Cosa sono gli OOPArt, tra civiltà perdute e alieni: alla ricerca dei reperti archeologici che non trovano spiegazione

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Sette monete antiche di metallo grigio, con incisioni di figure e simboli, su sfondo bianco.

Dalle sfere del Klerksdorp alle batterie di Baghdad, passando per il meccanismo di Anticitera e la mappa di Piri Reis, nel corso dell’ultimo secolo gli archeologi si sono imbattuti in oggetti fuori dal tempo: gli Out Of Place Artifacts, reperti misteriosi che apparentemente non trovano spiegazione della loro ragion d’essere

Indice

OOPArt, tra civiltà perdute e alieni, cosa sono?

Si chiamano OOPArt e sono veri e propri oggetti del mistero accomunati da un unico fattore: essere fuori contesto. Gli Out Of Place Artifacts sono infatti reperti archeologici che, pur appartenendo a un passato remoto, sembrano essere stati costruiti da una mano moderna o appartenere a un’epoca molto più recente. Le teorie dietro questa apparente dissonanza temporale sono numerose: c’è chi parla di civiltà perdute, chi di alieni e chi, più semplicemente, di errori nella ricostruzione storica. Ecco quali sono gli OOPArt più incredibili.

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Il meccanismo di Anticitera

Uno degli esempi più famosi di OOPArt è il Meccanismo di Anticitera, ritrovato nel 1901 vicino all’isola greca di Anticitera. Questo straordinario dispositivo, risalente a oltre duemila anni fa, era composto da ingranaggi metallici estremamente complessi. Gli studiosi hanno scoperto che serviva probabilmente per calcolare i movimenti astronomici, le eclissi e il calendario. Molti lo definiscono il “primo computer della storia”, perché possedeva una tecnologia sorprendentemente avanzata per l’epoca ellenistica.

Le pietre di Ica

Un altro celebre caso riguarda le cosiddette pietre di Ica, ritrovate in Perù. Su queste pietre sarebbero incise immagini di uomini che convivono con dinosauri, eseguono operazioni chirurgiche avanzate o utilizzano strumenti tecnologici. I sostenitori degli OOPArt vedono in questi disegni una prova di conoscenze impossibili per le civiltà antiche. Tuttavia, numerose indagini hanno suggerito che molte delle pietre siano falsificazioni moderne create per attirare turisti e collezionisti.

Le sfere del Klerksdorp

In Sudafrica sono state trovate strane sfere metalliche chiamate “sfere del Klerksdorp”. Alcune persone sostengono che abbiano milioni di anni e che siano state costruite artificialmente da una civiltà sconosciuta. La spiegazione scientifica, però, è diversa: i geologi ritengono che si tratti di formazioni naturali prodotte da processi minerari avvenuti nel corso di lunghissimi periodi geologici. Nonostante ciò, queste sfere continuano ad alimentare teorie e discussioni tra gli appassionati di misteri archeologici.

Le batterie di Baghdad

Un altro OOPArt molto famoso sono le cosiddette “batterie di Baghdad”, ritrovate vicino a Baghdad, in Iraq. Si tratta di piccoli recipienti in terracotta contenenti un cilindro di rame e una barra di ferro. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questi oggetti potessero funzionare come antiche pile elettriche, capaci di produrre una debole corrente usando liquidi acidi come aceto o succo di limone. Se questa teoria fosse corretta, significherebbe che alcune popolazioni antiche conoscevano principi elettrici molto prima delle scoperte moderne. La comunità scientifica, però, non è concorde: molti archeologi ritengono che gli oggetti avessero funzioni religiose o decorative e che non esistano prove concrete del loro utilizzo come batterie.

La mappa di Piri Reis

La Mappa di Piri Reis è una carta geografica realizzata nel 1513 dall’ammiraglio ottomano Piri Reis. Questa mappa ha suscitato grande interesse perché sembra rappresentare con sorprendente precisione alcune coste dell’America e, secondo alcune interpretazioni, persino parti dell’Antartide. I sostenitori delle teorie alternative credono che la mappa sia basata su conoscenze molto più antiche e avanzate rispetto a quelle disponibili nel XVI secolo. Alcuni ipotizzano addirittura l’esistenza di civiltà perdute capaci di compiere sofisticati rilevamenti geografici. Gli storici e i cartografi, invece, spiegano che la mappa fu probabilmente realizzata utilizzando diverse fonti nautiche dell’epoca e che le somiglianze con l’Antartide siano semplici coincidenze interpretative.

Quattro uomini in mantelli neri e stivali puntano pistole, in bianco e nero, davanti a un muro di pietra.

Domande frequenti su Cosa sono gli OOPArt, tra civiltà perdute e alieni: alla ricerca dei reperti archeologici che non trovano spiegazione

Cosa sono gli OOPArt?

Gli OOPArt, acronimo di 'Out Of Place Artifacts', sono reperti archeologici che si distinguono per essere 'fuori contesto'. Essi appaiono come oggetti moderni o appartenenti a un'epoca molto più recente rispetto al loro effettivo passato remoto.

Qual è il fattore comune che accomuna tutti gli OOPArt?

Il fattore comune che accomuna tutti gli OOPArt è la loro natura di essere 'fuori contesto'. Questi oggetti del mistero sembrano non appartenere all'epoca in cui sono stati ritrovati, presentando caratteristiche anacronistiche.

Quali sono le principali teorie che cercano di spiegare la dissonanza temporale degli OOPArt?

Le teorie che tentano di spiegare l'apparente dissonanza temporale degli OOPArt sono numerose. Tra le più discusse, si parla di civiltà perdute che avrebbero posseduto tecnologie avanzate o di interventi da parte di entità aliene.

Cosa significa l'acronimo OOPArt?

L'acronimo OOPArt sta per 'Out Of Place Artifacts'. Questo termine identifica reperti archeologici che, pur essendo antichi, mostrano caratteristiche o tecnologie che sembrano appartenere a un'epoca molto più recente.

Gli OOPArt sono considerati oggetti di costruzione moderna?

No, gli OOPArt non sono considerati oggetti di costruzione moderna, nonostante possano apparire tali. Essi sono reperti archeologici che appartengono a un passato remoto, ma le loro caratteristiche li fanno sembrare costruiti da una mano moderna o appartenenti a un'epoca più recente.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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