Nuovo art bonus per trust, fondazioni e enti privati

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La proposta di legge sull’art bonus punta ad estendere il credito d’imposta del 65% anche ai beni culturali
di interesse pubblico posseduti da enti privati, trust e fondazioni. Restano esclusi collezionisti e raccolte
private

Indice

È in corso l’esame da parte della Commissione Finanze della Camera della proposta di legge n. 2374 che estende l’art bonus (DL n. 83/2014) a favore dei beni culturali di interesse pubblico posseduti da enti privati. Si tratta di una modifica che cambia in modo significativo, allargandola, la platea dei beneficiari degli interventi di recupero del patrimonio culturale italiano. Ad oggi l’art bonus è infatti limitato ai beni culturali di proprietà pubblica. La legge una volta approvata entrerà in vigore già dal 31 dicembre prossimo.

In cosa consiste l’art bonus oggi

L’art bonus, ossia l’agevolazione fiscale per le persone fisiche e gli enti non commerciali nonché per le società che consiste in un credito di imposta del 65% calcolato sull’erogazione liberale in denaro da questi effettuata per sostenere gli interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali e per il sostegno a istituti e luoghi della cultura, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione, con il limite rispettivamente del 15% del reddito imponibile per i primi o del 5 per mille dei ricavi annui per le imprese, ha conseguito nel tempo un crescente interesse pur essendo sin qui circoscritto ai beni culturali di proprietà pubblica detenuti da enti dello Stato e con una governance pubblica. La modifica di legge, sostenuta in modo trasversale da tutte le forze politiche, andrà a superare uno dei maggiori limiti riscontrati nella disciplina attuale.

Il nuovo art bonus

La proposta di legge mira a far rientrare nell’agevolazione gli enti del terzo settore privati, quali fondazioni o associazioni senza scopo di lucro, che abbiano tra le finalità statutarie la conservazione e la gestione di edifici, ville, parchi o giardini di particolare interesse artistico, archeologico o storico; gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti per gli interventi aventi ad oggetto chiese, monasteri e luoghi di culto di particolare interesse storico o artistico. Le biblioteche, gli archivi o i musei riconosciuti di rilevante interesse culturale; gli enti dotati di personalità giuridica di diritto pubblico o privato organizzatori di manifestazioni e festival culturali di particolare importanza nazionale o internazionale per l’organizzazione degli eventi con particolare attenzione al rapporto tra l’archeologia e l’arte contemporanea.

Poi, gli istituti culturali destinatari di contributi ai sensi della legge n. 534 del 1996 o di altre leggi speciali per lo svolgimento delle attività istituzionali previste dai rispettivi statuti; ancora gli istituti e luoghi della cultura pubblici o privati appartenenti al Sistema museale nazionale; ancora gli archivi e i musei d’impresa aderenti all’Associazione italiana archivi e musei d’impresa – Museimpresa, per lo svolgimento di attività culturali riconosciute di rilevante interesse pubblico.

La proposta di legge prevede per questi enti l’obbligo di adottare un sistema di contabilità separataper la gestione delle erogazioni liberali ricevute e di effettuare le comunicazioni periodiche al Ministero della cultura con indicazione della destinazione di tali somme. Rimangono invece esclusi dalla nuova norma, come oggi, i collezionisti privati e le loro raccolte di beni anche se di interesse culturale pubblico. In questi casi manca la garanzia della sistematica fruizione pubblica. Rientrano invece nella nuova platea dei beneficiari gli enti che possiedono le dimore storiche.

Allargare ulteriormente la platea dei beneficiari

Tra gli emendamenti già presentati al progetto di legge (una ventina) la maggior parte è tesa ad allargare ulteriormente la platea dei beneficiari includendo in modo specifico anche le erogazioni liberali fatte a favore dei trust residenti costituiti con finalità di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale per i quali sia intervenuta la dichiarazione di interesse culturale dei beni posseduti. Il primo firmatario della proposta di legge, Maurizio Lupi di Noi moderati, ha dichiarato che “ampliare l’art bonus anche ai soggetti privati è un passo avanti di una collaborazione tra pubblico e privato della valorizzazione di ciò che l’arte e la cultura sono nel nostro Paese.

Siamo ricchi di città piccole e grandi che hanno dei patrimoni immensi non solo posseduti dallo Stato o dal pubblico ma anche dai privati”, ha affermato Lupi. Il Fondo per l’ambiente italiano (FAI) con una memoria depositata alla Camera lo scorso febbraio ha valutato positivamente l’impianto e le finalità dell’iniziativa evidenziandone il contenuto impatto finanziario per lo Stato (quantificata in un milione di euro annui) grazie alla platea di beneficiari delimitata e agli stringenti requisiti di accesso. Le ricadute positive, ha sottolineato il FAI, appaiono particolarmente rilevanti per i borghi storici, i piccoli Comuni e le aree interne, nei quali il patrimonio culturale rappresenta spesso un fattore decisivo di coesione sociale e di sviluppo locale e dove, senza incentivi, è più difficile attrarre risorse economiche.

I dati

Secondo i dati diffusi dal MIC, l’Art Bonus dalla sua entrata in vigore nel 2014 fino all’aprile 2025 ha generato erogazioni dei privati a favore della tutela del patrimonio culturale italiano per oltre un miliardo di euro raccolti su tutto il territorio nazionale per la realizzazione di 7.500 interventi, coinvolgendo oltre 47.000 mecenati e più di 2.800 enti beneficiari. Il Comune di Spoleto è stato il vincitore della nona edizione del concorso Art bonus 2025 che ha premiato i progetti più votati nella categoria “Beni e luoghi della Cultura” per il “Restauro del Sipario Storico del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti” mentre l’Associazione A.M.A. Calabria di Lamezia Terme (CZ) ha conquistato la prima posizione nella categoria “Spettacolo dal vivo” per il progetto “Derby”.

Il premio Speciale Concorso Art Bonus 2025, invece, è stato assegnato alla Fondazione Teatro Regio di Parma. Il profilo dei mecenati che sostengono la cultura e beneficiano dell’agevolazione fiscale è il più variegato e include società commerciali, banche e casse di risparmio, privati cittadini, nomi illustri dell’imprenditoria, case della moda, associazioni, fondazioni bancarie e di impresa.

di Alessandro Montinari

Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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