotazione. La convenienza deve essere naturalmente valutata caso per caso, considerando anche il costo finanziario dell’anticipazione.

Per il family office la domanda diventa quindi non soltanto “quanto costa il trust?”, ma “quando conviene pagare l’imposta?”.

Trust successorio: gli errori da evitare nella pianificazione

I principali errori sono utilizzare il trust senza aver definito l’obiettivo della pianificazione, scegliere un Trustee sulla base del solo costo, costruire un atto eccessivamente rigido e sottovalutare il coordinamento con la governance societaria.

Un ulteriore errore è considerare il trust un’operazione una tantum. Un trust successorio è invece un progetto destinato a vivere per molti anni e deve essere periodicamente verificato, anche attraverso l’aggiornamento della letter of wishes.

Dal trust alla continuità del patrimonio familiare

Per family office e gestori patrimoniali il trust può rappresentare qualcosa di più di uno strumento giuridico: può diventare una componente della governance complessiva della ricchezza familiare.

La domanda corretta non è soltanto “come trasferire il patrimonio?”, ma “come fare in modo che il patrimonio continui a perseguire gli obiettivi familiari anche dopo il passaggio generazionale?”

In questa prospettiva il professionista non propone semplicemente un trust: progetta un sistema di regole, responsabilità e protezione destinato a operare nel tempo.

Domande frequenti su Trust e successione, come garantire la continuità del patrimonio

Qual è la funzione strategica del trust nel passaggio generazionale di un patrimonio familiare imprenditoriale?

Il trust assume una funzione strategica nel passaggio generazionale stabilendo chi amministrerà il patrimonio, secondo quali regole e con quali limiti, quando l'attuale titolare non sarà più in grado di farlo. Questo è particolarmente rilevante quando il patrimonio include partecipazioni societarie, immobili e attività finanziarie.

Oltre al trasferimento della proprietà, quali sono le principali sfide nella successione di un patrimonio imprenditoriale che il trust può affrontare?

Il trust affronta la sfida di definire la governance del patrimonio, ovvero chi gestirà le partecipazioni societarie, gli immobili e le attività finanziarie, e secondo quali criteri. Questo va oltre il semplice trasferimento della proprietà, concentrandosi sull'amministrazione e la continuità.

Quali sono i ruoli chiave all'interno di un trust successorio menzionati nell'articolo?

I ruoli chiave nel trust successorio includono il Trustee, che amministra il patrimonio, il Guardiano, che supervisiona il Trustee, e il titolare del 'letter of wishes', che esprime le volontà del disponente.

Come si relaziona il trust successorio con la legittima dei figli in termini di successione patrimoniale?

L'articolo accenna ai limiti del trust successorio rispetto alla legittima, suggerendo che esistono vincoli legali da considerare nella pianificazione per garantire il rispetto dei diritti degli eredi legittimari.

In quali circostanze finanziarie o di investimento può essere conveniente utilizzare un trust successorio?

L'articolo suggerisce che la convenienza del trust può essere legata alla fiscalità, indicando che ci sono momenti in cui pagare l'imposta attraverso il trust può risultare vantaggioso per la gestione e la continuità del patrimonio.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Vignetta dell'avvocato Gianluigi Serafini, partner di GA-Alliance e Adgiunct professor in Bologna Business School - Università degli studi di Bologna.

di Gianluigi Serafini

È partner di GA-Alliance, studio legale internazionale che opera in 73 paesi, attraverso 2.500 professionisti ed è Adgiunct professor in Bologna Business School – Università degli studi di Bologna – dov’è Program director del corso “Family business – governance” e del corso “Cfo in a private equity company”. È esperto in contrattualistica di impresa ed M&A, mercati di capitali, wealth management e gestione di patrimoni aziendali. Inoltre è competente nel settore delle privatizzazioni, quale consulente di primari enti con riferimento alle multi-utility, alle fiere e alle società aeroportuali.