Milano attrae la finanza francese: il nuovo asse degli investimenti

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Skyline finanziario di Milano al tramonto con Porta Nuova e Torre UniCredit illuminate.

Negli ultimi 10 anni, l’arrivo a Milano di 58 player internazionali del private equity – di cui 25 operatori francesi – unito all’aumento del 45% di residenti d’Oltralpe, ridisegna i flussi di ricchezza in Italia. Per i wealth manager si apre una nuova fase: più capitali, più complessità, più opportunità

Indice

La migrazione finanziaria che parte da Parigi

Milano non è più soltanto la capitale economica d’Italia: sta diventando il nuovo punto di riferimento della finanza francese. Banchieri d’affari, wealth manager e famiglie ad alto patrimonio stanno spostando qui il proprio baricentro professionale e personale, attratti da un ecosistema più dinamico, rapido e competitivo rispetto a Parigi. Un trend che, come osserva anche Les Echos, non è passeggero ma strutturale.

Alla base di questo movimento ci sono l’instabilità della fiscalità francese e il rischio di nuove imposte sui grandi patrimoni. In questo contesto, Milano emerge come piattaforma stabile e prevedibile. Il fenomeno, sottolinea il quotidiano francese, sta assumendo una dimensione sistematica.

Per molti professionisti francesi, Milano rappresenta quindi ciò che Parigi oggi rischia di perdere: stabilità politica, crescita economica e una sorprendente velocità decisionale. In Francia si parla apertamente di un “momento Milano” (come indicato dal quotidiano francese): una città percepita come pragmatica, pro-business e culturalmente vivace. Una realtà capace di offrire opportunità che, per una parte della finanza francese, risultano sempre più difficili da trovare nella capitale.

Il sorpasso sui competitor anglosassoni

I dati di Aifi mostrano una dinamica inattesa: tra il 2014 e il 2023 si sono insediati in città 58 operatori internazionali del private equity, di cui 25 francesi, più degli anglosassoni. Milano diventa così un hub europeo alternativo a Parigi.

L’arrivo di player come Rothschild, Lazard, Bnp Paribas, Natixis, Edmond de Rothschild e Andera Partners sta ridisegnando la geografia finanziaria della città. Per i wealth manager ciò significa operare in un contesto con flussi patrimoniali più ricchi e sofisticati.

Un capitalismo più dinamico del previsto

Il tessuto imprenditoriale italiano, composto da pmi, industria manifatturiera avanzata e nuove realtà tech, si rivela più dinamico e flessibile rispetto alle percezioni estere. Milano diventa la porta d’ingresso naturale verso questo ecosistema. E l’incontro tra culture e modelli diversi sta contribuendo a operazioni più agili e competitive, aprendo il mercato a modalità di lavoro più internazionali e orientate alla crescita.

Una trasformazione che ha effetti diretti anche sul wealth management: per i professionisti del settore cresce la domanda di consulenza per club deal, operazioni strategiche e investimenti alternativi, ambiti ad alta complessità.

Al contempo, Milano offre un ecosistema composto da real estate di pregio, design, cultura, ospitalità internazionale e un settore bancario rinnovato. Non sorprende quindi la crescita del 45% dei residenti francesi registrati all’Aire tra il 2014 e il 2021. Questo genera domanda crescente per servizi legati a immobiliare di fascia alta, investimenti immobiliari strutturati e gestione del wealth familiare a 360°.

La revisione della flat tax: il vero shock per l’attrattività

Come evidenziato da Marco Sandoli su We Wealth, la flat tax per i nuovi residenti subirà un cambiamento radicale: dal 2026 il costo passerà da 200.000 a 300.000 euro per il contribuente principale e da 25.000 a 50.000 euro per i familiari. Si tratta di un incremento del 50%, non sicuramente positivo per gli High Net Worth Individual che guardano all’Italia come nuova residenza fiscale.

Questo mutamento riduce, infatti, la convenienza fiscale dell’Italia e introduce il tema critico della residenza civilistica, che richiede non solo la registrazione anagrafica ma la prova della dimora abituale. La soggettività di questo criterio può generare incertezza e potenziali contestazioni future. Nonostante questo, però, l’Italia resta un Paese fortemente attrattivo per gli investitori stranieri, come evidenziato anche da Les Echos.

Per il wealth management, la revisione della flat tax sposta il focus da uno scenario di attrattività “automatica” a un contesto dove la valutazione costo-beneficio diventa più articolata. Aumentano le richieste di consulenza avanzata su governance internazionale, asset protection, strutture cross-border e pianificazione successoria. Il valore aggiunto non è più nell’agevolazione fiscale, ma nella capacità di gestire patrimoni globali complessi.

Il segnale dal private capital: nasce 21 Next

A conferma del ruolo crescente di Milano negli asset alternativi, è di qualche giorno fa la notizia che la famiglia Benetton ha lanciato 21 Next, piattaforma che integra 21 Invest e Tages. La nuova realtà nasce con 3 miliardi di asset e punta a superare 10 miliardi nei prossimi anni. È una delle principali operazioni recenti nel private capital italiano, con Alessandro Benetton presidente e Panfilo Tarantelli ceo.

Pur non essendo un progetto legato alla Francia, l’operazione contribuisce a irrobustire l’ecosistema milanese del private capital: una profondità di mercato che rende la città ancora più attrattiva proprio per quei capitali francesi che oggi cercano stabilità, deal flow industriale e un ambiente regolamentare più favorevole.
E per il wealth management significa poter contare su un’offerta crescente di asset alternativi, infrastrutture, energia e credito privato: strumenti sempre più richiesti da clienti Hnwi e Uhnwi.

Milano, nuovo baricentro della ricchezza europea

La convergenza dei flussi francesi, l’evoluzione dell’alternative asset management e l’attrattività del real estate posizionano Milano come baricentro della ricchezza europea. Per i wealth manager non è solo un’opportunità, ma una trasformazione del mercato: competere significa offrire consulenza integrata, capacità analitica e visione globale.

Secondo il Henley & Partners 2025 Private Wealth Migration Report, quest’anno circa 142.000 milionari nel mondo prevedono di cambiare giurisdizione – il livello più alto mai registrato. Nello stesso contesto, Milano – con 115.000 milionari e 17 miliardari residenti – si conferma tra le città europee più ricche e attrattive. 

Questo mix di ricchezza mobile globale e base patrimoniale locale consolidata rende Milano un potenziale hub per capitali cross-border. Per i wealth manager, l’opportunità non è solo nella fiscalità o negli incentivi: il vero valore risiede nella capacità di offrire consulenza sofisticata, strutture internazionali, protezione patrimoniale e pianificazione su scala globale – elementi essenziali in un mercato in rapido riassetto.

Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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