L’utilizzo del trust nella pianificazione di un patrimonio familiare consente di perseguire diverse finalità, tra le quali l’efficiente trasferimento della ricchezza a favore delle generazioni successive, la segregazione degli asset, la possibilità di programmare l’impiego del fondo nel corso del tempo.
Accanto a ciò, lo strumento si presenta inoltre estremamente utile nella prospettiva di prevenire i conflitti interni alle famiglie, sovente afflitte da dissidi relativi alla gestione dei beni comuni o alla divisione degli stessi, che spesso si risolvono in paralisi operative, suscettibili di deprimere profondamente il valore del patrimonio.
Trust e patrimoni familiari: perché aiuta a prevenire i conflitti
Il trust, nel concentrare l’amministrazione degli asset in capo a un unico soggetto (il trustee), elimina a monte il rischio di conflitti relativi alla gestione di un bene comune, così come quello che siano attivati, in caso di disaccordo, contenziosi giudiziali attinenti all’amministrazione o alla divisione del bene medesimo.
Il trustee potrà, così, ad esempio:
- a) relativamente ai beni immobili, concederne l’utilizzo ai beneficiari in base alle relative richieste o esigenze, o alternativamente locarli a terzi, incamerando le relative utilità economiche;
- b) quanto alla liquidità, curarne l’efficiente gestione, attribuendo reddito (o anche eventualmente capitale) ai beneficiari in relazione alle loro necessità;
- c) in caso di beni mobili di particolare valore (opere d’arte, auto d’epoca, gioielli, orologi, etc.), consentirne l’uso temporaneo a beneficiari o a terzi (es. a un museo), mantenendo tuttavia l’unità della collezione, così preservando il valore della stessa nel corso del tempo.
Il ruolo del trustee nella gestione del patrimonio
In ognuno di questi casi esemplificativi il trustee, quale proprietario fiduciario, disporrà dei beni nell’esercizio della propria discrezionalità (vincolata al migliore perseguimento delle finalità del trust e dell’interesse dei beneficiari), prevenendo a monte contestazioni sull’impiego dei medesimi.
Ai beneficiari potrà anche essere data la facoltà di avanzare i propri desideri al trustee, ma in ultima istanza sarà quest’ultimo – ponderate con attenzione le previsioni dell’atto istitutivo e sentito, se previsto, il parere del Guardiano – ad assumere le scelte sull’impiego del fondo.
Trust e imprese di famiglia: come evitare stalli decisionali
Nel caso in cui nel fondo in trust vi siano partecipazioni societarie, il trustee – nella propria qualità di socio – eserciterà il diritto di voto in assemblea in maniera unitaria, eliminando a monte il rischio di conflitti o stalli decisionali.
Potrà così garantire alla società una governance qualificata e professionale (con la presenza o meno di membri familiari), impedendo la sovrapposizione tra interessi personali e interessi sociali, purtroppo diffusa in molte imprese di famiglia italiane, al contempo soddisfacendo le esigenze economico-reddituali dei beneficiari del trust (tipicamente, figli e/o nipoti del disponente) mediante la distribuzione del reddito (generato dalla distribuzione degli utili della società).
Il trust come strumento di governance nelle società familiari
In ambito societario, il trust può fungere da “sterilizzatore” dei conflitti e “stabilizzatore” degli assetti proprietari, non solo qualora detenga partecipazioni di controllo (o comunque idonee a determinare la governance della partecipata), ma anche quando allo stesso sia assegnata una quota che, per la sua entità e per la composizione del capitale, possa diventare “l’ago della bilancia” delle decisioni assembleari.
Si pensi al caso di una società pariteticamente partecipata da due fratelli, o due rami familiari: in tale scenario, l’attribuzione al trustee di una quota anche minimale sarebbe idonea – previa definizione di specifiche previsioni in sede di atto istitutivo, eventualmente corroborate dall’istituzione di un organo consultivo al quale lo stesso si possa rivolgere prima dell’esercizio del diritto di voto – a scongiurare il rischio di stalli decisionali, al fine del migliore perseguimento degli interessi sociali.
(Articolo tratto dal magazine n. 90 di maggio 2026 di We Wealth)

