Non solo mercati, crisi geopolitiche e inflazione: tra i rischi finanziari più rilevanti che possono falcidiare un patrimonio, spesso non viene considerato quello di vivere più a lungo del previsto. Un rischio molte volte poco presidiato, poiché è difficile pensare a sé stessi come una fonte di rischio. Eppure c’è più di qualche avvisaglia per non trascurare queste valutazioni.
Entro il 2030, ad esempio, il numero delle persone over 60 supererà quello dei giovani e per questo il decennio che è iniziato nel 2021 è stato denominato The United Nations Decade of Healthy Ageing, il “Decennio delle Nazioni Unite dell’Invecchiamento in Buona Salute”. Inoltre per il 2050 il numero di persone con più di sessant’anni (che oggi sono circa un miliardo) dovrebbe addirittura raddoppiare. E se si concentra l’attenzione sul vecchio continente (definizione quanto mai appropriata in questo caso) nel 2050 un europeo su tre avrà più di 65 anni. La riflessione immediata da fare di fronte a questi scenari riguarda la necessaria rivisitazione dei meccanismi tradizionali dei sistemi di previdenza, di gestione patrimoniale e del risparmio in generale.
La sfida del decumulo e il ruolo della preparazione finanziaria
Il vero problema però, non è l’età che avanza, ma l’incapacità di una preparazione finanziaria adeguata a questo fenomeno naturale. Dimensionare i propri risparmi su una proiezione di vita di 15-20 anni dopo la pensione e ritrovarsi, invece, con un orizzonte di 30 anni o più, può voler dire esaurire le proprie risorse patrimoniali proprio quando aumentano i bisogni di cura e assistenza.
Finora la consulenza finanziaria è stata concentrata su come fare crescere un patrimonio nel tempo, come ottimizzare i rendimenti e come diversificare un portafoglio. Ma questo non basta più. Una sfida pressante per i consulenti finanziari è affiancare i propri clienti per fare in modo che il patrimonio accumulato nella fase più attiva della vita diventi un flusso di reddito sostenibile più o meno per i tre decenni successivi. Per raggiungere questo obiettivo bisogna avere la capacità di combinare adeguatamente scelte di investimento e di pianificazione fiscale tenendo in considerazione anche l’andamento dell’inflazione, oltre che eventuali imprevisti.
Alcuni errori da evitare
Difficile elencare regole fisse di gestione, più facile cercare di evitare alcuni errori che rischiano di avere costi molto elevati. Uno di questi è sicuramente quello di stabilire una percentuale di prelievo annuale fissa dal patrimonio, senza considerare la sequenza dei rendimenti. Se per caso i mercati crollassero nei primi anni di pensionamento, il patrimonio subirebbe un doppio impatto negativo: sia quello collegato ai prelievi, sia alle perdite di mercato, più difficili da recuperare in una fase di decumulo.
Trascurare l’andamento dell’inflazione è un altro errore frequente: anche tassi apparentemente modesti possono erodere un patrimonio nel lungo termine. Un tasso di inflazione medio annuo del 2% può sembrare di poco conto, ma nell’arco di 20 anni porta a una svalutazione reale di oltre il 32% rispetto al valore iniziale del patrimonio. E se l’inflazione salisse al 3% in 20 anni, il patrimonio manterrebbe poco più del 55% del potere di acquisto originario.
Da consulente a pianificatore di vita finanziaria
Pianificare 30 anni di vita dopo la pensione vuol dire potere contare su un consulente che ha competenze tecniche molto varie: dalla conoscenza delle caratteristiche degli strumenti previdenziali complementari alla capacità di interfacciarsi con professionisti come notai e avvocati per la gestione dei temi legati alla pianificazione successoria. Ma non solo. Occorre anche sapere gestire gli aspetti relazionali ed emotivi, il che vuol dire accompagnare il cliente non solo nei momenti di mercato difficili, ma anche nei momenti di transizione importanti della vita come la vecchiaia, la perdita di un coniuge o la necessità di cure. Poiché le conversazioni su temi come dipendenze o la morte non sono facili, possono essere affrontate solo con consulenti che hanno il giusto grado di sensibilità e che hanno creato un rapporto di fiducia che dura nel tempo.
Le potenzialità della consulenza orientata alla longevità in Italia
La ricchezza privata in Italia è una delle più elevate al mondo in relazione al Pil e la gran parte di questa, circa il 65%, è concentrata attualmente nelle mani di persone con età superiore ai 55 anni. Tuttavia, la consulenza strutturata ha un tasso di penetrazione ancora contenuto sul mercato italiano, che offre quindi grandi potenzialità per una consulenza orientata alla longevità. Alcune ricerche hanno evidenziato come una consulenza professionale possa dare rendimenti superiori di diversi punti rispetto al tradizionale fai da te, non solo per la capacità di selezionare i titoli migliori in cui investire, ma anche per un’accorta gestione emotiva dei momenti di crisi. Quello che viene apprezzato è la capacità di creare valore gestendo gli obiettivi e pianificando correttamente le spese future e gli aspetti fiscali, ad esempio mettendo a punto l’ordine corretto con cui disinvestire durante la pensione per ridurre il carico fiscale.
Il patrimonio, da traguardo a strumento
La longevità, insomma, trasforma il patrimonio da traguardo a strumento per raggiungere determinati obiettivi. Mettere correttamente a fuoco questi obiettivi è un banco di prova impegnativo per i consulenti alle prese con individui maturi che devono trovare il giusto equilibrio tra i propri bisogni, il mantenimento dello stile di vita e la volontà di trasferire il patrimonio a persone care/eredi. Non si tratta quindi di un problema ma di una realtà da pianificare: chi sarà in grado di accompagnare i propri clienti in questo percorso con preparazione e sensibilità sarà il professionista di cui ci sarà più bisogno in questo futuro.

