Athos, Porthos, Aramis e, naturalmente, D’Artagnan. Il protagonista del celebre romanzo I tre moschettieri di Alexandre Dumas affonda le proprie radici in una figura realmente esistita. Il suo nome era Charles de Batz de Castelmore d’Artagnan, militare francese del XVII secolo che avrebbe ispirato il celebre personaggio letterario. Qualunque sia stato il grado di fedeltà con cui Dumas si ispirò alla sua vicenda, oggi, a oltre tre secoli dalla sua morte, una scoperta archeologica potrebbe aver riportato alla luce i resti dell’uomo che diede origine alla leggenda.

La storia di D’Artagnan
Nato nel castello di Castelmore, nei pressi di Lupiac, in Guascogna, Charles de Batz trascorse qui la propria giovinezza. A metà degli anni Trenta del Seicento, poco più che ventenne, entrò nell’esercito francese adottando il cognome della madre, appartenente a una famiglia più prestigiosa: d’Artagnan. Le sue capacità militari, unite all’intelligenza e alla fedeltà dimostrate al servizio della Corona, gli valsero la stima di re Luigi XIV. Nel 1658 fu nominato sottotenente dei prestigiosi Moschettieri del Re. La sua carriera si concluse tragicamente nel 1673, quando venne colpito da una palla di moschetto durante un assalto nell’Assedio di Maastricht.
Il mistero della sepoltura
Le informazioni sulla sepoltura di D’Artagnan sono estremamente scarse e, nel corso dei secoli, gran parte delle testimonianze documentarie è andata perduta. L’unico indizio significativo è una lettera che menziona la sua inumazione in un terreno consacrato. Considerando le condizioni concitate della guerra e il fatto che l’assedio si svolse durante l’estate, i caduti venivano spesso sepolti rapidamente e nelle immediate vicinanze del campo di battaglia.
Per questo motivo, gli studiosi hanno a lungo ipotizzato che la tomba del celebre moschettiere si trovasse nei pressi dell’accampamento francese di Wolder, poco fuori Maastricht. Nel 2008, però, la biografa Odile Bordaz avanzò una nuova ipotesi, suggerendo di concentrare le ricerche nella Chiesa cattolica dei Santi Pietro e Paolo. L’idea attirò l’attenzione dell’archeologo cittadino Wim Dijkman che, dopo aver approfondito la questione, arrivò a considerare questa pista sempre più plausibile.
La scoperta
L’opportunità di verificare la teoria si è presentata durante alcuni lavori di manutenzione nella navata della chiesa, resi necessari dalla comparsa di una voragine nel pavimento. Nel corso degli interventi è emerso uno scheletro, una scoperta che ha spinto il diacono Jos Valke ad avvisare immediatamente l’archeologo Dijkman. La posizione dei resti, proprio sotto l’area occupata dall’altare fino a circa due secoli fa, suggerisce che appartenessero a una persona di particolare importanza.
Insieme alle ossa sono stati inoltre rinvenuti una moneta del 1660 emessa da Massimiliano Enrico di Baviera, alleato della Francia, e un proiettile di moschetto compatibile con le ferite che, secondo le cronache, causarono la morte di D’Artagnan. Per verificare l’identità del defunto, un frammento della mandibola è stato inviato a Monaco di Baviera per essere sottoposto ad analisi genetiche e confrontato con il DNA dei discendenti del moschettiere. Nel frattempo, il resto dello scheletro è oggetto di ulteriori studi a Deventer, dove gli esperti stanno cercando di determinarne il sesso, l’età e la provenienza geografica. Se i test dovessero confermare l’ipotesi degli archeologi, ci troveremmo di fronte a una scoperta straordinaria: il ritrovamento dei resti dell’uomo che ha ispirato uno dei personaggi più celebri della letteratura mondiale.

